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Coppie di... fato

Violenza fisica e psicologica subita da parte di parenti o partner? Personalità devianti e disturbate con le quali vi relazionate ? Difficoltà a gestire la conflittualità familiare derivante da maltrattamenti ? A darvi una mano su Affaritaliani.it "Coppie di... fato: vittime, crimini e misfatti in famiglia", la rubrica al servizio dei cittadini tenuta dalla dottoressa Cinzia Mammoliti, criminologa, formatrice e autrice del saggio in materia di violenza psicologica "I serial killer dell'anima" (ed. Sonda). Per contattare la nostra specialista e avere consigli e aiuto scrivete a: lettereallacriminologa@affaritaliani.it

 

RICHIESTA

Può un uomo arrivare a distruggere la tua anima, utilizzarla come un giocattolo e poi disfarsene come niente fosse? Purtroppo sì. È successo a me. Ero più piccola di lui (11 anni di differenza), persona colta, laureato, sposato da molti anni con una figlia. Conosciuto in chat, lo incontrai per la prima volta durante un convegno. Era il classico tipo che ci provava. Eppure questo suo modo audace di fare mi incuriosiva, aveva un certo fascino su di me.

Dopo qualche mese ero letteralmente cotta di lui. Mi disse subito che era sposato, ma che non amava più sua moglie. Stava con lei sin da quando erano adolescenti, un matrimonio dunque al quale non sarebbe potuto scappare. Ci litigava sempre, ci stava male. Passavano le settimane e più mi legavo a lui. Era presente, gentile, si interessava a me. Era anche geloso e contestava il mio modo troppo aperto (a suo dire) di relazionarmi con le persone. Vedevo che la cosa lo infastidiva, il fatto cioè che ad esempio potessi stare al telefono a parlare con un amico. Pertanto rinunciai ai caffè con qualsiasi persona di sesso maschile.

Volevo conquistare la sua fiducia. Fu così che gli diedi la mia password di facebook e lui fece lo stesso con me. E lì capitò la prima cosa che mi fece davvero stare male. Scoprii che lui ci provava con delle donne. Trascorsi giornate intere a capire chi fosse, passando in rassegna tutte le donne con cui chattava: ne contattai alcune. Gli dissi allora che avevo scoperto questo lato di sé. Lui mi disse che da anni ci provava.. così per passare tempo, la sua era come una malattia e comunque era stata una cosa positiva il fatto che lo avessi scoperto perché almeno mi sarei resa conto di quanto mascalzoni fossero gli uomini. Crollai. Gli dissi che volevo lasciarlo. Ma lui iniziò una serie di telefonate. Iniziò ad attaccarmi dicendomi che era una scusa la mia per poter ritrovare la libertà che avevo perso, che non l'amavo come invece lui amava me.

Alla fine ritornai da lui. Ma non ci stavo bene. Dovevo stare attenta a come parlavo, era molto suscettibile, altrimenti andava su tutte le furie. E quando capitava mi attaccava. Infantile, contorto, pazzo. Avevo paura, mi dicevo "ma come posso amare un essere del genere?". E poi era come se lui ci godesse nel vedermi piangere, nel farmi del male. Stavo sempre in ansia. Voleva sempre che io gli dimostrassi quanto lo amassi, ed io non facevo altro che accontentarlo. Pensavo a lui in continuazione. Vivevamo dei momenti romanticissimi ma se poi litigava con la moglie per me era la fine. Riversava su di me tutta la sua tensione. Era instabile emotivamente, pieno di paure, tutto era sbagliato, tutti volevano fregarlo. Voleva imporre sempre le sue idee anche politiche ed io avevo imparato ormai a ragionare secondo la sua logica. Sembravo un burattino fra le sue mani.

Mi coccolava, mi regalava tante cose, era premuroso, ma poi riusciva a mettermi sotto i piedi, a farmi stare male. Il malessere peggiore lo percepivo quando si parlava della questione familiare. "Io non posso stare con te, ma non so stare senza di te": erano le sue classiche parole. La moglie non l'avrebbe mai lasciata, per dovere coniugale diceva, ma amava me. Eppure c'erano volte in cui mi diceva "però non lo so, devo capire se c'è ancora qualcosa, forse ancora la amo". Mi spiazzava. A quel punto provavo a lasciarlo: se non sapeva se amava me o la moglie, era meglio che con me non ci stesse. Gli staccavo il cellulare, lo mandavo a quel paese. E lui a perseguitarmi, attaccandomi. Arrivava pure a farsi vivo sul mio luogo di lavoro, pure con le lacrime agli occhi. Ed io ritornavo da lui. Per me non era facile accettare una relazione con uomo sposato che però non voleva lasciare la moglie, però chiedevo solo una cosa e cioè che mi amasse davvero. L'amore ci avrebbe fatto capire che sarebbe stato giusto stare insieme. Ma lui prima diceva di amarmi e poi diceva che non lo sapevo con certezza.

E così fino alla fine della nostra storia. Come si è conclusa? Nel modo più classico possibile. La moglie, che già sapeva della mia esistenza ma che non voleva ammetterlo, scopre tutto. Lui dimentica fb aperto e lei legge i nostri dialoghi. Lui cerca di mentire, negare tutto alla moglie. Ma non ci riesce. A quel punto decide di troncare con me. Mi dice che "tanto lo sapevamo che prima o poi questa storia doveva terminare". Alla mia domanda "ma allora non era vero che mi amavi?" lui rispose, dapprima, che me lo aveva detto solo per tenermi legata a sé, perché non voleva che io potessi andare con altri uomini (un'alta considerazione aveva in pratica di me!) e dopo alcune ore mi disse che aveva detto di amarmi ma perché era "confuso, come in un tunnel, ma dopo aver visto piangere la moglie aveva capito di amare lei". Ero distrutta. Aveva giocato con me. Aveva gestito un gioco dall'inizio alla fine. Io mi sono sentita svuotata. Ora ero rimasta da sola. Sono adesso passate già quattro settimane. Non si è fatto più vivo. Io sto meglio, ma le cicatrici ci sono ancora. Sono più serena. Pensavo di morire, che non ce l'avrei mai fatta. La paura di poter stare lontano da lui si era ora manifestata in tutta la sua tragicità. È vero che provavo a lasciarlo io, ma sapevo anche che poi m'avrebbe cercato. Ora invece era lui che mi lasciava. Ho toccato il fondo, ma ho trovato anche la forza per risalire a galla e respirare. Mi sento rinata. Ora mi auguro solo che nessuna donna abbia a vivere ciò che ho vissuto io.

Giulia.
 
RISPOSTA

E invece, cara Giulia, sono davvero in tante le donne che han vissuto e vivono situazioni analoghe a quelle che ha avuto la sfortuna di vivere lei. Io penso che qualunque donna che si relazioni con un uomo sposato dovrebbe essere consapevole del fatto che sia molto difficile costruire la propria felicità sull'infelicità altrui. Quella di una moglie innanzitutto. Inoltre un uomo che tradisce la propria moglie un domani tradirà anche l'amante e se anche il tradimento é tanto in voga e non scandalizza più nessuno occorre tenere presente che quel che si costruisce é sempre un qualcosa di temporaneo, vacillante e magico giusto perchè si nutre di illecito e fugace.

Credo sian presupposti importanti da tener presenti prima di intraprendere una relazione con una persona impegnata. Non intendo certo fare morale perchè non sono una moralista ma é importante esser consapevoli il più possibile quando si intraprende un rapporto. Il copione datato del "vivo con lei ma non la amo più" o del "non posso scappare perché son con lei da troppi anni " o quello ancor più ridicolo del "siamo separati in casa" rappresenta un campanello d'allarme dei più evidenti e pericolosi. La legge sul divorzio esiste da decenni e nessuno é condannato alla gogna con un  matrimonio. Se non funziona ci si può separare. Ma questo lo sanno tutti. Diciamo che spesso é più comodo restare al sicuro del proprio focolare domestico serviti e riveriti magari  conducendo vite parallele fuori piuttosto che affrontare cambiamenti che richiedono maturità e assunzione di responsabilità. Il protagonista della sua testimonianza però non é soltanto un vigliacco che vuol fare la vita comoda, pretende di avere il controllo totale anche su di lei manifestando possessività e aggressività per insicurezze proprie.

Sa chi ha queste forme di gelosia Giulia ? Chi ha fatto del tradimento il proprio stile di vita e se lo aspetta dunque da tutti gli altri. Molte donne confondono il fatto di essere oggetto di gelosia ossessiva e paranoica (nel suo caso) con l'amore. Ma quando si ama veramente la gelosia può essere episodica e incidentale, non certo permeare il rapporto. A un certo punto lei decide di scoprire con chi abbia a che fare ed emerge lo squallido mondo sommerso di un uomo che "ci provava con tutte". Ma non solo ci provava con tutte in maniera compulsiva, "una specie di malattia", sostiene lui, si diverte sadicamente a farglielo sapere per intimorirla riguardo a un suo possibile tradimento: "guarda come siamo mascalzoni noi uomini".Lei prova ad andarsene e lui si trasforma in uno stalker: non può concepire di perdere il "giochino" che gli da tante sicurezze. Torna, piange, fa regali ma poi le insinua il dubbio che forse ama ancora la moglie. Un preadolescente inquieto, insomma.

Definirlo manipolatore relazionale forse lo "nobiliterebbe" troppo. Ma lei resiste. Riesce a sottostare a tensioni insopportabili e umiliazioni per un lungo periodo "purché lui la ami veramente". Ma a mente lucida immagino sia ben consapevole che un uomo così, al di là di se stesso,  non può amare nessuno. A un certo punto il preadolescente si stanca e decide di far scoprire tutto alla moglie (non posso pensare sia così idiota da farsi scoprire casualmente due volte da due donne diverse) e così se ne torna all'ovile liquidandola con qualche frase sconnessa. Capisco il suo dolore e la sua ferita Giulia ma non possiamo dire che non si trattasse della cronaca di una morte annunciata. Credo che nei proverbi ci sia sempre un pò di verità e se il buongiorno si vede dal mattino gli indicatori che ha avut lei per fuggire son stati tanti fin da subito. Ma a volte si cade perchè si ha bisogno di provare emozioni, di accudimento, di sentirsi amate. Tutti bisogni leciti ma da ricercare dalle persone giuste. E questo é un uomo palesemente sbagliato.
Cordialmente
Cinzia Mammoliti


Cordialmente
Cinzia

www.cinziamammoliti.it

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