I nuovi barbari

a cura di Manuela Alessandra Filippi

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I nuovi barbari

di Pierfrancesco Sacerdoti


Dall’inizio del 2012 un gruppo di cittadini milanesi sta lottando per sottrarre il cinema Manzoni – una delle più belle sale storiche di Milano, situata nell’omonima via – a quello che sembra essere ormai il suo destino: diventare l’ennesimo negozio di moda.
Il cinema fa parte di un complesso di grande valore artistico e architettonico – che comprende anche la galleria a negozi e il teatro sotterraneo – realizzato tra il 1947 e il 1950 su progetto dell’architetto Alziro Bergonzo, autore della Torre dei Venti all’uscita dell’autostrada a Bergamo, e dell’ingegnere Mario Cavallè, uno dei più prolifici autori di cinema-teatri in area milanese tra anni ’30 e anni ’50.

Sospeso tra gusto neoclassico e arditezze moderne, il progetto prevede fin dall’inizio un nutrito nucleo di opere d’arte, disseminate tra galleria, cinema e teatro: la statua in bronzo di Apollo, di Leone Lodi, che campeggia nel grande atrio di ingresso; i bassorilievi nell’atrio, sempre di Lodi; le sculture nella galleria e le maniglie delle porte di Gino Oliva; le opere plastiche di Pericle Fazzini e Francesco Messina; gli affreschi di Ghino Baragatti, Achille Funi, Domenico Rossi e Nicolò Segota.
Un’opera d’arte totale, dunque, un eccezionale documento del gusto architettonico e artistico a Milano nel dopoguerra, con soluzioni strutturali ed espressive tipiche dell’architettura moderna più avanzata, come la grande trave che permette di sospendere il cinema sopra l’atrio, evitando i pilastri intermedi, o la vetrata continua senza telaio che separa l’atrio dalla galleria. Ma anche un luogo di culto del mondo dello spettacolo, a forte vocazione innovativa. Il Manzoni fu il primo cinema in Italia a lanciare la tecnologia del Cinerama e fu immortalato in celebri film di Antonioni: Cronaca di un amore e La signora senza camelie.
Ebbene, tutto questo inestimabile patrimonio rischia di essere snaturato da un progetto di natura smaccatamente commerciale.

La proprietà è passata nel 2008 dall’Enpam (Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri) alla società Pirelli Re Spa, oggi Prelios Sgr, che naturalmente intende trarne il massimo beneficio economico.
Oggi il teatro sotterraneo è ancora in attività – ospita spettacoli di prosa e i prestigiosi concerti jazz dell’”Aperitivo in Concerto” della domenica mattina – mentre il cinema è chiuso dal 2006.
La grande sala del cinema, che poteva contenere fino a 1600 spettatori e vanta uno spettacolare soffitto a lacunari dorati con un cupolino affrescato, oltre a raffinati rivestimenti in legno sulle pareti, è stata riaperta occasionalmente negli ultimi anni per mostre ed eventi cinematografici di grande successo: dalla mostra della video artista svizzera Pipilotti Rist (2011), a quella su Fendi e il cinema (settembre 2013) alla serata inaugurale del festival Filmmaker, con la proiezione in loop di uno straordinario film di Michelangelo Frammartino, Alberi (novembre 2013). Eppure la proprietà è fermamente intenzionata a eliminare la funzione cinematografica per cui la sala era stata ideata e intende trasformare il cinema in superficie commerciale destinata presumibilmente a un grande marchio dell’alta moda, coerentemente con il contesto del Quadrilatero: a due passi ci sono via della Spiga e via Montenapoleone, oltre alla faraonica sede di Armani in via Manzoni.
Giova ricordare che anche Armani è subentrato a uno storico cinema di Milano, il Capitol, che negli anni ’60 ospitò le prime nazionali e milanesi dei film di Fellini e Visconti, da La dolce vita a Rocco e i suoi fratelli.

Per fortuna esiste un vincolo monumentale della Soprintendenza, ma il vincolo a destinazioni d’uso culturali, compreso originariamente nel testo del 2007, è stato rimosso nel 2008 con una procedura poco chiara, in seguito a ricorso della proprietà.

Per salvaguardare il ruolo del cinema Manzoni come spazio per proiezioni di qualità, per eventi culturali e per la formazione nel settore degli audiovisivi, anche con l’adozione di attrezzature tecnologiche all’avanguardia (sulla scia del Cinerama installato negli anni ‘50) si è formato il Comitato Cinema Manzoni, che da un paio d’anni porta avanti una faticosa battaglia. Il primo passo è stato la creazione di un sito web, sul quale è possibile aderire a una petizione  che ad oggi è stata firmata da circa 1200 persone, tra cui eminenti personalità della cultura e dello spettacolo (http://www.cinemamanzonibenecomune.com/).

Il comitato ha tentato di intessere contatti e collaborazioni con il Comune e con la proprietà ma senza molti risultati: il Comune è fermo nel sostenere che riproporre la funzione cinematografica sia oggi insostenibile sul piano economico, mentre la proprietà va avanti con il suo progetto, affidato allo studio One Works e recentemente presentato in Soprintendenza.
Progetto abbastanza rispettoso delle parti comuni e del teatro (che viene mantenuto) ma impietoso verso la sala del cinema, destinata a negozio con gli elementi tipici dello spazio di vendita: balconate perimetrali e scale mobili nel vuoto centrale. In questo modo vengono eliminati gli elementi tipici della sala attuale e viene di fatto negata la possibilità di fare proiezioni.
Il comitato guarda a esempi stranieri (il cinema Louxor a Parigi: http://www.lesamisdulouxor.fr/) ma anche italiani, per esempio l’ex cinema Gambrinus di Firenze, che pur trasformato recentemente in sede dell’Hard Rock Cafe (http://www.hardrock.com/cafes/florence/) ha però mantenuto platea, galleria e soprattutto sala di proiezione e schermo, usato oggi per video musicali. Intelligente esempio di reversibilità completamente ignorato nel progetto del Manzoni dove, tranne un residuo superstite di galleria a gradoni, nulla rimane del boccascena e dello schermo, sostituiti da spazi di servizio e magazzini. L’ultima versione del progetto è ora visibile nell’atrio di ingresso, dove Prelios ha allestito una piccola mostra con tanto di modello in legno e simulazioni fotorealistiche.

Il destino del Manzoni sembra dunque quello della maggioranza dei cinema storici milanesi: oltre che al Capitol già citato, si pensi all’Astra, diventato negozio Zara, al Corso o all’Excelsior, il cui successo commerciale è tra l’altro nettamente inferiore a quello previsto.
Se è vero che il progetto di Prelios ha il merito di salvare il teatro e di mantenere l’architettura originaria di galleria e atrio, è lecito domandarsi se non esistano altre soluzioni per il cinema, tenuto conto della scarsità di spazi a Milano per proiezioni importanti e festival di cinema (spesso allestiti nei teatri), anziché ricadere nel solito cliché del megastore di moda, che oltretutto, con la crisi attuale, non garantisce neppure i sospirati guadagni.
Rimane ancora una speranza: per ora non si è fatto vivo alcun investitore.
Per una volta, la crisi potrebbe essere una salvezza.

 

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cinema manzoni
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