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Obiettivo Expo, il libro a puntate su Affaritaliani.it
"Obiettivo Milano", su Affari la 14° puntata del noir che racconta l'incubo peggiore per Expo...

Expo è una partita importante che Milano si gioca davanti agli occhi del mondo. "Obiettivo Expo" è l'ultimo romanzo a firma di Roberto Caputo, politico di lungo corso, e della giornalista Nadia Giorgio. Aldilà della finzione letteraria, è un noir che lascia trapelare in maniera forte una città al banco di prova, da qui la scelta di Affaritaliani.it, in collaborazione con Robin Edizioni, di pubblicare ogni settimana un capitolo del libro, a partire da oggi fino alla chiusura di Expo. Dopo le polemiche, gli scandali, i tagli dei nastri, i no expo, gli expottimisti e le tantissime aspettative, il 1 maggio l'Esposizione universale ha aperto ufficialmente i battenti. Expo è però anche l'aria nuova che si respira in città: le migliaia di turisti, gli eventi, le culture e anche le paure. Non sono certo periodi facili questi, l'ombra del terrorismo, gli ultimi fatti di cronaca che hanno ferito l'Europa al cuore fanno paura. Una città fatta di contraddizioni, la consapevolezza di essere troppo brava a nascondere una parte di sè: le periferie, i ragazzini che fanno il palo, le prostitute albanesi, le risse, i nomadi, lo spaccio in mano ai nordafricani. Di contro: le vie della moda, del lusso, gli eventi, la movida. I riflettori di tutto il mondo si sono accesi su milioni di turisti che si incrociano con il destino del capoluogo meneghino. L’Esposizione universale è speranza, attesa, economia, ma anche la paura sorda che qualcosa di drammatico possa accadere. Dalla penna dei due autori emerge così il mood di una città che sta cambiando troppo o troppo poco. OGNI GIOVEDI' PER TUTTA LA DURATA DI EXPO SU AFFARITALIANI.IT IL NOIR A PUNTATE. PER LEGGERLO SUBITO COMPRALO IN LIBRERIA PER I TIPI DI ROBIN EDITORE

LA QUATTORDICESIMA PUNTATA


Avrebbe chiamato Maria, sperando che fosse libera per cena. Aveva interrotto qualcosa che lo intrigava e voleva riprendere per capire dove lo avrebbe portato quella donna. Era un rischio e forse era proprio per questo che si sentiva così attratto da lei.

“Ciao Marco, ammetto che non ci speravo, mi ero ormai convinta che era stata una bella serata e nulla di più, mi hai sorpresa.”

“Evidentemente non mi conosci bene, comunque, ti va di cenare insieme?”

“Assolutamente sì, qualsiasi altro impegno verrà dopo.”

“Ci troviamo alle otto e mezza alla Risacca, in via Marcona, è a due passi da piazza Cinque Giornate, un buon ristorante di pesce.”

“Conosco il ristorante, dammi il tempo di farmi bella per te e arrivo.”

La Risacca era un posto che negli anni della prima repubblica era frequentato da molti politici, soprattutto socialisti; non era raro trovarci Bettino Craxi. Ma ormai i tempi della Milano da bere erano finiti. Era decisamente cambiata l’aria!

Si fece dare un tavolo nella vasta veranda. Maria si era messa veramente in tiro: una camicetta blu elettrico che faceva intravedere il suo seno da coppa di champagne, una gonna di pelle nera che la fasciava in maniera provocante, due orecchini a goccia pendenti che facevano risaltare ancora di più il suo bel viso e le labbra rosso ciliegia.

“Sei molto provocante, anzi sei molto bella.”

“Ti sto corteggiando, commissario.” Sorrise.

Parlarono per ore. Ferrari avrebbe voluto farle mille domande. Aveva visto la parte più buia di lei. Lei di lui poco o niente, questo lo metteva in vantaggio, ma non voleva approfittarne.

“Marco so che stai indagando sui due omicidi che ci sono stati e che la vicenda va oltre una semplice indagine, anche perché in caso contrario non saresti tu a occupartene, ma la squadra omicidi giusto? Di cosa si tratta?”

Rimase sorpreso e non rispose, la guardò in silenzio.

“Ecco il poliziotto in azione, ti viene la faccia da sbirro! Lo so che devi mantenere un assoluto riserbo, ma con me ti puoi lasciare andare a qualche confidenza... anche perché ti potrei aiutare.” Ferrari era tanto infastidito quanto stupito. Infastidito da quei modi così diretti e semplici e stupito dall’arroganza di quella ragazzina. Era diffidente, ma come non avrebbe potuto esserlo?

“Sai che mi occupo di inchieste delicate e particolari, guarda caso sto lavorando da un po’ di mesi sui collegamenti che vi possono essere tra l’Isis e l’Italia. È noto che molti dei loro militanti provengono da paesi europei e so per certo che anche qualche folle italiano si è unito a loro e forse ci ha già lasciato la pelle. Dalle informazioni che sono riuscita ad avere, rimestando in alcuni ambienti islamici estremisti, so che alcune cellule dormienti sono presenti proprio a Milano e che c’è un certo fermento. Potrebbero avere in mente qualche azione proprio qui e ho il sospetto, ma questo devi dirmelo tu, che i due omicidi sui quali stai lavorando siano strettamente connessi a questo risveglio. Dai, Marco, dimmi almeno sì o no!” Ferrari si guardò intorno, poi nel piatto, la fissò a lungo indeciso se darle una possibilità o alzarsi da quella sedia e uscire dal ristorante, e dalla vita di quella donna.

“Sì, è così.” Quello che stava facendo andava al di là di qualsiasi logica. Non era da lui parlare dei suoi casi, non lo aveva mai fatto, neppure con sua moglie.

“Allora ti posso essere utile, ma parlerò solo dopo un buon dolce.”

Ecco cosa lo infastidiva: vederla scherzare e parlare in quei toni del suo lavoro.

Ordinarono due mousse al cioccolato.

“Hai il dolce, puoi parlare.”

“Prima nel mondo islamico c’era una sorta di divisione, per esempio tra sciiti e sunniti, divisioni per nazionalità e provenienza geografica e anche la parte legata al terrorismo era facilmente identificabile in base a queste appartenenze. Ora l’avvento dell’Isis ha cambiato tutto: le divisioni sono saltate tutte, è iniziata la guerra santa contro gli infedeli. Da quanto mi risulta, a Milano si è creato un gruppo molto coeso fatto di tunisini, marocchini, siriani, algerini e turchi. Non ci sono differenze, l’obiettivo è comune: colpire l’Occidente e conquistarlo con ogni mezzo, anche il più feroce. Se tu ti fermi a indagare solo sui nordafricani della zona di via Padova sbagli e stai attento che ci sono molti servizi segreti in campo e qualche nazione araba ha interesse ad aiutare questi terroristi.”

“Ma se tu sai tutte queste cose non devi dormire molto tranquilla e questo mi preoccupa, io che sono un poliziotto mi sono già beccato una pallottola e qualcuno negli ultimi tempi mi controlla.”

“Tutti e dico tutti sanno che sei tu che ti occupi di questa storia e non so se a ragione ti ritengono il più preparato.”

“Grazie per la poca considerazione che hai di me, e tu che informatori hai, chi ti racconta queste cose?”

“Dai, non fare il permaloso, scherzavo. Tu sei il più bravo e io ne so qualcosa, i miei informatori sono tanti, a volte si racconta apposta una notizia a un giornalista quando si vuole far sapere qualcosa e non lo si può dire.

Poi qualche tuo conoscente è anche mio... per esempio un certo Vitali...”

“Hai capito le barbe finte!”

“Ti ho detto molto, ora basta.”

Gli aveva fatto capire che sapeva di cosa stava parlando, in realtà non gli aveva detto molto di più di quello che già conosceva.

Saliti in macchina Maria lo baciò con passione e irruenza.

“Non mi tradire!”

Non rispose, anche perché sinceramente non avrebbe saputo cosa dire, non capiva cosa significasse quella

frase.

Durante il percorso nessuno dei due parlò, i loro silenzi valevano mille parole. Non gli aveva neppure chiesto se volesse andare da lei o meno. Aveva deciso e basta.

I due piani a piedi lasciarono Ferrari col fiato corto. Entrati, Maria non si fermò neppure un attimo, lo trascinò in camera da letto. Nessuno dei due avrebbe mai immaginato tutto quello che stava succedendo.

Squillò il cellulare del commissario.

“Non rispondere.”

“Non posso, è la mia vice.”

“Ovvio una donna, come lo era Francesca, vero?” Lui la guardò con odio in quel momento.

“Dimmi Barbara hai novità, come è andato l’incontro?”

“Direi bene, dopo un inizio difficoltoso. Lei era molto nervosa, non parlava, era molto imbarazzata, ma poi poco a poco si è tranquillizzata e mi ha raccontato tutto e alla fine siamo diventate quasi amiche.”

“Su questo non avevo dubbi!”

“Scemo! Stella ha visto tutto e nei minimi particolari, per questo è molto impaurita, teme di essere stata notata e una come lei non passa di certo inosservata, bisognerà pensare a una protezione. I due in moto erano venuti per uccidere Riad, due killer professionisti.”

“Barbara, ci vediamo domani mattina in ufficio con tutti così non dovrai ripetere due volte il racconto, hai fatto un buon lavoro!”

“Cosa fai, mi scarichi? Dove sei? Cosa stai facendo? Anzi, con chi sei?”

“Lusetti, ti ricordo che il capo sono io e le domande le faccio io... Sì sono in compagnia, anzi in piacevole compagnia. Ciao.” Chiuse la telefonata.

“È la tua nuova amante? Possibile che ti scopi tutte le tue vice! Vattene a casa, così puoi chiamarla e vederla!”

Era feroce, cattiva.

“Maddalena non dire cazzate!” Non l’aveva mai chiamata così. Maria era il suo vero nome. Maddalena era uello che usava con i suoi clienti quando si faceva pagare per fare la slave. Quel nome gli era uscito dalla occa senza che se ne accorgesse. Colpita. Affondata.

Lei lo guardava con gli occhi colmi di lacrime.

“Sei uno stronzo!”

Aveva capito in quell’istante quanto male le avesse fatto. Non avrebbe voluto, si era sentito provocato e aveva ragito.

“Scusami, non volevo, Maria. Abbiamo detto delle cose spiacevoli entrambi. Smettiamola. Barbara è la mia vice. Non abbiamo una storia perché non ho delle storie con tutte le donne con cui lavoro. Tra l’altro è felicemente impegnata e convive da anni con Paola, sei stata a casa loro, dovresti saperlo, comunque adesso me ne vado. Per stasera è abbastanza direi.”

“Non andartene... Nessuno mi chiama più Maddalena. Se esci ora lo sai che non tornerai più. Resta.” Aveva ragione. Quello era il momento nel quale prendere una decisione. Non era pronto per un rapporto che lo ferisse, non aveva voglia di farsi del male né di farne. La guardò. Le lacrime le solcavano il viso, la guancia  sporca di nero del rimmel. Le appoggiò una mano sul viso, con forza le tolse lo scuro. Tremava. Era spaventata. Quel tocco fece male a tutti e due. La baciò con tutta la voglia e il desiderio che aveva in corpo, chiudendo il mondo fuori da quella porta perché era l’unica cosa che poteva fare. Con una mano le bloccò le sue dietro la schiena, con l’altra le strappò la camicetta. Non era dolce, non era miele, era sangue, era passione. Fecero l’amore così in silenzio, un amore di gesti veloci, di fame e di sete di corpi e umori. Con un’intensità che li lasciò senza fiato. Non avevano più emozioni, erano rimaste attaccate alle lenzuola. Ora erano anime vuote. Ora potevano incominciare davvero.

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