Le Pillole di PLEF

Oltre la Green Economy
a cura di Planet Life Economy Foundation

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Le Pillole di PLEF

Di Emanuele Plata*


La seconda edizione degli Stati Generali della GREEN ECONOMY avvenuta il 6 e 7 novembre a Rimini in occasione della diciassettesima fiera di ECOMONDO, ha  reso evidente le due rive del fiume che la società si trova ad affrontare. Il 6 novembre, con l'intervento del Ministro Orlando, si è visto cosa ci può essere al di là del fiume,  perché Orlando ha parlato di un posizionamento competitivo per il nostro paese che prenda spunto dalle sue forze e dalle sue caratteristiche di bellezza, di lavoro in qualità di imprenditoria diffusa, di centri storici come anime del genius loci e ha argomentato che a) la scelta a favore di un vincolo sul suolo affinché si riqualifichi l'esistente e non si sottragga altra terra per la cementificazione è necessaria ed utile, b) evitare la coesistenza tra agricoltura convenzionale e biologica con quella geneticamente modificata non ha una ragione ideologica, ma un fondamento di opportunità e valorizzazione della nostra offerta e della impresa agricola multifunzionale, c) dare la priorità alle azioni contro i rischi idrogeologici e ai conseguenti investimenti di prevenzione ha un ritorno di vantaggi economici enormemente palesi rispetto ai danni già sperimentati nelle cose e nelle persone, d) il recupero effettivo delle zone da bonificare che occupano una superficie pari a una regione media italiana significa non solo innescare un volano produttivo per la bonifica in sè, ma rimettere in circolo spazi produttivi altrimenti drammaticamente dannosi come dimostrano i fatti quotidiani della cosiddetta terra del fuoco. Insomma il Ministro ha dato parecchie argomentazioni, affrontando ognuno dei 10 punti proposti dal lavoro di un anno del CONSIGLIO NAZIONALE DELLA GREEN ECONOMY cui ha dato ampio riconoscimento di essere espressione rivoluzionaria del processo partecipativo nel nostro paese con la voce raccolta da oltre 60 istituzioni rappresentative del sistema d'imprese in Italia, tra cui noi di PLEF, impegnate nel riconsiderare la loro realtà e nel vederla con gli occhi di un sistema paese.

La cosa ha fatto senz'altro un gran piacere a EDO RONCHI, che di questa iniziativa ne è l'ideatore e il referente e che nel suo successivo intervento ha palesato come le 10 proposte urgenti hanno possibilità di recepimento normativo e attuazione in un ambito di indicazioni internazionali che, rifacendosi alle Nazioni Unite, possono portare a un GREEN NEW DEAL, cioè ad un nuovo patto tra Stato, imprese e cittadini in una visione condivisa della comunità internazionale. Un patto basato sull'idea che uno sviluppo durevole si associa al benessere delle persone prima che alla ricchezza delle nazioni e che in questo benessere c'è spazio per occupazione, politica sociale e remunerazione d'impresa.

L'idea bellissima di quel che c'è al di là del fiume in piena della crisi attuale è stata brillantemente sottolineata con evidenze di fattibilità economiche sia da Marco Frey, che ha esposto il framework  internazionale dell' UNEP, che da Ivana Capozza dell'OECD, che ha tratteggiato un primo passo da fare per attraversare il fiume e cioè quello di appoggiare con sicurezza il piede sulla pietra della riforma fiscale verde, eliminando gli incentivi alle attività non ecologicamente corrette o tassandole in rapporto alla loro pervicacia di inquinamento così che, trasferendone i benefici in riduzione del costo del lavoro, si ottiene sviluppo, equità e meno vulnerabilità nei nostri ecosistemi.

Questa sintesi di cosa vediamo al di là della crisi e da dove incominciare ad affrontarla è tuttavia stata messa in forse dalla litigiosità emergente dai rappresentanti delle amministrazioni locali che, pur sulla stessa parte della riva, si arrovellano su chi debba mettersi in testa all'attraversamento e poi, in modo ancora più vistoso, dal Ministro Zanonato che, con la prudenza di chi ha ben presente i sacrifici di chi dovrà abbandonare vecchi incentivi o vecchie posizioni, si pone il dubbio se sia meglio aspettare che il fiume, per volontà di altri, vada in secca per poterlo attraversare, dimenticandosi che se lasci decidere ad altri, i sacrifici saranno di tutti e non di qualcuno che deve cambiare.

Ben ha sintetizzato Corrado Clini che a questo stallo ha dato la definizione di difficile transizione da brown a green economy come un fatto culturale di compromessi più che di scelte strategiche in cui la sintesi governativa non può essere di pochi dicasteri ma della collegialità. In questa collegialità verrebbe voglia di veder presente il funzionariato burocratico perché, a detta degli stessi ministri, alle scelte legislative non sempre fanno riscontro le procedure attuative e anche quando ci sono, l'esecuzione spesso e volentieri è così lenta da costituire un ostacolo agli investimenti.

Allora i suggerimenti di chi vuol affrontare il passaggio del fiume sono quelli di dedicare i lavori parlamentari alla scelta strategica: se ne facciano interpreti Orlando, Realacci e altri rappresentanti politici che si muovono su questi temi, si reintroduca, dopo la scelta strategica, una delega di pianificazione a medio e lungo termine, con cui le leggi annuali finanziarie o di stabilità debbano essere coerenti, si  proponga alla comunità europea questo percorso istituzionale come obbligo, per gli stati aderenti, al fine di disporre bottom-up del percorso di pietre su cui appoggiare i piedi per arrivare dall'altra parte del fiume e trovare che tutto intorno è VERDE e BLU. Senza dimenticare che un grande ponte per guadare il fiume proviene proprio dalla cittadinanza attiva, come testimoniato durante gli Stati Green, quando abbiamo assistito ad una grande interazione sui social media con oltre un milione di tweet prodotti (con domande, anche scomode, ai relatori in sala).

La green economy non potrà attuarsi né con la "freddezza" delle istituzioni né con la sola convenienza profit del business, ma dovrà fare i conti, oltre che con la responsabilità sociale ed etica d'impresa, con il ruolo della cittadinanza attiva che oggi, a differenza del passato, può informarsi, confrontarsi e partecipare consapevolmente al processo di trasformazione della società.

Il Consiglio Nazionale della GREEN ECONOMY, come esempio rivoluzionario di sistema partecipativo, sarà spinto da noi del PLEF a lavorare in questo senso e a portare ad ogni appuntamento degli Stati Generali un momento di controllo su come stiamo preparandoci ad attraversare il fiume.

*Per Plef Foundation

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