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Il notaio conferma?

Gentili lettori,
vista la grande quantità di quesiti inviati alla rubrica “il notaio conferma?”, vi segnaliamo che i notai potranno rispondere solo alle questioni di interesse generale formulate in un testo che non superi le 800 battute in modo da consentire a tutti, tramite la lettura della rubrica, di trovare un primo orientamento ai propri dubbi.
Per approfondire specifiche questioni personali vi suggeriamo  di rivolgervi direttamente agli sportelli di consulenza gratuita - a cura dei consigli notarili locali – attivi in quasi tutti i comuni italiani. Per informazioni e indirizzi:
http://www.notariato.it/it/notariato/chi-siamo/consiglio-nazionale-notariato/sportelli-cittadino.html

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QUESITO
Ho 52 anni e non ho figli, ma convivo con il mio compagno da 20 anni. Lui ha una figlia avuto da una precedente relazione. Abbiamo acquistato un appartamento intestandolo al 50% e per tutelarci abbiamo fatto un testamento olografo depositato presso un avvocato in cui abbiamo scritto che la casa, in caso di morte di uno, spetta al compagno/compagna. Visto che sono in cassa integrazione sono tormentata dall'ansia che un giorno suo figlio possa impugnare tale testamento e ritrovarmi senza la sicurezza della mia casa. Come posso fare per tranquillizzarmi?

RISPOSTA
Innanzi tutto, per scrupolo, raccomandiamo di verificare che ciascuno di voi abbia redatto un separato testamento, scritto, datato e firmato di proprio pugno. Un unico documento firmato da entrambi, infatti, sarebbe irrimediabilmente nullo.
Ciò detto, se viene a mancare il suo compagno, il figlio potrà far valere i propri diritti di legittima, pari a metà del patrimonio del padre. Se il patrimonio è costituto solo dalla quota del 50% dell'appartamento, il figlio potrebbe ottenere il 25%.
Ci rendiamo conto che il consiglio potrebbe non essere gradito, ma se lei e il suo compagno vi sposaste, la quota di legittima del figlio scenderebbe a un terzo del patrimonio del padre e anche lei acquisirebbe il diritto alla legittima. Quindi, sempre nell'ipotesi in cui il patrimonio del compagno fosse costituto solo dalla quota del 50% dell'appartamento, il figlio, impugnando il testamento, potrebbe ottenere il 16,66%.

QUESITO
Sono divorziato e dal primo matrimonio ho avuto un figlio oggi maggiorenne, adesso mi sto accingendo a contrarre matrimonio civile in Italia con la mia attuale compagna che è una cittadina messicana dalla quale ho avuto un bambino.
La mia compagna mi ha messo di fronte ad una dubbio in quanto mi ha chiesto se mio figlio, col quale ha un ottimo rapporto, avesse diritto a qualche cosa delle sue proprietà in Messico in caso di sua dipartita dopo il matrimonio. Lei asserisce, e non ho motivo di dubitarne, che non vuole che la mia ex moglie usufruisca dei suoi beni in Messico anche se indirettamente.

RISPOSTA
Se la moglie messicana venisse a mancare e lei ereditasse una quota, effettivamente il figlio potrebbe in seguito ereditare da lei. Come rimedio preventivo la moglie messicana potrebbe redigere un testamento, con il quale lascia solo alla vostra bambina i beni in Messico. Starebbe poi a lei, padre della bambina, non impugnare il testamento contro la figlia, anche se risultasse lesivo della legittima.

QUESITO
L’unico figlio di mia sorella, ora maggiorenne, vive e ha sempre vissuto con i miei genitori, cresciuto e spesato da loro con il mio aiuto.
I miei genitori vorrebbero intestare nel testamento tutto a me, ma al di là dell'impugnazione della vendita e/o donazione, quale sia, per lesione della legittima mi sembrava giusto che mio nipote avesse una quota di quel patrimonio visto che da sua madre non ha mai ricevuto niente. Se i miei genitori istituissero in capo alla quota di mia sorella un usufrutto in favore di mio nipote? Sarebbe possibile? Altrimenti ci sono altre soluzioni?

RISPOSTA
Partiamo dal presupposto che un testamento lesivo della legittima non è nullo, ma solo impugnabile, e che l'impugnazione comporta la necessità di rivolgersi a un avvocato e di anticipare delle spese. Con questa premessa, potrebbe avere senso che i genitori redigessero testamenti con i quali la quota spettante alla sorella viene invece lasciata al nipote, eventualmente con usufrutto alla madre. Probabilmente la madre non impugnerebbe il testamento contro il figlio e si limiterebbe a percepire i frutti dei beni, senza però poter disporre della proprietà.

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