Le Pillole di PLEF

Oltre la Green Economy
a cura di Planet Life Economy Foundation

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Le Pillole di PLEF

Di Emanuele Plata - Plef

Chissà se il nuovo commissario all'ambiente s'intenderà col commissario all'energia. La nuova organizzazione varata in Europa con 27 commissari e 7 vicepresidenti, definiti coordinatori di progetto, ma con non pochi interrogativi su come le responsabilità continuative si intreccino con quelle di progetto, dovrà confrontarsi con priorità planetarie sia perché l'Europa rappresenta il primo mercato al mondo negli scambi con tutte le altre aree geopolitiche, sia perché il decennio che riempirà l’agenda della nuova commissione, ovvero fino al 2020, arriva alla vigilia dell'ultima generazione che, se redime i comportamenti passati, può evitare il collasso previsto e confermato dal famoso studio sui “limiti dello sviluppo” ipotizzato al 2050.
La questione è tanto più concreta se si considera che entro quest'anno l'Unione Europea dovrà definire i suoi impegni al 2030 su clima ed energia per l'accordo post KYOTO, programmato a Parigi a fine 2015.
Ad oggi le emissioni di gas serra sono cresciute di oltre il 30% dal 1990, raggiungendo i quasi 50 miliardi di tonnellate equivalenti e, di questo passo, a fine 2050 arriveremo oltre gli 80 miliardi, quando invece, per evitare un effetto di surriscaldamento superiore ai 2 gradi nel 2050, dovremmo rimanere sotto i 25 miliardi di tons eq!!

Chissà se l'Europa saprà convincere gli altri grandi emettitori come USA, CINA e GIAPPONE che gli interventi correttivi sono inderogabili.
I mezzi ci sono, soprattutto sono chiari i passaggi che occorre fare:
1. fissare target convergenti in emissioni pro capite di gas serra,
2. rendere vincolanti i target con controlli e sanzioni,
3. ridurre l'uso dei combustibili fossili (carbone e petrolio) abolendone i sussidi dove esistono,
4. sviluppare la produzione elettrica a bassa emissione (escludendo il nucleare),
5. introdurre una fiscalità ecologica basata sul carbonio,
6. massimizzare i trasporti sostenibili,
7. riallocare le risorse per favorire la conversione industriale dal brown al green,
8. riforestare.
 
L'Europa per molti aspetti è più preparata tecnicamente a fare da leader in un processo di questo tipo e può avere la forza commerciale per favorire e accelerare questi cambiamenti, adottando barriere fiscali nell'import di merci da paesi che disattendono regole condivise e promuovendo sistemi di apprezzamento in paesi virtuosi, ad esempio nei confronti dei loro titoli di stato grazie ad un’azione sui rating riconosciuti.
Se questo approccio valesse, si potrebbe considerare fattibile anche perifericamente, territorio per territorio, riallocando incentivi e modificando la pressione fiscale sempre a carico di chi inquina e a beneficio di chi è virtuoso e riconoscendo merito di credito o potenzialità di social bond a chi produce un beneficio attraverso una pratica di emissioni pro capite inferiore o uguale ai target convenzionalmente fissati.
Per l'Italia, oltre a tentare di promuovere quest'approccio, si prospetta l'opportunità di diventare protagonista, adottando questa politica attraverso la delega fiscale e contemporaneamente adottando una politica industriale totalmente green oriented.

Partiamo da una situazione forte di paese non nucleare, di forti potenzialità, dalle rinnovabili in primis, dalla tradizionale capacità idroelettrica, con la necessità di ridurre la nostra dipendenza dall'estero per le fonti energetiche fossili, dalle potenzialità che interventi di efficientamento sull'edilizia e sui trasporti possono darci, da competenze di economia circolare spinta grazie all'esperienza fatta attraverso la gestione dei ricicli, dall’estrema coerenza di un posizionamento di biodiversità che dall'agricoltura arriva all'industria e ai servizi, dall'esigenza prioritaria di salvare molti dei nostri tesori paesaggistici, dal rischio di finire sommersi dall'innalzamento dei livelli del mare.
Per tutti questi motivi e altri ancora, di responsabilità intellettuale, PLEF e il Consiglio Nazionale della Green Economy formalizzano il loro pensiero verso il Ministero dell'Ambiente e dello Sviluppo economico, affinché ci si muova in questa direzione senza indugi e senza i condizionamenti imposti da potenziali conflitti d'interesse che le alte sfere della nuova commissione europea rischiano di presentare, posto che le agenzie di stampa attribuiscono al commissario spagnolo neonominato per Energia e Clima, il signor Miguel Arias Canete, niente meno che una presenza come consigliere d'amministrazione di alcune società petrolifere. Se fosse così, auguriamoci che i nostri rappresentanti trovino un sano alleato nel commissario dell'ambiente, il maltese Karmenu Vella, e a quel punto forse la scelta di avere corresponsabilità tra più commissari, scelta dal presidente Jean Claude Juncker, sarà stata una buona idea.

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commissione ueeuropaclima
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