E l’antropologo della mente?

a cura di Alessandro Bertirotti

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E l’antropologo della mente?

Quante volte abbiamo pronunciato questa frase e in quante circostanze? E ancora molti possono essere i motivi che continuano a convincerci che sia una frase da ripetere, senza tenere conto che nella nostra mente questo atteggiamento ha dei risultati devastanti, specialmente per la nostra generale visione del mondo.

Ogni individuo compie le proprie azioni quotidiane, così come quelle relative alla professione che svolge, perché esse possiedono un significato, un senso, non per se stesse, ma in quanto si inseriscono in un piano generale più ampio e futuribile che la mente realizza sotto forma di immaginazione.

Se io dovessi scrivere per il piacere esclusivo di scrivere, senza pensare che questo mio atto possa inserirsi in un piano immaginato e personale per cui altre persone verranno in contatto con quello che scrivo, il mio lavoro sarebbe un semplice "pro memoria" personale. Il suo compito finirebbe nel momento stesso in cui avessi l'occasione, trovandomi ad attendere un treno in qualche stazione del mondo, di rileggere quello che non devo dimenticare. E posso scrivere cose di qualsiasi genere, dalla lista della spesa alle riflessioni sui massimi sistemi, anche se nel secondo caso interviene nella mia mente unpensare diverso e più complesso rispetto al primo.

Scrivere di massimi sistemi coinvolge la persona nella propria interiorità, nella parte più nascosta di se stessi e bisogna avere il coraggio di farlo, sapendo che una volta scritto il nostro pensiero, questo diventerà del mondo, dei lettori e non mi apparterrà mai più.

Accade la stessa cosa quando si hanno dei figli che, crescendo, lasciano la casa dei genitori per addentrarsi nel mondo che cominciano a conoscere e in quello che, nella loro immaginazione positiva, sperano possa diventare.

Noterete quindi che in base a quello che scrivo, ossia in riferimento ai contenuti della mia mente, il significato dello scrivere assume connotazioni diverse, che vanno dall'esecuzione di un compito (la lista della spesa) al pensiero immaginativo con il quale metto a disposizione degli altri il mio mondo interiore, le mie aspettative, i miei desideri e progetti.

Le nostre idee sul futuro fanno parte, per loro natura e necessità, di un'ampia visione del mondo così come crediamo esso sia e così come vorremmo che diventasse, e la nostrapresenza nella quotidianità acquista senso solo se la nostra routine è giustificata da una visione più ampia che la sappia accogliere.

Affermare: "Ma chi me lo fa fare", sia sotto forma di domanda che di esclamazione, significa denunciare a se stessi una mente senza futuro, senza speranza e senza possibilità di salvezza, anche se pronuncio la frase riferendomi a piccoli problemi e possibili soluzioni.

Colui che pronunzia questa frase è distrutto dalla sfiducia che prova per gli altri esseri umani, dalle istituzioni che non rappresentano e dal mondo che considera solo un insieme di egoismi senza possibilità di miglioramento. Ma se questo fosse vero, nessuno di noi avrebbe il diritto e il dovere di stare al mondo, perché ognuno di noi, in base alleproprie forze, contribuisce a creare il sogno di tutti, il miglioramento esistenziale di ogni essere vivente su questa terra, sia vicino che lontano dai propri occhi.

Pronunciare questa frase è come ricordare alla mente che le proprie azioni non solo non possiedono alcun significato, ma sono persino inutili nelle conseguenze. Una mente di questo tipo è praticamente morta e ricordiamoci che qualsiasi forma di potere al mondo mira quasi esclusivamente a farci dire questa frase, sino al punto di indurre in noi un senso di abbandono in un mondo senza prospettiva.

E questo lo scrivo per gli individui di tutte le età ed i generi, nessuno escluso...

L'AUTORE - Alessandro Bertirotti è nato nel 1964. Si è diplomato in pianoforte presso il Conservatorio Statale di Musica di Pescara e laureato in Pedagogia presso l'Università degli Studi di Firenze. È docente di Psicologia Generale presso la Facoltà di Architettura dell'Università degli Studi di Genova e Psicologia del rischio presso la Facoltà di Ingegneria di Palermo. Il suo sito è www.alessandrobertirotti.it

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