Le Pillole di PLEF

Oltre la Green Economy
a cura di Planet Life Economy Foundation

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Le Pillole di PLEF

di Emanuele Plata

La tesi principale che emerge dal venticinquesimo Rapporto Italia di Eurispes, presentato a Roma presso la Biblioteca Nazionale attraverso la consegna simbolica dell’analisi dello stato del nostro paese alla fine del 2012, secondo il presidente dell’istituto, il prof. Gian Maria Fara, è che l’abbandono del buon senso, della semplicità delle analisi e delle scelte sedimentatasi in anni di incapacità a risolvere i vari problemi di continuo denunciati, abbia compromesso il ceto medio e con esso il principale baluardo della democrazia.

La ripetitività dei problemi non risolti, sommati alle nuove emergenze, ha fatto cadere la fiducia nelle istituzioni ad un livello ancora più basso, svelando la perdita di una bussola o di un sogno e il progressivo consolidarsi di un soggettivismo egoista  che ha sempre più nei fatti esasperato le diseguaglianze.

Fara non cita solo Canetti, che afferma “La cosa più dura è tornare sempre a scoprire ciò che si sa già”, ma dichiara con la consueta franchezza la delusione degli Italiani sull’uso che si è fatto del sogno europeo, sulla  perdita di consenso nella Presidenza della Repubblica, sulla totale sfiducia nei confronti del governo, del parlamento e dei partiti, sullo sgretolamento di un’idea tecnica nella gestione dell’emergenza.

La ricostruzione dei motivi alla base di questo malessere è facilmente storicizzabile e risiede nella costante fuga della classe dirigente italiana dall’assunzione di una propria responsabilità, che ha coinvolto sempre più attori decisionali, analisi che si collega, secondo Eurispes, all’evidente criticità del nostro approccio all’Europa: come in altre circostanze storiche, si sono fatte delle scelte basate sui problemi esistenti, senza la capacità di vedere la proiezione del futuro e operare coerentemente in un progetto comune.

In questo stato di cose, le nostre endemiche difficoltà italiane hanno determinato una crescente incapacità critica e di costruzione di consenso, perseverando nella costruzione di leadership apparenti e auto referenzianti, che hanno generato un dibattito politico fatto di slogan, di scoop e di spot che nulla hanno a che vedere con la discussione tra le diverse soluzioni di un problema analizzato e documentato e da cui si possano trarre visioni del futuro su cui spendere se stessi.

Fa specie che in questo diffuso calo di fiducia, tra le istituzioni si salvino le forze dell’ordine, le forze armate e la magistratura; fa specie ma non è contraddittorio con un possibile rischio di eversione: laddove infatti si riconduce  valore alla forza organizzata, si lambisce il giustizialismo e l’ordine per l’ordine.

In una società complessa e disorientata tra le molteplici dicotomie che l’analisi evidenzia, economia e finanza, sviluppo e crescita, realtà e rappresentanza, giovinezza e vecchiaia, emerge anche il complottismo, emerge una sorta di ribellione a fenomeni inspiegabili come il perché non si generi più valore,  comprendendo forse quello che è lo spreco, specie delle cose pubbliche, ma comprendendo meno che anche la nostra longevità determina il non uso di risorse.

La prospettiva da favorire non può quindi che essere di cambiamento, battendo i conservatorismi delle istituzioni e riprendendo potere con la partecipazione attiva a qualsiasi momento di scelta, investendo sui giovani, sulle donne, sull’integrazione con gli altri, sull’istruzione e la ricerca e sui comportamenti onesti, per non usare un’ennesima volta l’attributo etici, che contraddistingue di certo qualcosa che si sapeva già.

Il piano 2013 di attività Eurispes, basato con collaborazioni internazionali sullo studio delle “QUALITA’ SOCIALI” e sulla “DEMOCRATIZZAZIONE DEI MEDIA“, ci aiuta ad essere più positivi, sapendo però che i ricercatori dell’EURISPES più che darci ricette, sviscereranno problemi.

Tuttavia sarebbe già sufficiente se tutti iniziassero a vederli ed esserne consapevoli. Come ricordava Shakespeare: “Che epoca terribile quella in cui degli idioti governano dei ciechi”.

 

 

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