Le Pillole di PLEF

Oltre la Green Economy
a cura di Planet Life Economy Foundation

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Le Pillole di PLEF

Di Emanuele Plata*

Il politecnico di Milano (MIP) ha organizzato con la sua scuola di management l'osservatorio sull'equity crowdfunding in Italia e alla sua prima presentazione ha fatto emergere il sentimento oltre che il razionale riscontrabile nel paese su questo argomento. Il primo sentimento lo si percepisce ricostruendo come questa iniziativa sia nata durante il governo Monti, un governo detto dei tecnici a cui si è attribuito uno scarso sentimento ma che nello specifico, occupandosi di un problema di adeguamento sul fronte digitale del nostro sistema, ha studiato una serie di ipotesi favorevoli all'emersione di nuove iniziative ICT  progressivamente estese alle imprese con caratteristiche innovative, non solo informatiche e digitali, ma ulteriormente  allargate ad imprese innovative anche socialmente.

L'estensione coraggiosa sembra sia stata fortemente sostenuta, ma anche avversata, dalle anime interne sia di livello politico che funzionale e in questo dibattito i cronisti rivelano che la prospettiva di una diversa opportunità finanziaria sia risultata alla fine quasi come un compromesso tra chi intendeva far entrare nel nostro ordinamento i social bond e chi, non volendoli, ha ceduto su un equity crowdfunding regolamentato.

Di fatto una grande novità, quasi una piccola rivoluzione inizialmente comprensibile per i pochi addetti,  ma in breve tempo diventata quasi popolare. Succede a volte che al di là di quello che il proponente immagina, un'iniziativa prenda il largo. Il decreto del novembre scorso ha fatto proprio questa esperienza: la voce è girata, i testi sono stati letti, riletti, divulgati e apprezzati. Lo slogan che l'Italia diventava il primo paese a lanciare la raccolta di capitale a rischio diffuso tramite internet, ma con la vigilanza di una struttura autorevole e centrale, è andata sulla bocca di tanti.

L'innovazione c'era e c'è: raccogliere capitali di rischio su progetti di nuova imprenditoria e per giunta non lasciati alla jungla di internet, ma con un minimo e sostanziale controllo riconosciuto alla CONSOB, è piaciuto a tanti, agli inventori, agli imprenditori, agli amministratori locali, ai cittadini, alle mamme e ai papà di nuovi laureati e intelligenti, ai giornali, ai nonni, ai preti, agli indignati, alle ONG, ai volontari, insomma alla massa critica che sente maturi i tempi del cambiamento a partire da un cambio di paradigma nell'economia.

Figuratevi PLEF, con tutta la sua teoria del capitalismo consapevole, della creazione del valore locale partendo da strategie rispettose del vincolo ambientale, sociale ed economico prioritariamente realizzabile da PMI e da start up giovanili di nuova occupazione. Tutto questo entusiasmo si combinava con l'altro sentimento di non saper più che fare con le banche e le istituzioni finanziarie, angeli o no, del rendimento più alto e della Exit philosophy.

Tutto questo entusiasmo trovava spazio nelle quantità crescenti di idee imprenditoriali generanti spin off universitari, da idee della green economy, dal tentativo di rigenerare il sistema di imprese culturali, dalla necessità di trovare soluzioni alternative ai servizi in via di estinzione del welfare pubblico. In sostanza una grande offerta di potenziale nuova imprenditoria ed occupazione, una grande domanda di investimenti responsabili e soprattutto accessibili e controllabili, una necessità/opportunità di prepararsi a questo nuovo orizzonte.

In Economia di tanto in tanto i nuovi orizzonti si sono delineati, ad esempio quando sono nate le società di capitale, quando è nato il welfare, ogni volta che c'è stata un'evoluzione tecnologica, quando sono stati aperti nuovi mercati, quando sono nate nuove monete, etc. Oggi la raccolta del capitale di rischio in modo diffuso rappresenta un nuovo orizzonte. Si tratta per il mercato di saper riconoscere le nuove idee imprenditoriali, di aiutarle a pianificare al meglio la loro politica di penetrazione nel mercato, di capirne la sostenibilità nel tempo da tutti i punti di vista ambientale, sociale ed economico.

Nasce così l'idea che l'equity crowdfunding connetta imprenditore/inventore e gli azionisti popolari  tutelati da un regolatore che offre garanzie di serietà e di supervisione informativa. Il decreto legge attribuisce alla CONSOB il ruolo di regolatore all'interno della normativa vigente. La CONSOB lancia una moderna e apprezzabile consultazione a cui anche PLEF partecipa. La CONSOB, una volta raccolte le idee, realizza un regolamento che entra nella conversione in legge del decreto e qui nascono le sorprese.
La prima sorpresa è che i portali da riconoscere come abilitati a raccogliere i capitali diffusi per l'impresa vengono non solo vagliati e inseriti in un albo, ma devono avvalersi di banche e operatori finanziari riconosciuti dalla legge bancaria per ricevere e gestire i fondi raccolti, apparendo esplicitamente col proprio nome e cognome accanto a quello del portale stesso. Con questo punto è evidente quindi la nascita vincolante dell'intermediario che a sua volta è affiancato da soggetti istituzionali del credito.
La seconda sorpresa è che il regolatore, argomentando la necessità di una tutela nei confronti del piccolo investitore, prevede che per contributi individuali superiori ai 500 euro, debba compilare una serie di documenti che dimostrino un'istruttoria completa sull'impresa, il suo piano di attività.
La terza e più deflagrante sorpresa è che, sempre per tutelare il piccolo investitore, la provvista di fondi debba includere sempre almeno un 5% del capitale richiesto sottoscritto da investitori "grandi" ovvero gli istituzionali!

Queste evidenze, parzialmente sottaciute dal rappresentante CONSOB intervenuto, sono clamorosamente emerse nella tavola rotonda. Partendo dalla dichiarazione condivisa dai più che l'imprenditore è sempre l'eroe SHUMPETERIANO, si riscontra che la contemporaneità attualizza questa figura come "accompagnata da chi con lui, nella comunità, condivide il rischio in quanto convinto della ricaduta sociale, ambientale ed economica dell'impresa, asset della comunità stessa" (SHILLER - nobel per l'economia 2013).
Ciò significa, come hanno sostenuto due imprese che si propongono come portali riconoscibili, che la presenza delle banche, come braccio operativo nel deposito della provvista, diventa un handicap per le preoccupazioni reputazionali asserite dalle banche.
Ciò significa, come ha sostenuto un imprenditore inventore, che la richiesta al piccolo investitore di compilare decine di documenti per sottoscrivere una quota da 1000 euro spinge lo stesso investitore a preferire il gioco dell'Enalotto che, per la stessa cifra investita, non gli chiede niente.
Ciò significa, come ha sottolineato un legale esperto di uno studio internazionale, che la logica originale di promuovere dal piccolo al grande l'iniziativa imprenditoriale si snatura per la condizione che debba esserci necessariamente un investitore istituzionale, il quale un 5% lo metterà solo a partire da cifre per lui significative.

Sta di fatto che questo abbiamo e che quasi tutti vogliono provare ad usarlo e a migliorarlo, magari riuscendo a togliere a forza di spallate queste condizioni di falsa tutela che più assomigliano a conservatorismi di retroguardia. La realtà in movimento dimostrerà che anche il capitale può diffondersi via internet senza danni maggiori di quelli che normalmente accadono, così come col commercio via internet si è già sperimentato.

1400 imprese innovative sono già registrate, l'idea che i territori senza più le loro banche possano ritrovare la strada della relazione con le PMI è condivisa, l'idea che la conversione da brown a green economy passi da lì è altrettanto corrente. La domanda è: cosa succederà ora? Molti portali verranno riconosciuti? Nascerà anche un mercato secondario? Gli incubatori si trasformeranno in portale o in intermediari? Gli investitori istituzionali potranno essere invece solo i professionali come le Fondazioni e gli stessi incubatori? Le commissioni di success fee saranno sufficientemente remunerative per i portali o richiederanno fee di ingresso? Nasceranno fondi di private equity specializzati in questa raccolta e con tempi di uscita non speculativi?

A tutto ciò l'osservatorio appena nato potrà dare un contributo. Noi di PLEF ce lo auguriamo e siamo convinti che da una circostanza quasi casuale sia arrivato un altro pezzo del Nuovo Mondo!

*Per Plef Foundation

Tags:
crowfunding
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