Le Pillole di PLEF

Oltre la Green Economy
a cura di Planet Life Economy Foundation

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Le Pillole di PLEF

di Emanuele Plata

Il Parlamento e la Commissione Europea nel semestre di presidenza italiana hanno deliberato e resa operativa una direttiva destinata a cambiare non poche cose. In termini formali ci riferiamo alla Direttiva 2014/95 del 22 ottobre 2014 che riguarda la comunicazione di informazioni di carattere non finanziario e di informazioni sulla diversità da parte di imprese di grandi dimensioni.
Le imprese obbligate saranno quelle da 500 dipendenti in su e l'inizio dell'obbligo avverrà coi bilanci del 2017, atteso che gli stati membri dovranno recepire nei loro ordinamenti questa direttiva entro il marzo 2016.
Cosa significa tutto ciò? In apparenza un aggiornamento delle disposizioni relative ai sistemi contabili a livello europeo, in realtà, invece, l'ingresso ufficiale della sostenibilità o più semplicemente della responsabilità ambientale e sociale dell'impresa nella rendicontazione ufficiale per l'Europa.

La questione è di sostanza, tanto che la direttiva non ha bisogno di molti articoli per esprimere ciò che bisogna fare: dice, in pratica, che le imprese devono dire cosa fanno per costruire valore durevole rispettoso dei vincoli ambientali e sociali e, se non lo dicono, devono spiegarne i motivi.
E’ vero che l'Europa fin da Lisbona ha sancito obiettivi di protezione dell'ambiente e di inclusione sociale principalmente attraverso la priorità della conoscenza e lo stimolo all'ecoinnovazione. E' vero che i fondi di Horizon 2020 sono mirati su questi temi e che la struttura comunitaria si muove a tutti i livelli per promuovere questi concetti, ma ora con una decisione politica e normativa si entra nel vivo partendo dalle imprese.
Così facendo si dice che la nuova arena competitiva sul mercato e tra le imprese è la loro capacità di dimostrarsi imprese sostenibili, si afferma una possibile nobilitazione dell'impresa capace di includere nella sua strategia il rispetto dei vincoli ambientali e sociali, si indirizza il riconoscimento del merito del credito o la raccolta di capitale su elementi sostanziali della durabilità d'impresa.

Si pone enfasi sulla rilevanza che una governance d'impresa sia dotata di una diversità culturale che non è solo di genere, ma anche di età, di etnia e, in sintesi, di  interessi, tipicamente quelli dei lavoratori coinvolti insieme alla proprietà e al management.
Si impone, senza scriverlo, un adeguamento delle strutture interne che sappiano muoversi non solo nei reparti amministrativi ma in tutta l'azienda col cosiddetto INTEGRATED THINKING, ma, cosa ancora più importante, si dà per assunto che a monte dell'organizzazione, dell'esecuzione e della rendicontazione ci sia, e venga esplicitato, un pensiero strategico sostenibile.
Da qui l'effetto sull'acculturamento d'impresa, sul corrispondente adeguamento delle rappresentanze, dei tecnici di auditing e revisione, degli analisti finanziari, delle reti bancarie e dei policy makers che, se attenti a questa trasformazione nelle imprese, potranno capire con maggiore concretezza dove sul piano ambientale e sociale le imprese falliscono e il pubblico deve intervenire.

Un programma rilevante si presenta d’ora in avanti, alcune imprese sono già rodate coi loro sistemi di rendicontazione di sostenibilità o sociale, gli stessi consulenti, a partire dai gestori di standard come il GRI, sono preparatissimi ma il bello è l'europeizzazione del metodo che in questi termini conferisce all'Unione una posizione di leader nella sostenibilità, determinando un contagio virtuoso fino alla borse, ai fondi di investimento, al confronto con le altre aree geopolitiche e, per noi italiani, alla sfida più rilevante, quella di coinvolgere le PMI che di fatto dalle analisi di PLEF partono ancora più avvantaggiate, perché più flessibili, più adeguabili, più vicine al territorio, più partecipabili dai portatori d'interesse.

Certo la norma europea parla di ambiente e società, ma l'interpretazione che si profila in questo orizzonte vede l’inserimento di tutti i sei capitali, da quello finanziario, a quello materiale, da quello naturale, a quello sociale, da quello organizzativo a quello relazionale, ponendoci così nella prospettiva che il bilancio integrato con la patrimonializzazione di tutti gli intangibili sia alla “portata”! GRAZIE EUROPA!
 

Tags:
direttive europeeueplef
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