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Action woman
Una Action Woman osa. Non solo perché agisce

Una Action Woman osa. Non solo perché agisce, perché si mette in gioco (action), ma perché utilizza la Tecnica O.S.A, acronimo di Obiettivo, Strategia, Azione. Prima di agire occorre avere un chiaro obiettivo e una strategia per raggiungere l’obiettivo prefissato attraverso l’azione, ovvero l’applicazione pratica della strategia. Il mancato raggiungimento dei risultati sperati è dovuto esclusivamente o alla mancata definizione chiara di un obiettivo, o a una strategia poco efficace, oppure a una mancanza di azione. Spesso la mancanza di azione è dovuta all’effettiva mancanza di chiarezza dell’obiettivo. Non sapere cosa si desidera, oppure non avere chiaramente in mente cosa si vuole, porta a una confusa, e in certi casi assente, strategia da adottare per raggiungere l’obiettivo prefissato. E una mancanza di strategia porta ad un disorientamento e poi a uno scoraggiamento e quindi alla mancanza di motivazione nell’intraprendere le azioni necessarie per raggiungere ciò che si vuole. E questo è vero soprattutto in caso di obiettivo complessi che richiedono strategie complesse. 

Facciamo un esempio pratico. Supponiamo di essere in auto in una città che non conosciamo, nella parte sud e di dovere raggiungere un ristorante di cui abbiamo sentito parlare bene e che si trova in una località nella parte nord. Ci affidiamo alle indicazioni stradali ma non conoscendo bene la città dopo un po’ ci perdiamo. Inizia a salire una certa tensione, nasce un certo disagio che porta a una crescente demotivazione. A quel punto può essere che dopo un paio di tentativi si rinunci a raggiungere il locale optando per il primo ristorante carino che incontriamo per strada. E questo a causa della mancanza di una strategia valida (un navigatore oppure l’individuazione su una mappa del percorso da compiere). E siamo in presenza di un obiettivo semplice. Se l’obiettivo è complesso in mancanza di una strategia lo scoraggiamento arriva ancora prima di iniziare qualsiasi azione. Per esempio supponiamo di avere visto un documentario e di volere andare in Tibet. Iniziamo ad informarci e scopriamo che dobbiamo avere un visto per entrare, che deve essere rilasciato dalla autorità cinesi. Per avere il visto occorre avere un passaporto in regola, ma che dobbiamo rinnovare. Poi occorre avere una documentazione che ci deve rilasciare un certo ufficio che poi dobbiamo portare all’ambasciata cinese che a sua volta vaglierà la richiesta e darà una risposta entro un certo tempo, senza però assicurare esito positivo. Nel frattempo scopriamo che dobbiamo prendere due aerei perché non c’è un volo diretto. Sul posto occorre prendere un treno ma che non è possibile prenotare via internet; questo parte per la capitale del Tibet una volta ogni 3 giorni e spesso è pienissimo. Leggiamo delle recensioni di chi ci è stato, che il viaggio è massacrante e che ha atteso una settimana prima di trovare un treno valido. Ebbene, a questo punto è molto probabile che cambiamo idea e decidiamo di andare da un'altra parte in vacanza, sopraffatti da una mole di problemi che ci scoraggiano. Un obiettivo complesso richiede una strategia complessa e ciò è scoraggiante perché facciamo fatica a creare strategia complesse. Se non siamo obbligati, se possiamo evitare, preferiamo una via semplice. Ma le strategie complesse sono fatte di una serie di sotto-strategie semplici. Se scomponiamo una strategie complessa in sotto-strategie semplici e affrontiamo le difficoltà di ogni sotto-strategia singolarmente, tutto sarà più semplice. Se facciamo un passo alla volta e ci concentriamo su ogni singolo passo, raggiungere l’obiettivo diventerà molto più semplice. Il segreto è scomporre un obiettivo complesso in tanti sotto obiettivi più semplici. Questo vale per ogni cambiamento che vogliamo introdurre nella nostra vita. Più il cambiamento è complesso e più ci crea disagio affrontarlo. Ma se noi abbiamo ben chiaro l’obiettivo del cambiamento e una chiara strategia per raggiungerlo, basta scomporre l’obiettivo finale in tanti sotto obiettivi e concentrarsi ogni volta su ognuno di questi.

Per esempio se decidiamo di dimagrire di 10 chili e lo vogliamo fare tutto insieme è probabile che dopo le prime tre volte che andiamo a correre o in palestra e la bilancia segna solo tre etti perduti, lo scoraggiamento ci pervade e molliamo. Ma se noi ci poniamo 20 sotto obiettivi da mezzo chilo, magari da raggiungere ognuno ogni settimana, dovremmo dimagrire “solo” di mezzo chilo a settimana per venti settimane. Appare molto diverso rispetto al proposito di perdere 10 kg di peso. Eppure mezzo kg in 20 settimane sono esattamente 10 kg. E se dopo la prima settimana abbiamo perso 4 etti, non è un problema abbiamo quasi raggiunto il primo obiettivo. Se ne abbiamo persi 6 ci gasiamo, perché abbiamo fatto meglio.

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Scrivimi mail: lorenzo@lorenzomasini.it

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