Non Sprecare

a cura di Antonio Galdo
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Non sprecare
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Nuova puntata della rubrica di Affaritaliani.it in collaborazione con www.nonsprecare.it
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di Antonio Galdo

 

Fa spavento anche solo pensare che in Italia, ogni secondo, scompaiono 8 metri quadrati di suolo. La cementificazione del Paese negli ultimi decenni è andata avanti a ritmi forsennati e siamo passati da un consumo del suolo pari a 8mila chilometri quadrati nel 1956 ai 20mila e 500 chilometri quadrati del 2010. I dati presentati dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) parlano chiaro e fotografano anche la distanza che ci separa, in termini di protezione del territorio, dal resto dell’Europa: il tasso di consumo del suolo è pari al 2,8 per cento nella media europea, mentre in Italia schizza al 6 per cento. Qualcosa non va. E i danni si vedono: intere aree del Paese sono esposte a pesanti rischi idro-geologici, l’agricoltura è stata colpita al cuore, l’ecosistema non è tutelato. E le regioni che hanno fatto peggio, questa volta, non sono al Sud, ma al Nord: Lombardia e Veneto, dove accanto all’edilizia residenziale si è sviluppata quella dei capannoni industriali e del commercio.

I dati dell’Ispra, però, vanno esaminati anche sotto un altro punto di vista. La contraddizione italiana è come sempre gonfiata al crocevia tra politica, pubblica amministrazione e burocrazia. Da un lato abbiamo vincoli rigidissimi che impediscono talvolta anche semplici lavori di manutenzione di un appartamento, dall’altro dilaga il cemento selvaggio. Un doppio spreco. Né dobbiamo dimenticare che l’edilizia è un settore vitale dell’economia nazionale, senza il quale è difficile immaginare una ripresa solida ed efficace. Ma quale edilizia? Gli spazi sono enormi per aprire cantieri, dare lavoro e generare ricchezza. In queste direzioni: riqualificazione urbana (pensate alle nostre periferie), manutenzione straordinaria, efficienza  energetica, messa in sicurezza del territorio. Per ciascuno di questi settori c’è lavoro, e soldi da investire, per decenni. Il Censis, presentando una ricerca e un Piano per le città ci ricorda che un’abitazione con 30 anni di età consuma in media 180-200 KWh per metri quadri all’anno; un edificio realizzato in classe C (standard minimo di efficienza energetica) non supera i 50 KWh all’anno. E quando parliamo di edifici ci dobbiamo riferire sia a quelli privati che a quelli pubblici: in entrambi i casi i due terzi sono stati costruiti prima degli anni Settanta e dunque sono energivori e spreconi. Per quanto riguarda, invece, la riqualificazione urbana basta fare un giro per le città medie e grandi in Europa per vedere come interi quartieri sono al centro di progetti di riqualificazione urbanistica e ambientale. Si costruiscono mini- impianti per riciclare rifiuti e trasformarli in energia elettrica, si trasformano ex aree industriali, si interviene con una sana chirurgia nelle periferie. E così è possibile difendere il territorio dalla cementificazione selvaggia, rilanciare l’edilizia e migliorare il nostro patrimonio immobiliare pubblico e privato.

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