Non Sprecare

a cura di Antonio Galdo
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Nuova puntata della rubrica di Affaritaliani.it in collaborazione con www.nonsprecare.it
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di Antonio Galdo



Sono stato a visitare a Brescia la chiesa di Santa Maria della Carità, conosciuta come la chiesa del Buon Pastore, appena restaurata. Un vero gioiello del barocco lombardo e un simbolo di una città dove la  partecipazione religiosa, anche attraverso la rete del volontariato, è molto attiva. La chiesa del Buon Pastore è nata per ospitare donne bisognose e nel corso dei secoli è stata restaurata bene tre volte. Sempre con il contributo determinante dei cittadini. E anche in questa occasione è stata rispettata la regola, con alcune novità a partire dal controllo dei cittadini per evitare sprechi e ritardi durante i lavori.

Come sono stati raccolti i fondi? Innanzitutto è stata creata un’Associazione degli amici della chiesa di Santa Maria della Carità, un sito web per le donazioni, ed è stato utilizzato il meccanismo anglosassone del crowdfunding, le piccole donazioni attraverso la Rete. Anche 5 o 10 euro, con cittadini bresciani che hanno girato all’associazione piccole quote perfino della loro pensione sociale. Da qui una seconda raccolta con iniziative sul territorio e nei vari quartieri della città: tornei a premi, banchetti con la vendita di prodotti a chilometro zero, lotterie, sottoscrizioni al termine delle messe in altre chiese. Passo dopo passo, l’associazione è riuscita a raccogliere oltre 500mila euro che, sommati al contributo della banca Credito agricolo bresciano, sono serviti ad aprire il cantiere ed a procedere con i lavori di restauro. Contratto chiuso, tempi stretti e penale per la ditta appaltante in caso di ritardo nella consegna dell’opera ultimata. I sottoscrittori hanno poi adottato singoli pezzi della chiesa restaurata: i fregi, l’organo, la pala sull’altare.

A questo punto è scattato il secondo meccanismo del restauro bresciano: il controllo sui lavori. Le verifiche sono state fatte, nel periodo durante il quale il cantiere è stato aperto, attraverso le visite guidate. L’associazione ha coinvolto alcune scuole, e in un anno oltre 50 visite sono state organizzate, per vedere la chiesa ma in primo luogo per controllare che i fondi raccolti non fossero sprecati con ritardi e cambi di programma.

Alla fine del percorso Santa Maria della Carità è tornata a risplendere, come nuova. Sono riprese le visite dei turisti e le funzioni religiose e la città ha riacquistato un monumento-simbolo. La lezione bresciana è un ottimo esempio di che cosa può significare la collaborazione tra privati cittadini e pubbliche istituzioni: mentre a Pompei i monumenti si sfarinano, mentre a Roma ancora non si capisce chi, come e quando, riuscirà a sistemare il Colosseo, a Brescia la missione di un restauro è stata compiuta in tempi record, con trasparenza. E senza sprechi.

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