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Roma

di Fabio Carosi

Dentro o fuori dalla crisi? Poi l'opportunità delle Olimpiadi e un'idea fissa: trasformare la Capitale nella città del turismo a 360 gradi. “L'arte va bene è un volano magnifico, ma non basta e nel futuro servirà sempre meno: senza un nuovo progetto avremo turisti che arrivano, stanno due giorni e poi se ne vanno”.
Giancarlo Cremonesi, presidente della Camera di Commercio di Roma ma anche leader di Confservizi, sceglie Affaritaliani.it per un'analisi del tessuto economico della città. Dei suoi problemi e delle possibilità di sviluppo.
Si parte subito con le Olimpiadi del 2024, una data lontana sulla quale pesa ancora la bocciatura del governo Monti: “La proposta, partita dall’Esecutivo e subito sostenuta dalle Istituzioni locali, di candidare Roma come città ospitante delle Olimpiadi del 2024  non solo ci trova d’accordo ma avrà, eventualmente, anche tutto il nostro sostegno. Le Olimpiadi rappresentano un’enorme opportunità non solo per la città di Roma e per le sue imprese, ma per tutto il Paese, in quanto costituiscono un potente volano di crescita economica, un’occasione unica per realizzare importanti opere infrastrutturali, modernizzare le esistenti e uno strumento di promozione della Capitale e dell’Italia in tutto il mondo, basti pensare al turismo”.
Ma il tema caldo è quello della crisi: “Siamo ancora nel tunnel ma per la prima volta si è modificata l'aspettativa nel senso che prevale la speranza. Ma i consumi sono ancora contratti, l'occupazione non aumenta e l'accesso al credito è sempre complesso. Se poi aggiungiamo che le banche chiedono sempre più il rientro dai fidi e gli enti pubblici sono sempre drammaticamente indietro nei pagamenti, ecco che non c'è un euro per gli investimenti”.

giancarlo cremonesi


Quindi Roma, la necessità di costruire una nuova economia secondo un progetto di ricostruzione del tessuto che ancora non c'é: “Il commercio è distrutto, l'edilizia è ferma. In questa città non c'è rimasto altro che il turismo. Solo un sano ripensamento dell'offerta può salvare la nostra economia”.
Il pensiero va subito al vecchio progetto del secondo polo, quello dell'intrattenimento e magari anche al terzo, il waterfront di Ostia caro alla Giunta che non c'è più. “No, non è un problema solo di “Poli”, qui occorre una nuova strategia che attiri nuovi clienti dai  Paesi ricchi, che responsabilizzi gli albergatori e dia certezze sui livelli di servizio e che  aumenti l'offerta che non può limitarsi solo al Vaticano e all'archeologia”.
L'analisi è spietata: “Il turismo russo è in forte crescita solo che vanno tutti in Romagna e a Roma ne arriva a malapena l'uno per cento. Se penso all'occasione che ci offre un Papa latinoamericano e al mondo che lo segue, poi... e poi c'è il problema della qualità dei servizi: penso ad una città con più possibilità, con alberghi che abbiamo un'offerta realmente competitiva e a una città dove per spostarti da una parte all'altra non devi fare il segno della croce. Agli albergatori dico: invece di piangere per la tassa di soggiorno – che si paga ovunque – chiedano al Comune di Roma dove finiscono i soldi. Quel denaro deve, de-ve essere restituito per migliorare i servizi al turismo e raddoppiare il tempo di permanenza in città”.
E poi l'offerta: “Sì l'arte, magari con aperture dei musei dedicate e maggiore flessibilità. Ma anche la notte: Roma ha un'offerta notturna avvilente. La movida è solo birra in strada. Dove sono finiti i grandi eventi internazionali, quelli che attirano turisti da tutta Europa, che offrono una notte indimenticabile? Se questa città vuole riemergere deve tornare a pensare “alla grande”. Diversamente sarà costretta a rincorrere”.

marino fori imperiali

Nella lunga lista di cose da fare, Cremonesi indica alcune priorità: “Riaprire le scuole professionali, garantire livelli di qualità degli hotel con un sistema di controlli per dare garanzie a chi soggiorno e cancellare l'odiosa campagna mediatica dei giornali stranieri che dipingono Roma come città cialtrona, e differenziare l'offerta ma non aprendo una Disneyland romana, non so se ne vale la pena. A parte che se una multinazionale decide di investire da noi dopo un po' fugge terrorizzata dal sistema di leggi e autorizzazioni e poi puntare sui nuovi flussi come il NordAmerica, il SudAamerica. Noi siamo stati in Canada e in Messico e abbiamo trovato grande entusiasmo per l'Italia e Roma. Bisogna proseguire su questa strada”.
Due parole anche sulla pedonalizzazione dei Fori: “Come Camera di Commercio abbiamo fatto la nostra parte, sfidando anche il dissenso. Credo che sia una scelta di sviluppo, una scelta che andava fatta anni fa”.
Infine, i rapporti col nuovo sindaco e la poltrona sotto attacco: “Il rapporto è lineare e si basa sul rispetto e la collaborazione tra le istituzioni. L'ho visto al lavoro e – non lo scriva – ho avuto come prima impressione quella di un uomo che studia e si prepara per bene. Quanto alla mia poltrona, il lavoro della camera di Commercio non dipende dal sindaco. Sono qua a fare il mio dovere”.

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