Le Pillole di PLEF

Oltre la Green Economy
a cura di Planet Life Economy Foundation

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Le Pillole di PLEF


Emanuele Plata, per Planet Life Economy Foundation

A Rimini, con il consueto appuntamento di ECOMONDO, si sono svolti anche quest'anno gli Stati Generali della Green Economy. Aperti dalla relazione di Edo Ronchi con gli esiti di una ricerca nazionale sulle imprese italiane totalmente d'accordo rispetto alle prospettive della conversione dell'economia da brown a green, giudicata necessaria ed utile, si è visto, nel giro di tre anni, il terzo ministro dell'ambiente.
Galletti, ministro di oggi dopo Clini, ahimè scaduto nella reputazione che “di più non si può”, e Orlando, da Renzi impegnato nella Giustizia, come bolognese e fiscalista assegnato all'ambiente ha diligentemente elencato le convinzioni che lo portano ad essere assertore delle priorità dell'ambiente su ogni altra questione, prospettando come sua missione quella di favorire l'emergere nella società italiana di una nuova generazione definibile “NATIVI AMBIENTALI”!

Queste premesse hanno dato una coloritura di facile ottimismo, che è subito rientrata con il confronto ravvicinato negli interventi del secondo giorno, in cui protagonista è stato il lavoro, alias l'occupazione, con l'intervento del Ministro Poletti prima e del rappresentante FIOM poi. Interventi che, nello spirito, puntavano a far emergere la correlazione positiva tra l'economia verde e l'occupazione. Evidenza dimostrabile per la quantità di cantieri necessari per l'ambiente bisognoso di bonifiche, di tutela idrogeologica, di potenziamento agricolo sui suoli abbandonati, di riqualificazione edile per l'efficientamento energetico, di ecoinnovazione per nuove industrie, dalla chimica verde all'energia rinnovabile e alle reti necessarie, etc., ma anche perché l'occupazione mirata a soluzioni compatibili con l'ambiente si trova combinata sempre di più con compatibilità sociali e quindi rigenerazioni di territori, riduzioni di diseguaglianze e, in sintesi, soluzioni sostenibili.

Tuttavia gli speaker non sono stati attratti dall’idea di sviluppare questa tesi di prospettiva come un potenziale laboratorio di impegno offerto dall'assise, anzi, si sono fatti ingabbiare dalla contrapposizione normativa e burocratica corrente sul JOB ACT, paranoica copia di qualcosa che non ci appartiene, pensata per dare un’idea di innovazione al cambiamento nel lavoro. Poletti ha sbaragliato il campo sul tema del cambiamento in atto, affermando giustamente che in questo contesto le tutele dello Stato vanno concentrate sul lavoratore e non sul lavoro e FIOM ha sbaragliato a sua volta, domandando indicazioni sul modello di cambiamento adottato dal Governo.

Il modello era lì a disposizione, si poteva disquisire se più green che brown, o più blue che green, ma non c'è dubbio che la platea di imprese e addetti ai lavori era desiderosa di trovare un referente politico o sindacale teso a prendere il suggerimento del GREEN NEW DEAL e che proprio dal mondo del  lavoro, politico e sindacale, si aspettava il patrocinio per il ministero dell’Ambiente il quale, dopo il periodo Passera, non ha più combinato nulla insieme al ministero dello Sviluppo Economico.
Il modello è comunque lì a disposizione, nessuna prospettiva nella nostra epoca è possibile senza partire dall'Ambiente; da lì si arriva al Capitale Naturale e poi all'Uomo e da questi pilastri si fa scuola e consapevolezza per fissare strategie e i successivi piani di azione.

La comunità internazionale nei suoi atti e documenti fissa la strada, poi alcune volontà politiche attuano o disattendono, ma il punto è che le volontà non devono essere di élite, bensì di popolo!
Questo è il nodo del dibattito: come si fa a far arrivare il tema tra la gente non solo come informazione ma come argomento in cui essere chiamati a decidere. Come si fa a farlo in piccoli comuni e poi in quartieri di aree metropolitane e poi a livello regionale, nazionale ed internazionale  per tutti i paesi del Pianeta.
Come si fa a mettere a disposizione il sapere dell'ONU, dell'OCSE, della FAO, addirittura oggi della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, oltre che della UE, che condividono tutti il “warning” sul riscaldamento del pianeta e delle terribili conseguenze per l'umanità dovute al cambiamento climatico.
Come si fa a non lasciare tutto ciò in mano a pochi, per giunta non trasparenti, e a far diventare tutti i portatori d'interesse costruttori di decisioni.

Questo è il punto, Ministri e sindacalisti, questo è il punto, addetti ai lavori e imprese.
Se il capitale non è più solo quello finanziario, concentrato in pochi, ma è il capitale naturale di tutti,  a cui segue il capitale intellettuale, ancora una volta degli uomini, con le loro singole capacità, con le loro relazioni, con le loro strutture culturali e organizzative, allora ci si accorge che ogni contesto territoriale può valutare e rivalutare il bene comune assoluto e conferirlo per le porzioni attinenti alle imprese e agli enti di quel territorio che devono misurarlo in stock e flussi come ogni altra forma di capitale al fine di accertare che ad ogni fase della vita quell'ammontare complessivo di capitali non sia calato bensì accresciuto.

Tutto questo corrisponde all'inizio di una storia virtuosa che rigenera i suoi patrimoni originali, li mette a regime strategicamente, misurandoli, gestendoli, rendicontandoli e formando i “nativi ambientali” con la conoscenza che dall'Ambiente arriva alla natura e alla geografia del Pianeta, come del singolo territorio in cui si vive, così come dall'Uomo si arriva alla lingua e alla storia della specie e della comunità in cui si vive.
Questo è stato dibattuto tra le riunioni e le sessioni fuori dall'aula plenaria, dichiarandone la fattibilità, e questo è ciò che PLEF vuole sperimentare, magari in un territorio in cui è impegnata e perché no, partendo proprio dall'isola d'Elba, campione delle isole minori, straordinario laboratorio per l'Italia e il mondo.

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