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di Mariella Colonna

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In Cina come negli States, Papa Bergoglio è protagonista

di Mariella Colonna

Grazie alla sua semplice e disarmante dialettica e al suo messaggio egalitario papa Francesco – dopo un anno di pontificato -  è divenuto un protagonista mondiale del dibattito politico.  Negli States, in Cina, dovunque nel mondo, tutti pensano che non era mai successo che un pontefice sparigliasse così le carte.

Negli Usa, papa Francesco è considerato al pari di una star dal 70percento degli americani. La rivista rock Rolling Stone ha titolato il numero di gennaio ‘The time are a-changin’ proprio per sottolineare l’aria di cambiamento che si respira all’interno del Vaticano in un periodo storico di grande imbarazzo per i noti temi etico-sessuali. E non solo. Persino The Advocate, la principale rivista omosessuale statunitense, ha ammesso il carattere dirompente della politica del successore di Pietro che - tra le tante cose dette - si è rifiutato di condannare l’omosessualità. Nessun’altro lo aveva mai fatto.

Gli argomenti di più stringente attualità – per Bergoglio - sono le questioni sociali ed economiche condivise durante la recente visita di Obama in Italia, il quale ha sottolineato l’impegno per la lotta contro la povertà e la diseguaglianza sociale. E non è un caso che anche il mormone Harry Reid ha invitato i colleghi a seguire l’esempio di Bergoglio per dedicarsi alla lotta contro le differenze sociali dichiarando ‘abbiamo dalla nostra parte un alleato potente come Francesco’, riporta Dario Fabbri su Limes di febbraio 2014.

Ancora più stravagante è stata la reazione dei social cinesi. Dopo la nomina di Francesco, Weibo, il twitter cinese, così scriveva sul metodo di elezione dei capi del Vaticano e del Paese del Sol Levante: ‘quando la fumata bianca esce dal comignolo della Cappella Sistina, un papa è eletto. Quando la fumata verde esce dal sepolcro degli antenati, un leader è eletto (il commento cinese si riferisce al detto cinese ‘zufen mao qing yan: si alza il fumo verde dal cimitero degli antenati)’.

Durante questo primo anno di papato, i media cinesi si sono mostrati incuriositi da Francesco.  Di lui apprezzano il linguaggio semplice e diretto e la sua vicinanza ‘alla gente normale ed ai poveri’ (LaStampa-Vatican Insider 18/11/13) soprattutto dopo la recente dichiarazione: ‘L'amore per i poveri è una bandiera del Vangelo (…) Per questo io credo che i poveri sono al centro dell'annuncio di Gesù. Basta leggerlo’.

Numerosi i punti di contatto tra la Cina e Bergoglio: è nato in Argentina, paese povero e non coloniale, che ridimensiona la convinzione storica della Rpc secondo cui la Chiesa è uno strumento dell’imperialismo occidentale. È gesuita proprio come i due missionari, Francesco Saverio (1506/52) e Matteo Ricci (1552/1610), noti e apprezzati in quel Paese. Saverio, con il quale il papa condivide il nome, è stato il primo missionario gesuita spintosi fin lì per evangelizzare l’Asia. Mentre Ricci è stato il primo straniero ad entrare nella Città Proibita (dimora dell’imperatore) ed il primo missionario ad essere lì sepolto. Ricci, durante la sua opera di  cristianizzazione, capì che la cultura cinese era troppo radicata per essere sostituita da quella occidentale e l’unico modo di catechizzare quella gente era di far coesistere i due mondi. Bergoglio – si pensa – abbia preso da Ricci la definizione ‘vengo dalla fine del mondo’ perché in un suo scritto, il missionario, riporta: ‘io mi trovo in questa fine del mondo nel quale l’obbedienza mi ha bottato (gettato)’.

Un altro elemento in comune è il tema della corruzione tanto criticata da papa Francesco. Anche il presidente Xi Jinping sta lottando per il ripristino della legalità e l’avvicinamento dei cittadini alla vita di partito per ripulirlo da ‘formalismi, burocrazia, edonismo e stravaganza’ (Xi Urges further - Mass Line Efforts – Xinbua 20/1/14).  La sua attenzione è rivolta soprattutto alla condanna del ‘culto del danaro’ che ha regalato al Paese la crescita economica al costo del dilagante materialismo e declino morale della popolazione.  Yu Zhengsheng, membro del Comitato centrale  del Pc, ha definito le religioni ‘forze positive’ come a sottolineare che il crescente bisogno della Cina di affidarsi alla fede – molto probabilmente - può facilitare l’opera di evangelizzazione cattolica.

E per finire. La politica estera vaticana esercitata dal neocardinale Pietro Parolin dal 2002 al 2009 è da ritenere - senza dubbio - un elemento positivo nell’àmbito del riavvicinamento tra Vaticano e Rpc. Parolin, attualmente è segretario di Stato della Santa Sede, durante la sua passata negoziazione ha registrato qualche passo in avanti nei rapporti tra i due Stati soprattutto quando Pechino - nel 2005 - si è mostrata disposta ad accettare un rappresentante della Chiesa vaticana sul suolo cinese a patto che non fosse un nunzio apostolico con pieni poteri. Il negoziato non si concluse perché Parolin fu inviato in Venezuela. Resta il fatto che  il suo lavoro è servito a riconsiderare in maniera concreta i rapporti tra le due Chiese, tant’è che nell’ultimo periodo si sono intensificati in maniera diretta. Non senza compromessi. Per esempio, si sta valutando di trasferire il nunzio apostolico da Taipei a Pechino lasciando alla chiesa cinese un certa indipendenza perché essa non accetterà mai che il Vaticano controlli completamente l’ordinazione dei vescovi nella Repubblica mandarina. La canonizzazione di Li Madou, nome cinese di Matteo Ricci, il missionario gesuita, potrà rivelarsi la carta vincente per pieno ripristino del dialogo con Pechino.


 

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