E l’antropologo della mente?

a cura di Alessandro Bertirotti

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E l’antropologo della mente?

Sapevamo già, grazie agli studi e allo splendido testo di Louanne Brinzedine del 2009, Il cervello dei maschi, pubblicato dalla Rizzoli e diventato già un long seller, che i maschi della nostra specie sono più aggressivi e dunque anche più propensi al rischio.

La motivazione di questo comportamento, l'aggressività, è da ricercarsi in milioni di anni di evoluzione, grazie ai quali si sono acquisite tecniche ed abilità adatte alla sopravvivenza, tanto in ambienti accoglienti quanto in situazioni ostili.

È ovvio che il procurarsi il cibo con la caccia, sia una situazione nella quale l'aggressività risulti essere fondamentale, sia come atteggiamento mentale che come prassi comportamentale. Se, in una situazione di caccia, non mi sento nelle condizioni di poter combattere per raggiungere e uccidere la preda e dunque sfamare i miei cuccioli, allontano dai miei pensieri qualsiasi atteggiamento mentale legato al rischio. Al contrario, se la motivazione alla cura della prole è del tutto normale, il mio atteggiamento mentale, in quanto maschio, seguirà quella serie di convinzioni ed idee che mi pongono nella condizione di rischiare la pelle pur di raggiungere l'obiettivo.

Questo atteggiamento verso il rischio, anche in situazioni remotivanti, ossia seduttive, risulta essere evolutivamente prodotto, secondo uno studio apparso su Journal of Risk Research. Le femmine umane risultano essere invece più prudenti e questo, anche loro, per motivi sempre evolutivi e perché legate alla cura ravvicinata della prole. In effetti, ancora oggi possiamo osservare come l'atteggiamento di cura delle femmine umane nei confronti dei figli sia di tipo ravvicinato, ossia legato alla necessità che le madri hanno di essere spazialmente (dunque territorialmente) vicine ai figli. In caso di necessità, sarebbero a pochi passi di distanza e in grado di prestare aiuto in tempi brevi. Il padre, invece, esercita la propria protezione con atteggiamenti spaziali che potremo definire distali, ossia osservando il figlio a distanza, pur rimanendo sempre pronto ad intervenire. In questo modo, educa i figli (con una propensione verso i maschi, rispetto alle femmine che protegge a distanza più ravvicinata) a trovare il modo di "cavarsela da soli", proprio perché questo atteggiamento è evolutivamente più vincente, più adattativo.

Lo studio dimostra che questo atteggiamento verso il rischio è presente anche quando l'uomo corteggia una donna, perché è disposto, per la conquista, a correre rischi maggiori rispetto alla donna stessa.

I ricercatori dovevano però capire se questa eredità fosse davvero il frutto di una selezione evolutiva. Ecco perché hanno studiato il comportamento di alcuni uomini e donne in tre diverse situazioni, seppure sempre in presenza di un coinvolgimento romantico (come, per esempio, avere la possibilità di un rapporto sessuale). I ricercatori hanno così scoperto che la propensione ad assumersi il rischio di rapporti non protetti, gioco d'azzardo e guida spericolata, è maggiore nei maschi rispetto alle donne, che non vengono meno al loro atteggiamento di prudenza, rifiutandosi di correre rischi, sia pure in presenza della prospettiva sessuale.

In conclusione, possiamo affermare, assieme Tobias Greitemeyer, Andreas Kastenmüller e Peter Fischer, rispettivamente del Department of Psychology dellaUniversity of Innsbruck, della John Moores University of Liverpool e della University of Regensburg, che questi atteggiamenti verso il rischio sono stati importanti e funzionali nel corso dell'evoluzione umana, ma che, reiterati troppo a lungo nel tempo anche in situazioni non adatte, possono portare a conseguenze decisamente dannose per l'umanità intera.

L'AUTORE - Alessandro Bertirotti è nato nel 1964. Si è diplomato in pianoforte presso il Conservatorio Statale di Musica di Pescara e laureato in Pedagogia presso l'Università degli Studi di Firenze. È docente di Psicologia Generale presso la Facoltà di Architettura dell'Università degli Studi di Genova e Visiting Professor di Antropologia della mente presso la Scuola di specializzazione in Anestesia, Rianimazione e Terapia Intensiva, dell'Università Campus Bio-Medico di Roma. Il suo sito è www.bertirotti.com

 

Tags:
uominicervello umano
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