Non Sprecare

a cura di Antonio Galdo
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Nuova puntata della rubrica di Affaritaliani.it in collaborazione con www.nonsprecare.it
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Di Antonio Galdo

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I saldi 2013 saranno un gigantesco flop. Il miraggio di acquistare a metà prezzo quello che soltanto qualche giorno fa dovevi pagare il doppio sembra svanito, come se i consumatori avessero ubbidito in massa a un nuovo ordine che regola i loro comportamenti. E’ un effetto della pesantezza delle crisi, dei risparmi che non si accumulano più e della cinghia che si tira per tagliare il budget familiare: è questa la spiegazione più ricorrente degli economisti. Una lettura che ha un suo fondamento, ovviamente, ma non basta a capire la profondità del cambiamento. In realtà non sono in discussione, e in contrazione, soltanto i consumi, ma stanno mutando alcuni stili di vita, rispetto ai quali la crisi è colta come un’opportunità.  E’ l’effetto “guardaroba pieno” che si sta consolidando con conseguenze oggi ancora tutte da decifrare.

Secondo gli istituti di ricerca le famiglie italiane posseggono in media circa 80 oggetti dimenticati tra armadi e cantine. Inutilizzati. Tra questi bisogna comprendere apparecchi elettrici ed elettronici, che non smaltiamo, e vestiti che si accumulano di anno in anno senza essere indossati. Un altro dato: quasi un terzo del nostro guardaroba, al momento del cambio di stagione ritorna da dove è stato ritirato senza che sia stato utilizzato un solo giorno. Da qui la nuova tendenza, che gli anglosassoni definiscono come decluttering, cioè sbarazzarsi delle cose, ribellarsi al superfluo, e allo stesso tempo bloccare il desiderio naturale all’accumulazione. E’ una svolta radicale, quasi una rivoluzione culturale, rispetto al lungo ciclo degli anni Ottanta e Novanta, quando dominavano gli eccessi e i comportamenti ispirati al classico “usa e getta”.

Il decluttering è spinto anche da un’altra esigenza: occuparsi, attraverso un uso più accorto delle cose, dell’ambiente. E’ stato calcolato che con la raccolta di un solo chilo di stoffa si riducono contemporaneamente  le emissioni di C02, il consumo di acqua, l’uso di fertilizzanti e di pesticidi. Se in Italia si riuscisse a passare dalle attuali 80 tonnellate di abiti raccolti a 240, si risparmierebbero 36 milioni di euro nella raccolta dei rifiuti. E’ anche per questo che il Natale 2012, mentre ha visto consumi spenti sul mercato del nuovo, ha registrato un boom dell’usato e innanzitutto della pratica dello “scambio”, a costo zero, anche grazie alla piattaforma offerta da centinaia di siti specializzati nel baratto.  Ricapitolando, il crollo dei consumi, fotografato dal flop dei saldi, non è soltanto un fenomeno economico: con le case stracolme di oggetti superflui e inutilizzati prima del portafoglio si spegne il desiderio.  E, senza scivolare nella retorica ideologica dell’anticonsumismo, possiamo dire che siamo davvero a un cambio d’epoca, durante il quale si riscrivono le priorità e all’acquisto compulsivo subentra il consumo intelligente, primo passo nella lotta contro gli sprechi. 

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