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Il notaio conferma?
Testamento, ecco chi può impugnarlo e perché

di Ada Napolitano*

Il testamento è lo strumento attraverso il quale un soggetto può disporre dei propri beni per il tempo in cui avrà cessato di vivere. Il nostro ordinamento prevede tre tipi di testamento, quello pubblico redatto per atto di Notaio, quello olografo molto diffuso nella prassi scritto dal testatore e quello segreto che si può collocare a metà strada tra i primi due. Tralasciando le ipotesi di invalidità e di inefficacia del testamento pubblico, si preferisce approfondire le ipotesi di invalidità del testamento olografo proprio per la sua particolare diffusione.

A tutela della volontà del testatore il legislatore prevede in materia testamentaria un rigido formalismo, in 12sintesi, si richiede il rispetto di tutta una serie di requisiti di carattere formale e sostanziale in mancanza dei quali il testamento è nullo, annullabile o perfino inesistente. Ipotesi tipica di testamento inesistente è quello orale, mentre le ipotesi di nullità o annullabilità sono specificamente previste dal codice civile.

Per quanto concerne in particolare il testamento olografo, è necessario che sia scritto di proprio pugno dal testatore (autografia) e che lo stesso provveda a sottoscriverlo. In mancanza di questi due requisiti il testamento è nullo e non è in grado di produrre alcun effetto. Quanto ai vizi di carattere sostanziale che, a seconda dei casi, danno luogo a nullità o ad annullabilità esempi tipici ne sono le disposizioni aventi carattere illecito o contrario a norme di legge oppure ipotesi di incapacità soggettiva di colui che dispone per testamento. Inoltre, è bene precisare che il testamento può essere impugnato  quando lede i diritti dei legittimari, soggetti ai quali la legge attribuisce comunque una quota di eredità. Legittimari sono il coniuge, i discendenti e gli ascendenti.

Questi soggetti, a cui la legge attribuisce una quota del patrimonio che varia a seconda del numero e se siano coniuge o figli o ascendenti nonché se concorrano tra di loro, possono chiedere la  "riduzione" delle disposizioni che ledano i loro diritti attraverso un'azione giudiziaria che prende il nome di azione di riduzione e che può essere esercitata nel termine di dieci anni che decorrono, secondo la più recente giurisprudenza, dall'accettazione dell'eredità, momento nel quale la "lesione" diventa attuale e concreta. Tale azione è volta a rendere inefficaci nei confronti del legittimario che la esercita le disposizioni testamentarie lesive dei suoi diritti; affinché il legittimario possa, inoltre, ottenere la restituzione dei beni  dovrà esercitare un'ulteriore azione che si chiama di restituzione.

*Notaio di Monte San Pietro (Bo)

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