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di Fabio Frabetti

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La settimana delle elezioni ha lasciato segni profondi all'interno della comunità di Facebook dove come sempre si stanno già delineando gli scenari politici futuri. Ecco i più attendibili.

COLONIE

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Grillo li aveva abbondantemente avvertiti quelli del Pd quando aveva lanciato la sua candidatura per le primarie, subito respinta, malgrado D'Alema avesse auspicato che in un futuro governo la presidenza della Camera dovesse andare al camper di Grillo e l'altra a tutta la Casaleggio Associati, con una turnazione sul modello del Consiglio dell'Unione Europea. La sua visione da statista insomma era venuta fuori anche allora. Non fu ascoltato. Così oggi il leader del Movimento 5 stelle, dopo aver travolto quel che rimane del Pd, ha pronte le prossime strategie: niente fiducia, gioco quotidiano dello schiaffo del soldato a Fassina, sondaggio sulla rete se sia più simpatico Gargamella o Nonno Puffo. Ma l'obiettivo finale è uno solo: colonizzare totalmente il Partito Democratico. Il blitz scatterà presto. La sede del partito sarà circondata di camper e un plotone di pc robotizzati rapirà Bersani portandolo in un cloud dal quale potrà comunque continuare a smacchiare quello che vuole. Con una soglia massima di due giaguari al giorno. Grillo assumerà la gerenza: giacca, cravatta e restyling al nome: Movimento Democratico 5 stelle sembra proprio il nome più appropriato. D'Alema applaude.

IL PROFETA

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Il Divino Otelma, Paolo Fox e Branko sono disperati. Da quando sulla piazza è sceso un concorrente così forte per loro si è fatta davvero dura. Per Fassino, profetizzare il futuro, è cominciato come una sorta di hobby, uno di quelli che ti prendono la sera mentre sei al bagno prima di andare a letto nel contarti se hai più peli sulla gamba destra o su quella sinistra. Una volta visto che ci stava proprio azzeccando, ha iniziato a provare con amici e conoscenti. Poi la voce si è sparsa e in comune i cittadini torinesi non vanno più per portare una pratica all'ufficio urbanistica ma per poter parlare un po' con lui. Dopo le puntuali profezie sul Movimento 5 stelle, in rete stanno viaggiando quelle più riuscite. Molti ricordano un Fassino molto giovane che disse: “questi ragazzi di Liverpool si facciano un gruppo musicale e poi vediamo quanti li seguiranno”. Ha avuto proprio ragione. Tra gli anni '70 e '80 gli fu chiesto cosa ne pensasse della possibile rottura del monopolio Rai. Risposta pronta: “Se Berlusconi vuole farlo, si crei una televisione e poi vediamo quanti la seguiranno”. D'altronde nella città che ha dato i natali al grande Rol, non sorprende che altri abbiano facoltà sensoriali fuori dal comune. Nei primi anni '90 Fassino commentò la possibile creazione di una rete antesignana di internet: “se qualcuno vuole, provi a collegare un po' di computer insieme e poi vediamo quanti altri si uniranno”. Chiaramente le profezie si spingono ache nell'immediato futuro. “Se il presidente della Repubblica vuole fare un governo senza il Pd, lo faccia, poi vediamo quanti lo voteranno”.

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I centri per l'impiego sono presi d'assalto da chi non è riuscito a entrare nel nuovo Parlamento. I precari stanno protestando: qualcuno vuole portar via loro quei lavori interinali che fino a ieri erano proprio in grado di sistemarti la vita. Tra i più attivi nel girare le agenzie di lavoro e nel ritirare da ogni edicola le pubblicazioni sui concorsi ci sono senza dubbio Fini e Casini, usciti malconci dalle elezioni. Se il primo è rimasto clamorosamente fuori, per il secondo si prevedono comunque periodi magri in un contesto parlamentare del genere. Ecco perché pensano con agitazione al loro futuro. Fini si sta in particolare buttando sui concorsi pubblici. È sicuro che prima o poi troverà una selezione per titoli che rispecchi il suo profilo. “Ci sarà pure – si chiede sottovoce l'ex presidente della Camera – una istituzione o fondazione politica che abbia bisogno di un ex missino con sguardo a sinistra, tornando verso il centro, con un occhiolino a una destra moderna e l'altro verso Montecarlo. Chi può annoverare nel suo curriculum “Presidente della Camera per 5 anni senza essere caduto nel tranello delle facili dimissioni che io stesso avevo annunciato una volta che Berlusconi avesse dato le sue? Chi può vantare la referenza di Bocchino per aver coniato per primo la celebre frase “Che fai, mi cacci”?». Quesiti legittimi. Il fatto che non abbia ancora trovato qualcosa al caso suo forse dipende dai concorsi pubblici bloccati. Non ha fatto nemmeno in tempo a partecipare al Concorsone.

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Futuro difficile anche per Antonio Di Pietro. In fondo lo aveva capito fin da subito: confluire dentro il simbolo di Ingroia è stato un errore madornale (anche perché lui quel nome non è mai riuscito a pronunciarlo, al massimo riesce a dire Ingoia o Ingroppa e quindi la comunicazione interna è stata fin da subito difficile). Per di più l'affronto di essere stato scavalcato da un altro magistrato sceso in politica non esiste proprio. La prima strategia politica ideata da Di Pietro per superare lo scandalo dei fondi gestiti dal partito era quello di presentarsi con un simbolo nuovo in grado di richiamare gli ancestrali istinti alimentari degli italiani: “Italia degli odori” probabilmente avrebbe intercettato un certo tipo di elettorato. Soprattutto se avesse organizzato le primarie presso sagre e ristoranti. Invece di pagare un euro ne avresti pagati 5 ma avresti ricevuto come attestato di partecipazione un panino alla porchetta che oggi come oggi non si butta certo via. Poi sarebbe iniziato un tour per le piazze a bordo di un furgone per paninari veri e sarebbe stato un successo. E invece è stata una disfatta. Tonino si è così rimboccato le maniche ed ha aperto a Montenero di Bisaccia una pizzeria a sua immagine e somiglianza. Non ha perso però la sua visione accentratrice: è lui che riceve i clienti, serve ai tavoli, inforna le pizze, butta la pasta e compare nelle tv accese in sala al motto “noi della pizzeria di Tonino siamo sempre stati favorevoli alle intercettazioni dei cinghiali prima di poterli acchiappare”. Solo una cosa Tonino non fa, tra la sorpresa di molti: alla cassa infatti è rigorosa alternanza tra la moglie e l'ex tesoriere dell'Idv.

I LAUREATI

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Oscar Giannino ha aperto un nuovo fronte: l'abolizione del valore legale dei titoli di studio, vecchia battaglia cara ai Radicali. Lui ha già iniziato. D'altronde i suoi ideali liberali non potevano venire meno nel momento in cui si sarebbe presentato candidato premier alle elezioni. Così chiunque da oggi potrà annoverare nel suo percorso formativo lauree sia di primo che di secondo livello, master internazionali, tirocini e stage. Unico requisito è avere almeno il diploma di maturità ma qualche teorico sostiene la possibilità di poter simulare anche quello. Dunque uno come Renzo Bossi oggi non avrebbe fatto scandalo: non c'è bisogno insomma di andare fisicamente in Albania a prendersi una laurea. Basta dire di avere la laurea in quella determinata disciplina, il luogo dove la si è conseguita e poi organizzare una bella festa come è stato fatto recentemente per Giannino. Avete sognato un titolo a Cambridge o ad Oxford? Nessun problema. Ditelo. Pensateci intensamente. Fate come fosse già vostro. E soprattutto annunciatelo. Ditelo ai vostri colleghi, twittatelo, annunciatelo dal balcone, inseritelo in tutti i vostri curriculum. Questa è libertà, questo è pieno sviluppo della personalità umana e del suo diritto a potersi affermare come i figli di papà, come i giornalisti famosi. A meno che non abbiate la clamorosa sfiga di avere come vicino di casa Luigi Zingales: ogni sera con un apposito software controlla la corrispondenza tra titoli millantati ed effettivamente conseguiti. Un lavoraccio. Nel frattempo Giannino si sta rifacendo una vita. Ha creato un'associazione che vuole battagliare contro i nemici dell'alcol che se assunto come si deve serve e come. Soprattutto a dimenticare il trauma del suo declino.

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