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Roma
Truffa delle mascherine, Ieffi in tribunale: “Ho agito per bene dell'Italia”

Truffa delle mascherine, l'imprenditore Antonello Ieffi si difende in tribunale: “Ho agito con lo spirito di fare del bene per il nostro Paese, abbiamo perso l’occasione di fare arrivare in Italia tre milioni di mascherine, che nel pieno dell’emergenza da coronavirus avrebbero fatto molto comodo. E invece sono stato pure arrestato e in questa operazione ci ho rimesso 480mila euro”.

Uno sfogo quello di Ieffi, finito in carcere il 9 aprile scorso per turbativa d’asta e inadempimento di contratti di pubbliche forniture nell’ambito di un’inchiesta della procura su un lotto di gara Consip da 15,8 milioni euro per l’acquisto e la fornitura di mascherine.

Rispondendo alle domande prima del pm e poi del suo difensore, Ieffi ha raccontato la sua verità sull'operazione, saltata all'ultimo momento, che prevedeva il trasferimento a Malpensa di un carico di tre milioni di mascherine, parcheggiato in un magazzino a due passi dall'aeroporto cinese di Guangzhou Baiyun. "Quel carico doveva partire il 16 marzo ma nel pomeriggio il Qatar decise di imporre il blocco del proprio spazio aereo. Un problema per noi, perché il nostro volo doveva passare proprio da lì. Così, per segnalare quanto stesse accadendo, decisi di scrivere una mail al ministro degli Esteri Luigi Di Maio, prendendola dal sito istituzionale. Ho visto Di Maio a un paio di eventi in quanto ero iscritto ai Cinque Stelle ma non l'ho mai conosciuto personalmente. La mattina successiva mi scrisse furibondo l'ad di Consip Cristiano Cannarsa che con tono fin troppo minaccioso mi chiese come mai mi fossi permesso di scrivere a Di Maio e poi mi disse di girargli al più presto tutti i contratti perché secondo lui questo affare non era serio". Dopo poche ore a Ieffi arrivò una diffida da parte della stessa Consip che lo escludeva dalla gara per una serie di irregolarità tributarie che la società dell'imprenditore non aveva sanato.

"Io a Cannarsa - ha riferito ancora Ieffi in udienza - girai tutta la documentazione e i miei contatti in Cina. Mi risulta che da parte di Consip non fu effettuata alcuna ispezione per verificare l'effettiva esistenza del carico di mascherine".

Dopo Ieffi è stata la volta di Angelo Borrelli, capo della Protezione civile, citato in aula come testimone per conto della difesa dell'imputato. "Lo scorso marzo - ha esordito Borrelli - avevamo un forte bisogno di mascherine, era una necessità impellente, ce ne servivano 50 milioni e ne avevamo solo 1,4 milioni. Il SSN non aveva fatto provviste e mi arrivavano ovunque richieste urgenti. La situazione era grave perché in tutto il mondo le mascherine non si trovavano più. Per questo mi rivolsi a Consip come soggetto attuatore chiedendo di interessare anche la Farnesina. Come Dipartimento della Protezione Civile ricevevamo molte proposte da privati, ma in alcuni casi siamo stati costretti ad annullare dei contratti che erano stati stipulati anche ore prima. Fra questi quello stipulato con Irene Pivetti che ci propose 2 milioni di mascherine ferme all'aeroporto russo di Rostov ma che poi rimasero bloccate lì per via della chiusura delle frontiere”.

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