Le Pillole di PLEF

Oltre la Green Economy
a cura di Planet Life Economy Foundation

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Le Pillole di PLEF
Il cambiamento non aspetta: l'esempio della distribuzione

Di Emanuele Plata

Questo è un periodo in cui anche il settore trainante il ciclo economico più recente, e cioè dagli anni ‘80 ad oggi, il RETAIL sta vivendo il cambiamento.

All'apice del ciclo c'era la constatazione che WALL MART era diventata la società più capitalizzata al mondo e si sapeva che la politica commerciale e organizzativa di questo gruppo americano  schiacciava i fornitori, spremeva i dipendenti, sradicava la concorrenza. Poi si è incominciato a vedere e a sentire che Wall Mart realizzava nuovi centri commerciali ecologicamente studiati, che introduceva criteri di sostenibilità nella rendicontazione!!

Un caso come quello di San Paolo sulla strada di Damasco? No, l'evidenza che il modello di business sarebbe saltato e l'accortezza di girare il timone!! Ma questo li salverà a medio e lungo termine? La domanda non è scioccamente retorica o ingenua, visto che comunque i conti e la quota di mercato nel mondo sono sempre brillanti, la domanda ha un senso perché considera in profondità il cambiamento nel modello di Business.

Quella di guardare il cambiamento nel retail è una delle priorità di PLEF che valuta il mondo del cosiddetto mass market, il più rilevante per capire il passaggio da un paradigma di vecchia economia a quello di nuova economia, perché nel mass market si verificano gli stili di vita promossi dall'offerta o esercitati da chi domanda.

Questo è lo spirito che dal 2011 anima un’esperienza unica nel mondo è cioè un momento di riflessione su come evolve verso la sostenibilità il settore  della distribuzione, momento che dai primi passi abbiamo intitolato GREEN RETAIL FORUM, dove sollecitiamo ad incontrarsi operatori consolidati che azionano delle iniziative di conversione dal brown al green, altri che partono su temi già collocati sull'ambiente e sul sociale ed altri ancora che  realizzano transazioni  su basi di relazioni totalmente nuove. Le tre tipologie le chiamiamo Verdi, Più Verdi e Verdissimi.
Nel 2014 il FORUM ha aggiunto uno spazio espositivo, per fornitori di idee, beni e servizi adatti al cambiamento, e uno spazio di incontri one to one tra operatori e portatori d'interesse (per chi volesse vedere il ricco programma, può andare su http://www.greenretailexpo.it/).

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Quest'anno le insegne coinvolte della distribuzione attiva in Italia le abbiamo trovate tutte in subbuglio: BILLA che cede e forse esce, AUCHAN che cambia vertici e riconsidera le  strategie, Carrefour che rilancia gli investimenti dove anni fa li escludeva, ovvero nella prossimità, UNES che afferma la lotta controcorrente, COOP che, cambiati i vertici, deve sciogliere i nodi tra i poli e il nazionale, INTERDIS che ritorna al Gruppo VèGè, DESPAR che si sparpaglia, CONAD che assume più potere in Alleanza cooperativa, TRONY che acquista FNAC Italia e Darty, IKEA con gli scioperi delle cooperative di Facchini, EXPERT e UNIEURO che si fondono, centrali d'acquisto come CENTRALE ITALIA che si sciolgono, etc.

Il mercato non è in fermento, è in cambiamento e non è lo stesso cambiamento dell'avvento dei discount, è più profondo, lo hanno dimostrato i dati delle ricerche sul fronte degli acquisti che sono sì dominati dalla preoccupazione del risparmio, ma con un pubblico che si avvale di soluzioni creative che vanno al di là della ricerca della promozione più favorevole o del punto vendita alternativo e considerano per scelta o necessità il gruppo di acquisto solidale, la condivisione, il noleggio, il riuso, l'assistenza, e facendo questo imparano che esistono spazi per fare le cose diversamente ovvero produrre insieme per mangiare, ovvero non buttare per risparmiare, ovvero  comprare da chi si preoccupa di rispettare e aiutare il prossimo o da chi si preoccupa di aiutare e rispettare l'ambiente che ci circonda o il meglio da chi fa entrambe le cose. Si chiamano GAS, CARITAS, EFFECORTA, ALTROMERCATO, NEAR, MERCATO DEL CARMINE o altri ancora,  ce ne sono tanti e rispettabili.

C'è addirittura la logica e la politica popolare della democrazia del portafoglio e cioè di scegliere e comprare da chi se lo merita con a disposizione strumenti come guide al consumo consapevole, azioni di cash mob, algoritmi e application sul tipo di SIXTH CONTINENT, c'è insomma una moltitudine in cammino che non è antagonista, ma è determinata.

Perciò l'operatore che va contro corrente rispetto ai conformismi dei salotti buoni ma che fa scelte  di assortimenti, di organizzazione, di strutture, di servizi in linea con questi nuovi modelli di comportamenti, realizza in questo modo il suo nuovo modello di business con cui costruisce valore e se questo modello è esplicitato ed è considerato autentico e condivisibile anche nei miglioramenti, avrà successo.

Come dimostrano sempre le ricerche, questa volta sul fronte reputativo delle imprese, i retailer ovvero i negozianti, partono con una predisposizione positiva del pubblico che si sente in grado di interagire con loro affermando una volta di più che è la vicinanza al mercato che paga se si ascolta e ci si comporta di conseguenza, certo che il pubblico digitale cerca chi lo ascolta anche in modi diversi da prima e allora il modello deve essere adeguato anche a questa innovazione relazionale e si scoprirà che gli scambi non sono in crisi, ma sono cambiati.

IL CAMBIAMENTO NON ASPETTA, SI FA!

 

 

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