Le Pillole di PLEF

Oltre la Green Economy
a cura di Planet Life Economy Foundation

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Le Pillole di PLEF

di Emanuele Plata

Un titolo del genere fa pensare ad un pensiero fisso che si insinua fin dentro le viscere delle persone e che diventa una specie di padrone delle coscienze, guidandone i comportamenti; il pensiero fisso in questa analisi è il denaro, il padrone delle coscienze, al plurale, perché non è la storia simbolica di una persona ma quello di un’epoca e forse di una civiltà a cavallo del ventesimo secolo, è il capitalismo.

Non si tratta di una riflessione teatrale o di costume, bensì del risultato di un’analisi filosofica sulle diversità tra economia e capitalismo (Capitalismo nella mente , Eupress, Lugano 2014, pp. 214, € 17,00), condotta da Dario Barassi, uomo d'impresa, manager prima e consulente poi, con compiti in importanti consigli di amministrazione, nel tempo svizzero ritagliato dopo una laurea e un master in scienza, filosofia e teologia delle religioni.

Il punto di partenza è l'analisi epistemologica delle terminologie e la ricostruzione, fin dai classici greci, del significato di economia: nei primi capitoli viene così postulata la differenza tra economia come soddisfazione dei bisogni e capitalismo come realizzazione dei desideri, il primo concetto motivato dal sistema di relazioni che regolano le comunità e lo scambio come indotto utile alle soddisfazioni reciproche di necessità, il secondo, invece, motivato dalla ricerca della propria realizzazione attraverso l'esercizio di un proprio vantaggio. E' significativo che entrambi i concetti possano far leva sul riferimento alla felicità, ma il primo inteso come parte di un tutto partecipato con altri e il secondo finalizzato da una sorta di egolatria.

Il pensiero ricorrente è al Mefistofele Faustiano che compra l'anima di chi seduce, oppure al vitello d'oro del paganesimo di ritorno del popolo prediletto, ma in quest'analisi il denaro non rischia di essere trattato poeticamente, al contrario viene considerato con disciplinato rispetto nel riesame delle varie scuole economiche fino a distinguere, come matrice della prospettiva capitalistica, il liberalismo dal liberismo, connessi rispettivamente all'individualismo vero (il primo) e all'individualismo falso (il secondo), nel senso che il liberalismo fonda il suo principio sull'espressione di libertà sul rispetto di libertà di tutti, mentre il liberismo sfrutta il principio di libertà come predominanza su altri.

Sempre la chiave etimologica ci svela che il pasticcio in cui siamo progressivamente finiti nel Novecento fino alla deriva attuale post Guerra Fredda che ha fatto esistere l'assioma mercati - democrazia - pace per far proliferare il capitalismo anche nei paesi emergenti - e paradossalmente di dottrina comunista -, è stato un rischio o una minaccia ben conosciuta fin dagli antichi che hanno sempre posto come antidoto alla fragilità della pratica economica la POLIS; questo ci fa intuire che proprio l’insorta debolezza della polis, non più parametrabile su dimensioni conosciute ma ormai afferente l'intero pianeta, è all'origine dell'invasione capitalista, purtroppo secondo il testo divenuta una patologia universale che, ben più pericolosa del consumismo, si è appropriata delle moltitudini.

Che ne penserà l'elite che è da sempre associata al controllo del grande capitale? E’ espressione della sua abilità quello che sta succedendo e che il libro intercetta? Se paragoniamo l'argomento al consumismo, non c'è dubbio che questo è stato un effetto della manovra dell'offerta. Allora in questo caso i grandi artefici del denaro che produce denaro sanno e vogliono che il capitalismo sia nella mente della gente e ritengono che questo effetto massivo non comprometta la loro avidità, anzi consenta loro di sentirsi registi arroganti. Forse in questo caso il tentativo va ricondotto a finalità egemoniche di tipo spirituale e, senza fare del complottismo, il libro fa riflettere su questa corrotta mano invisibile, tuttavia il riferimento alla POLIS da reinventare apre l'orizzonte delle possibili reazioni. La nuova POLIS, senza essere esplicitamente citata nel testo, viene riconfigurata attorno al concetto e alla pratica dell'ecosistema, il cui rischio di essere compromesso definitivamente per la specie umana fa rinserrare le fila di comunità che riconsiderano le proprie attività ai fini utili di una preservazione ed autosufficienza, rimettendo nell'ordine delle felicità componenti che usano il denaro, ma che non sono il denaro, che riconsiderano il bene comune come patrimoni tangibili ed intangibili di cui la contabilità può tener conto e che si valorizzano ancor di più grazie alla condivisione reale di beni e attività.

E' questa prospettiva ricca di umanità che ha incominciato a penetrare nelle moltitudini e che si affranca lentamente dalla patologia di massa; qualcuno parla di nuovo umanesimo, qualcun’altro riprende l'uso semplice del termine “capitale” e in letteratura di capitali se ne contano sei, quello finanziario, quello materiale, quello sociale, quello relazionale, quello organizzativo e quello naturale. Di fatto, la lettura di questo originalissimo testo di Barassi, sembra suggerirci che è meglio non parafrasare il termine capitalismo con nuovi attributi, ma lavorare sulla pratica economica con le nuove logiche della circolarità e delle condivisioni, perseguendo il SENSO RITROVATO della costruzione del valore come i soci promotori di Planet Life Economy Foundation fin dall'inizio si proponevano di fare, impressionati dall'allontanamento dai mercati e dal progressivo condizionamento della finanza  che le imprese dimostravano.

Non a caso lo stesso autore, Barassi, è tra i soci promotori della onlus PLEF e il richiamo che vedo nel suo ultimo lavoro del “Capitalismo nella mente” è un energico allertamento a  parlare alla gente  dell'economia, o come piace a me della PLANOMIA, che, con un neologismo, abbiamo definito la disciplina dello sviluppo che considera le regole del Pianeta come casa comune in questo sistema chiuso fatto di relazioni.


 

Tags:
capitalismo nella mentedario barassiplef
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