Chiesa Digitale

di Massimiliano Chiesa

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Chiesa Digitale

di Massimiliano Chiesa

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L'autore/ Massimiliano Chiesa viene folgorato sulla via del web in tempi non sospetti. La bolla non era ancora nell'aria e la rete era cosa per pochi intimi. Il terreno ideale per giocare con la creatività. Nel tempo il gioco si è fatto serio. Oggi dirige Dodicitrenta, un digital creative studio con sedi a Milano e Roma e si diverte in giro per la rete come I Love Clients.

Sono appena tornato da Amsterdam dove ho visto cosa ne sarà del retail prossimo venturo. L’ISE, Integrated System Europe, è infatti la maggior fiera tecnologica dedicata in massima parte al Digital Signage.

Probabilmente la cosa di cui più sentirete parlare nel futuro immediato. Trattasi, in parole estremamente povere, di piazzare schermi di qualsiasi taglia e foggia nei punti vendita, in spazi aperti al pubblico, all’interno di edifici.
Già, perché dopo aver inseguito per anni il mondo consumer e aver saturato le nostre case di schermi sempre più piatti e altre diavolerie assortite, i produttori hanno definitivamente scoperto la nuova terra promessa: le aziende e i loro punti vendita.
A dimostrare la crescita del settore, l’ISE 2013 è la più grande di sempre, una tecnologica cornucopia imbandita sugli oltre 32.000 metri quadri del RAI, la struttura fieristica di Amsterdam.

La continua pioggerella olandese e l’ubiquità del contenuto mi hanno catapultato per qualche giorno direttamente sul set di Blade Runner.
Ancora un po’ stordito dagli effetti speciali, e di conseguenza probabilmente poco lucido, provo a riassumere quelle che mi sono parse le tendenze in atto.

1. Think vertical. Il tradizionale schermo orizzontale è roba vecchia. La stragrande maggioranza dei monitor che ho visto erano appesi in verticale. Il perché è estremamente banale. La teconologia ha incontrato la moda o, se volete, la moda si è accorta che esiste la tecnologia. Ed è molto più semplice girare uno schermo che far rotolare modelle sdraiate in passerella.
2. La vista. Il full hd è cibo per vermi. La nuova meraviglia è il 4k. Tenete a mente questa sigla perché la visione migliorerà come dopo un intervento di cataratta.
3. Il tatto. Ovvero guardare e toccare. Toccheremo tutto ciò che di tecnologico ci circonda perché in qualche modo dovrebbe reagire. E se non lo farà, ci resteremo maluccio. Ho assistito a scene esilaranti in cui fondamentalisti tattili distruggevano intere colonie di pixel premendo come forsennati su schermi evidentemente privi di tecnologia touch.
4. Size matters. Vabbe’, questa non è una novità fin dai tempi di Godzilla, ma se il vecchio tubo catodico era stato paragonato al focolare domestico, le nuove tv sono pensate per diventare i muri portanti delle nostre case. In modo che anche le finestre possano diventare superflue, o magari darci un affaccio su Copacabana pur vivendo in una triste periferia metropolitana.
5. Kinect. Lanciato nel 2010 come nuova frontiera del gioco, arriva nei negozi per farci provare abiti e accessori. Ho visto attempati e azzimati signori impazzire davanti ad uno schermo per il solo fatto di aver virtualmente provato una gonna o un vestito da donna. Le cose più interessanti verranno fuori dal “reverse engineering”.
6. E-store in store. L’e-commerce, che abbiamo venduto come soluzione per poter comprare tutto senza muoverci dal proprio divano, approda nei negozi fisici. Vi sembra assurdo? Forse, ma considerando costi e scarsità degli spazi, è una soluzione intelligente per allargare senza limiti le quattro mura di un punto vendita. E, parlando di spazio, ce ne sarà molto per un marketing intelligente che non consideri più i canali di vendita come compartimenti stagni.

Ma sedendo e mirando interminabili spazi di monitor non riuscivo a togliermi dalla testa il vecchio caro “Content is king” .
Perché il re non è morto e non è neppure nudo. E’ vivo e vegeto e ha tutta una serie di nuovi vestiti digitali che gli permettono di uscire dalla carta, dalla tv, dai monitor di un computer per finire in mezzo alle piazze, sulle vetrine di un department store, nel retrocassa di una catena di fast food, persino sull’acqua e nell’aria.

Dopo aver convinto i brand a diventare editori di sé stessi, quello che emerge dall’ISE è che ora hanno pure strumenti da broadcaster, software da regia per gestire le vetrine, sistemi di proiezione un tempo riservati solo alle grandi rock band.
Credo che vedremo presto collaborazioni un tempo impensabili, alleanze cervellotiche e repentini cambi di posizionamento d’immagine per garantire un palinsesto senza fine al consumatore.

Sull’aereo di ritorno, mentre chiudevo gli occhi, mi è tornato alla mente un vecchio libro di racconti di Gian Luca Favetto a cui rubo il titolo per chiudere. “Se vedi il futuro, digli di non venire”.

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