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Trentodoc in maglia rosa alle cantine Moser

di Michele Pizzillo

Tra le novità di “Trentodoc. Bollicine sulla città”, l’evento organizzato nel capoluogo Trentino per “riverire” e festeggiare sino al 13 dicembre prossimo una delle glorie della regione, le bollicine di montagna, c’è la presentazione del primo Trentodoc millesimato versione rosato che l’azienda Moser ha prodotto vinificando in purezza uve Pinot nero lasciate poi per 40 mesi sui lieviti. La produzione di questo extra brut che la cantina di proprietà del mitico campione delle due ruote, Francesco Moser,  è solo di 3.000 bottiglie.

“Che potremmo quasi definire solo una prova – dice ironicamente Carlo, il figlio di Francesco che gestisce la cantina insieme alla sorella Francesca, con il cugino Matteo a fare l’enologo -; ma prevediamo di raddoppiare già con la  vendemmia del 2012 che ci è sembrata migliore di quella del primo anno di produzione del Trento doc rosè”.
Le bollicine portabandiera di questa bella azienda con vigne collocate sui ripidi versanti della Valle di Cembra, dei Sorni e sulle colline a Nord di Trento, a Maso Villa Warth, situata su un incantevole belvedere che sovrasta la città e domina la valle dell’Adige, sono quelle del brut 51,151 così chiamato in ricordo del record che Moser stabilì nel 1984 a Città del Messico. Uno spumante classico ottenuto da uve Chardonnay vinificate in purezza con vinificazione in acciaio e un venti per cento in botti di rovere. Che alla degustazione si presenta ben strutturato, di colore giallo paglierino con perlage fine e abbondante e sprigiona un concentrato di profumi di fiori freschi mentre in bocca sono spiccati i sentori di mela golden, pera, pan brioche con una vena agrumata  finale accompagnata da una bella freschezza.

Di questo Trentodoc i Moser, secondo l’annata, ne producono dalle 30 alle 40 mila bottiglie. Ma, a sentire Carlo, che non si nega e nessuna domanda, molto è dovuto anche dalla disponibilità di risorse finanziarie. Dice, infatti “che produrre spumante metodo classico costa molto. Così, la moneta la portiamo in casa con i vini fermi, all’incirca 100.000 bottiglie che poi ci permettono di investire nella produzione di bollicine”.
Francesco e Diego Moser, cresciuti in una famiglia di contadini e da adolescenti avviati al lavoro nella vigna, produssero le prime bottiglie di vino negli anni Settanta nella vecchia cantina di Palù di Giovo (l’attuale cantina è stata costruita nel 1999), vinificando le uve Muller Thurgau che erano predominanti nelle vigne di famiglia. “Successivamente è stato introdotto lo Chardonnay – racconta Carlo -, seguito da altri vitigni come Riesling , Moscato Giallo, Traminer e quelli a bacca nera come Pinot nero, Lagrein, Teroldego. I vini rossi per noi rappresentano poco più di 10.000 bottiglie. Anche perché non abbiamo terreno molto vocato per l’allevamento delle varietà di uve a bacca nera”. Tant’è vero che per la produzione delle 3.000 bottiglie di spumante rosè, è stato utilizzato il Pinot nero racconto in una vigna che si estende su un ettaro di terreno.

A mano a mano che girano i soldi, grazie al vino fermo, leggiamo nelle affermazioni di Carlo Moser, c’è voglia di incrementare la produzione di bollicine. D’altronde Moser è il nome di un grande campione che ha affascinato milioni di appassionati di ciclismo e, quindi, un interessante testimonial per Trentodoc. Tant’è vero che Maso Villa Warth, un luogo incantevole e suggestivo protetto e custodito con passione proprio dal campione, è meta degli appassionati dei vini trentini. Che ne approfittano per godersi un panorama suggestivo che spazia da Trento alla valle dell’Adige e sulle vette che superano i 2.500 metri di altitudine, che li circondano. 
A completare la visita a casa Moser, la degustazione. Che riserva sempre belle sorprese, come lo spumante extra brut rosé ma anche vini come il Riesling che sembra un concentrato di profumi di erbe aromatiche e fiori di campo, che preludono ad una bella mineralità fino ad un finale sapido e gradevolissimo. Mentre nel Muller Thurgau si avvertono i sentori fruttati di mela e agrumi che anticipano la leggerezza e l’eleganza che riempiono la bocca. Infine il Moscato giallo caratterizzato da un bouquet aromatico di glicine, tiglio, fiori d’arancia e salvia con un gradevole finale agrumato.   

 

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