ICTLaw/ Tutti contro il PdL Barbareschi. Ma la Rete non è terra di nessuno

Lunedì, 9 marzo 2009 - 02:00:00

di Luca Maria de Grazia
avvocato

Nei giorni scorsi l'onorevole Luca Barbareschi ha presentato una proposta di legge che intende regolare la diffusione telematica delle opere dell’ingegno, con l'obiettivo di combattere la pirateria su web. La novità principale riguarda la delega al governo sulle piattaforme telematiche: lo Stato dovrà incentivare la realizzazione di provider per l’immissione e l’utilizzo legittimi e gratuiti di opere dell’ingegno.

Prima di passare a esaminare la proposta di legge che è riportata qui di seguito occorre effettuare una breve ma doverosa premessa: in questi ultimi tempi (parlo di mesi non giorni) si sono susseguite nel tempo varie proposte tese fondamentalmente a cercare di tutelare questo o quel diritto che si vede come terribilmente minacciato da internet. Purtroppo sta di fatto che la maggior parte di queste proposte, per un motivo o per un altro, non sono mai approdate ad alcunché, anche perché – come cercherò di spiegare nel dettaglio in questo articolo – sono state (direi in fondo giustamente) pesantemente attaccate dal c.d. “popolo della Rete”, ovvero sia dai singoli sia da varie associazioni che si presentano come portabandiera della cosiddetta libertà della rete internet.

Orbene, penso che sia davvero il caso di sfatare una volta per tutte questa leggenda metropolitana, ovvero che internet sia un luogo [territorio] (non è un giuridicamente un territorio ne parleremo qualche altra volta) ove tutto sia possibile, e soprattutto sia possibile senza timone di alcuna sanzione. Questa non solo è utopia ma anche anarchia, laddove sin dai tempi del diritto romano il principio fondamentale della democrazia è che la libertà del singolo termina ove comincia la libertà dell’altro singolo.
Per chi volesse farsi una idea del forte dibattito sull’argomento specifico, è sufficiente inserire le parole “barbareschi pdl pirateria” oppure semplicemente “pdl pirateria” su Google per avere ampia raccolta di argomentazioni sul punto, per lo più contrarie, ma spesso contrarie per principio, senza spiegare il motivo.
Un cenno alla tecnica di commento; in questo caso ho preferito utilizzare lo stile delle email, ovvero testo e “reply” al testo, così che il lettore possa essere posto in grado di confrontare immediatamente di cosa si sta parlando, e possa essere messo in grado di formarsi una propria opinione liberamente. In fondo non trovo corretto che il lettore debba fidarsi di quello che si scrive.

Per leggere il PdL (Progetto di Legge) c.d. “antipirateria” clicca qui, mentre qui sotto troverai il testo dei vari articoli con i commenti specifici.

PROPOSTA DI LEGGE
Disposizioni concernenti la diffusione telematica delle opere dell’ingegno
Art. 1
(Principi generali)

1. L’immissione e la fruizione delle opere dell’ingegno o di loro parti nelle reti  telematiche  è  disciplinata dalle disposizioni della legge 22 aprile 1941, n. 633 e successive modificazioni ed integrazioni, e dalle disposizioni della presente legge.

Commento:
Articolo totalmente inutile ed ultroneo in quanto afferma un principio normativo totalmente consolidato
Art. 2

(Costituzione di piattaforme telematiche)

1. Lo   Stato   incentiva   la   realizzazione   di   piattaforme   telematiche   per l’immissione e la fruizione legittime e gratuite di opere dell’ingegno. I prestatori di  servizi  della  società  dell’informazione  che  realizzano  le  dette  piattaforme telematiche  compensano  i  detentori  dei  diritti  relativi  alle  opere  dell’ingegno diffuse  per il  loro  tramite,  attraverso  introiti  pubblicitari  e  di  sponsorizzazione realizzati mediante le piattaforme stesse.

Commento:
Per quale motivo enunciare un principio che deve essere solamente essere posto in pratica? In fondo l’incentivazione da parte dello Stato alla realizzazione di piattaforme di distribuzione “legale” non ha molto senso giuridicamente.
Mi sembra totalmente ovvio che lo Stato incentivi la realizzazione di piattaforme telematiche per fruizione legittima (il contrario sarebbe davvero il colmo) ma la parola “gratuite” è evidentemente poco in sintonia con quanto specificato nel secondo periodo. Se il [giusto] compenso per l’autore è mediato l’opera rimane a pagamento, solo che il costo è posto a carico di soggetto diverso dal diretto autore. In sostanza l’articolo per questa parte dovrebbe essere riscritto in maniera più chiara.
Potrebbe avere rilevanza nel momento in cui si precisi che tali piattaforme debbano rispettare determinati principi di interconnettività ed interoperatività e soprattutto accessibilità (nel senso di utilizzazione da parte dei disabili, secondo quanto specificato dalla c.d. “Legge Stanca”), di rispetto di standard tecnici (rispetto delle RFC, ecc. ecc.), proprio per evitare la creazione di ulteriori situazioni di monopolio o oligopolio. In pratica, maggiore specificità della norma e non mere dichiarazioni di principio.

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