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di Mariella Colonna

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Immigrazione, vademecum in salsa australiana per Renzi

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L’Australia ha azzerato gli sbarchi degli immigrati clandestini ricorrendo ad un diritto sacrosanto: il rispetto della sovranità delle frontiere. L’azione è iniziata nel 2013 con il governo conservatore di Tony Abbott che ha messo in campo una politica opposta a quella italiana di ‘Mare Nostrum’. Si tratta di intercettare le imbarcazioni e riportarle indietro nelle acque territoriali dei Paesi di provenienza con l’esito di aver riportato a zero gli sbarchi durante il 2014.

L’operazione - denominata proprio ‘Sovranità delle Frontiere’ - in 12 mesi ha completamente fermato i flussi dei migranti, che - durante la precedente amministrazione laburista - erano quotidiani con centinaia di donne, uomini e bambini che si avventuravano per mare con notevoli perdite di vite umane. Il ministro per l’immigrazione Scott Morrison - riferisce ‘The West Australian’ – è convinto che la drastica riduzione delle imbarcazioni è direttamente proporzionale al numero dei morti. Perciò la protezione delle frontiere, oltre ad aver ridotto drasticamente gli affari degli scafisti, ha salvato molte vite umane. Ma come funziona l’operazione ‘Sovranità delle Frontiere’?

Le navi della marina militare australiana in base a precise disposizioni di legge sono autorizzate a respingere i barconi nelle acque territoriali indonesiane oppure a condurle in alcune isole dell’Oceano Pacifico come l’isola di Manus, nella vicina Papua Nuova Guinea, e quella di Nauru, che in base agli accordi bilaterali, si fanno carico dei cosiddetti ‘boat people’. Giunti in queste isole, i migranti devono attendere le decisioni delle autorità australiane che possono concedere lo status di rifugiati, permettendo loro di insediarsi negli Stati-arcipelago oppure decidere di rimpatriarli. È evidente che la linea dura sull’immigrazione del conservatore Abbott si è rivelata vincente per il suo Paese, ma gli è costata l’accusa di violazione dei diritti umani da parte dell’Onu. Inoltre, sta lavorando ad una politica dell’accoglienza con la Cambogia.

E ciò che lo incoraggia è che la maggioranza degli australiani concorda con la sua linea di governo. Per tornare ai problemi di casa nostra. Perché l’Italia non si ispira a questo modello? Perché il nostro Paese non rende compatte le nostre frontiere che invece sono estremamente liquide? Perché il governo che ci amministra non si mette a tavolino con il Vaticano per trovare punti d’incontro nella politica dell’ospitalità? Cosa ostacola una politica europea dell’accoglienza?

segreteria@mariellacolonna.com

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