Le Pillole di PLEF

Oltre la Green Economy
a cura di Planet Life Economy Foundation

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Le Pillole di PLEF

Di Emanuele Plata

I 25 anni del Commercio Equo Solidale in Italia festeggiati venerdì 15 novembre all'Acquario civico di Milano da ALTROMERCATO, che di questa  filosofia si è fatta interprete operativa e concreta, avviando il rapporto diretto tra la produzione nei paesi del cosiddetto Sud del Mondo e il consumo italiano grazie alla metodologia internazionale del FAIR TRADE, ha reso evidente che questa esperienza è di lezione sia per il presente che per il futuro.

Dalle ricerche realizzate da Altromercato, che presentava la prima edizione del suo "Osservatorio del Vivere Responsabile", risulta che sebbene in Italia ci siano varie convergenze a riconoscere il senso del comportamento RESPONSABILE, verso se stessi, verso il prossimo e verso l'ambiente, e ancor di più risulta noto e consapevolizzato il significato di COMMERCIO EQUO E SOLIDALE, tuttavia in termini comportamentali un 27% risulta tendenzialmente coerente con i suoi dichiarati, un 18% lo sarebbe ma ha poche disponibilità economiche per agire come vorrebbe e il restante 55% si divide tra chi sta alla finestra e chi proprio non ci pensa.

I dati non sono così negativi, considerato che l'offerta disponibile di prodotti con le caratteristiche di certificare una provenienza diretta dalle cooperative di produzione a cui sono riconosciuti margini e continuità di forniture per garantire condizioni di vita più dignitose e sicure, sono percentualmente molto più basse, ma i dati ci stimolano a dire che la quantità di cittadini coinvolgibili sul tema possono sicuramente aumentare e questo soprattutto se nel consumo responsabile si potranno rendere propagandabili meglio le offerte di qualità provenienti dal nostro stesso paese.

Il concetto di responsabilità è quello che meglio sintetizza tutte le componenti degli stili di vita emergenti e comprende l'etica, il pensiero critico e la consapevolezza dei problemi, consapevolezza che però non implica necessariamente una risposta comportamentale. "Solo" il 45% del campione intervistato, infatti, si dichiara disponibile a mettere mano al portafogli per sostenere chi si dà da fare per la sostenibilità. Ma come ha messo in luce Leonardo Becchetti, è proprio il voto con il portafoglio che permette al cittadino di cambiare le cose; è la somma delle azioni individuali a comportare un cambio culturale collettivo e, premiando i prodotti responsabili, si può spostare il mercato. Ciò che dobbiamo arrivare a comprendere, continua Becchetti, è che comprare un prodotto ecologico fa bene prima di tutto a noi; e anche comprare il prodotto di un'azienda socialmente responsabile fa bene a noi, perché ce ne avvantaggiamo in quanto lavoratori.

Di fatto oggi si è compreso che ciò che spinge a modificare i comportamenti non è la mera conoscenza, passo comunque importante, bensì la condivisione di valori e la consapevolezza. Ecco che quindi diventa fondamentale la formazione nelle scuole affinché i più piccoli possano crescere con dei valori forti e condivisi. Dare valori per creare valore, lavorando coerentemente ai principi dello sviluppo bio-imitativo, dal piccolo al grande! Ed è proprio su questa idea che si fondano, ad esempio, le iniziative nelle scuole di Slow Food, e che nel futuro potrebbero essere realizzate congiuntamente dalle associazioni presenti al convegno per unire le forze verso l'obiettivo comune.

Di fatto l'Italia, paese ricco secondo i criteri dei G20 e non tra le priorità degli enti internazionali per gli aiuti, sta sperimentando l'effetto della diseguaglianza crescente che in varie filiere produttive, alimentari e non, comporta la scomparsa di attività e produzione per effetto di concorrenze e concentrazioni distributive che impediscono ai piccoli indipendenti di sopravvivere.

Nasce così l'idea che ALTROMERCATO, come sistema di catena di fornitura, sistema logistico e rete diretta di negozi aperti al pubblico, possa sviluppare un approccio intensivo ed estensivo nei confronti delle filiere italiane, influendo così come è successo con gli assortimenti fair trade anche sul resto della GDO nazionale e multinazionale.

Si tratta di una prospettiva operativa di "rilancio dei territori nei territori" aggregando le eccellenze, dando visibilità alle filiere corte, sfruttando il green procurement, intrecciandosi con le azioni dei GAS, promuovendo un'autosufficienza locale che non è autarchia, ma valorizzazione e non abbandono di terre e di saperi.

Un progetto fantastico che può coinvolgere Slow Food, Legambiente, Libera, i Consorzi di tipicità, Terra madre e tante altre espressioni del locale e del sociale, realizzando, come promuove PLEF, un trade marketing del territorio in cui la denominazione popolare e di riferimento al contesto pedogeoclimatico e culturale omogeneo diventa l'insegna, si tratti della Maremma, del Monferrato, del Salento o delle Valli Trapanesi, etc.

Becchetti, che spinge ad attuare a pieno titolo la democrazia del portafoglio, vede il pubblico come cittadino prima che fruitore di consumo e il servizio come la forza trainante di questo cambiamento; Slow food vede nell'etichetta narrante un media indispensabile; la stessa Grande Distribuzione, interpretata dall'esperienza di SIMPLY SMA, giudica in progressione questa opzione e vi si adegua con la forte motivazione del suo personale, azionista esso stesso della compagnia.

Tutti avvertono che questo cambiamento si può verificare e che i pionieri, come il moderatore Gad Lerner ha  definito ALTROMERCATO, possono essere apripista non esclusivi di tutto ciò e ancora tutti ritrovano convergenza tra questa prospettiva e la proposta formulata per EXPO 2015 al punto che  in quell'anno Milano sarà capitale mondiale del commercio EQUO SOSTENIBILE, assumendosi l'impegno di far conoscere e praticare buone pratiche come ad esempio propagandare con percorsi cognitivi, senza barriere di proprietà intellettuale e magari, come proponiamo noi di PLEF, con margini in chiaro per favorire a chi compra di riconoscere veramente il GOOD VALUE FOR MONEY di ciò che acquista, sia esso prodotto o servizio.

Insomma se è vero che dallo shopping nascono i cambi di paradigma è anche vero che da una formula distributiva come ALTROMERCATO possa nascere la NUOVA ECONOMIA, che non fa distinzione tra impresa profit e non profit, perché tutte le imprese costruiscono valore e questo valore tanto più è legato ad immaterialità, tanto più sarà in grado di soddisfare i requisiti di compatibilità con le esigenze dei fruitori che vogliono essere appagati, dei fornitori che vogliono avere un rendimento dei loro investimenti, dell'ambiente circostante che gode della minor materia necessaria per soddisfare chi compra e chi vende ed infine di tutti i portatori d'interesse che in questa nuova armonia attuano la coesione sociale.

*Per Plef Foundation

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