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di Mariella Colonna

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Gli Usa provano a stabilizzare la Libia, sostenendo il generale Haftar

di Mariella Colonna

Khalifa Haftar, scampato qualche ora fa ad un attentato suicida con autobomba costato la vita a tre persone, è il padre dell'operazione 'Dignità della Libia' che da indipendente sta conducendo contro 'l'estremismo e il terrorismo'. Le voci più ricorrenti lo definiscono 'l'uomo degli americani', o meglio della Cia in Libia. Lo racconta Rami al'Ubaydi, nipote del generale 'Abd al-Fattah Yunis (comandante dei ribelli) assassinato tre anni fa quando era a capo dell'apparato d'informazione del Cnt, il comitato costituitosi dopo l'inizio della rivoluzione. Rami ricorda che Haftar, negli anni Ottanta riuscì ad abbandonare il Ciad (era a capo dell'esercito di Gheddafi) grazie all'intelligence americana.

Che Haftar sia filoamericano sembra trovare conferma anche nella proposta avanzata nel settembre 2012 dal generale americano Carter Ham, allora comandante di Africom, che lanciò l'idea di far addestrare i militari libici dalle Forze speciali Usa coordinate del generale Haftar. Le dicerie aumentano quando nel 2011 la sua nomina a capo di Stato maggiore dell'esercito libico è sostenuta dai militari del 'vecchio' esercito di Gheddafi, e osteggiata dai ribelli molto probabilmente perchè Haftar incomincia a dire che nel Paese esistono gruppi estremisti che rappresentano una minaccia. Questa dichiarazione per poco non gli è costata la vita l'8 dicembre del 2011. Un mese dopo, il presidente del Cnt, Mustafa Abd al-Jalil, lo isola e nomina a capo dello Stato maggiore il generale Yusuf al-Manqush.

La sua deposizione diventa il pretesto per pianificare il ritorno sulla scena politica. Chiede di riabilitare ufficiali e soldati appartenuti alle Forze armate di Gheddafi in nome della loro esperienza. Sfugge ad un altro attentato, a Bengasi, e un anno dopo, approfittando dell'evidente malcontento della popolazione, dell'insicurezza dilagante, degli attentati e della debolezza militare, diffonde un piano di emergenza per salvare la Libia e manda a casa parlamento e governo. L'allora premier, Ali Zeidan, lo definisce  'un patetico e mal riuscito tentativo di golpe'. Lo stesso Zeidan, oggi - dall'esilio - sostiene la sua campagna militare.

La presa di posizione di Haftar è stata senza dubbio tempestiva ed efficace. Ha saputo interpretare il mood anti-fratellanza e anti-estremisti. Ed ora ha dalla sua parte il sostegno del Consiglio di Barqa, il movimento federalista della Cirenaica guidato da Ibrahim al-Jadran che continua a bloccare alcuni tra i principali porti petroliferi del paese. E secondo alcune fonti, ha unito alle sue forze uomini delle tribù Al-'Ubaydat, Al-Bara'isa, Al-'Awaqir e Al-'Arfa.

Il successo della rimonta di Haftar sta nel suo sèguito. Nel desiderio di rivalsa di questi militari che dopo la rivoluzione sono stati definiti da una parte 'residui' del vecchio regime e dall'altra sono stati facile bersaglio degli estremisti islamici che ne hanno eliminati a diecine. L'operazione 'Dignità della Libia' si sta concentrando su Bengasi e Derna, presidi jihadisti, che con ogni probabilità procurerà qualche problema di approvvigionamento petrolifero ai Paesi del Mediterraneo. Preoccupa l'insorgenza di altri gruppi eversivi che si stanno affacciando sulla scena libica, entrambi della Cirenaica, 'Jund Allah' (L'esercito di Allah) che ha minacciato di eliminare fisicamente attivisti, giornalisti, intellettuali e funzionari della sicurezza, accusandoli di apostasia. Ed il 'Consiglio della shura dei giovani musulmani' che ha preso il controllo della sede del Consiglio locale di Derna per trasformarla in un tribunale della sharia, la legge islamica. Si teme che proprio in quella zona abbiano riparato esponenti di organizzazioni jihadiste come l'algerino Mokhtar Belmokhtar e il tunisino Abu 'Ayyad, leader di Ansar al-Sharia in Tunisia, ricercato nel suo Paese.

Sono in stato di allerta Algeria, Tunisia ed Egitto. Quarantamila militari proteggono i  confini algerini con la Libia perché si temono violenze e guerriglie che richiamino mujaheddin da ogni fronte.  E la Libia rischia di trasformarsi in un grande centro di raccolta anti Haftar. I fatti di oggi non lo smentiscono.

I piani segreti di Khalifa Haftar - da Lookout News

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