ICTLaw/ La legge non tutela a ogni costo il diritto all'anonimato. Nemmeno per chi pratica il peer-to-peer...

Martedì, 23 giugno 2009 - 10:00:00

di Luca Maria de Grazia

La volta scorsa l’articolo concerneva il rapporto tra riservatezza, immagini, diritto di cronaca ed altre norme.
Ora vorrei analizzare e forse sfatare una delle leggende metropolitane più “dure a morire”, anche perché ovviamente il discorso relativo al c.d. “diritto all’anonimato” per quanto concerne le rete Internet si ammanta di significati spesso del tutto “inventati”...

Anche qui cerchiamo di “partire dal principio”: nel nostro ordinamento giuridico non esiste assolutamente un diritto generalizzato all’anonimato.
Tale diritto esiste come eccezione al principio generale in alcuni casi specifici, per lo più legati a questioni mediche (donazione di midollo osseo), di tossicodipendenza ed alcolismo (trasmissione di dati statistici), consultori familiari (schede dei soggetti che ricorrono ai consultori), stato civile (madre che non voglia essere indicata).

Come si può ben capire, si tratta di casi ben delimitati e sostanzialmente collegati allo stato di salute di una persona.
Tanto è vero che anche la Corte Europea dei diritti dell’Uomo non è in contrasto con le norme della Convenzione Europea per la protezione dei diritti dell'uomo quell'ordinamento che, tutelando il diritto all'anonimato della donna che partorisce, vieta la ricerca della maternità naturale a una persona adulta e già inserita nella famiglia adottiva.
Si tratta in fondo di una scelta strategica, che può avere sicuramente in alcuni casi degli effetti altamente lesivi degli interessi di alcune persone, ma è anche vero che in certi casi, mi si passi il termine, è davvero difficile avere la “botte piena” e la “moglie ubriaca”.

Con l’entrata in vigore del D.Lgs. n.196/2003 si è avuto un parziale ampliamento delle ipotesi, per esempio con la norma che prevede che su istanza di parte nelle sentenze vengano oscurati i dati identificativi dei soggetti menzionati nelle medesime sentenze, ma in generale – anche se la normativa potrebbe essere intesa come tesa a garantire l’anomimato – così non è.
Come ho più volte avuto modo di chiarire, il D.Lgs. n.196/2003 NON E’ la legge sulla privacy, ma è la legge “sul trattamento dei dati personali”, per cui è attraverso la tutela del dato (che non vuole assolutamente dire che tutti i dati debbano essere “secretati”) che si perviene alla tutela dei soggetti giuridici (sia chiaro, NON SOLO delle persone fisiche) ai quali tali dati si riferiscono.

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