Le Pillole di PLEF

Oltre la Green Economy
a cura di Planet Life Economy Foundation

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Le Pillole di PLEF

Durante l’incontro al Politecnico di Milano per la consegna da parte dell’Energy Strategy Group del consueto aggiornamento, “Solar Energy Report aprile 2013”, ho riflettuto su come lo sviluppo del fotovoltaico possa essere un valido esempio della fragilità del modello economico della fine del XX secolo.

Alla scadenza del V conto energia, per il fotovoltaico italiano è tempo di bilanci su quella che è stata una folgorante epopea.

Da un lato abbiamo assistito, con piacere, ad un rapido sviluppo di una nascente opportunità di utilizzare al meglio una risorsa disponibile a tutti, aumentando l’efficienza complessiva di quello che la natura ci offre. Dall’altra abbiamo constatato che al sorgere di un nuovo mercato, al generarsi di nuove opportunità di profitti si innescano, sembra inevitabile, le questioni e le miserie tipiche dei nostri tempi: l’accresciuta difficoltà a garantire la certezza del diritto e l’arroganza della degenerazione delle regole della finanza dove, per la conquista delle quote di mercato, diventa secondaria l’importanza di onorare gli impegni presi.

Le proiezioni del mercato mondiale del FV sono positive, molto positive se consideriamo il contesto di crisi generalizzato: stiamo viaggiando con incrementi annuali di potenza installata superiori a 30 GW. La curva di apprendimento e i benefici degli effetti di scala consentono in diverse parti del globo (quelle ben assolate) di avvicinarsi ai livelli di costo di produzione del kWh da fonti fossili (grid parity), le prospettive sui sistemi di accumulo distribuiti ci aiutano a vedere il bicchiere non solo mezzo pieno ma capace di riempiersi ancora.

Il futuro, per quanto incerto e ancora da declinare, sembra proprio essere promettente. L’Italia è il secondo mercato mondiale e, se anche viene prevista una diminuzione dell’incremento di installato per i prossimi anni, le stime parlano comunque di tassi di crescita poco inferiori al 10% (installato oggi 16,28 GW, previsioni incremento nel 2012 di 1,5 - 2,2 GW). Gli impianti per il residenziale e gli impianti fino a 200 kW, favoriti da un sistema di detassazione, dallo scambio sul posto e dai meccanismi di aggregazione della domanda, potrebbero rappresentare le aree di sviluppo più promettenti e di questo siamo particolarmente contenti poiché la generazione distribuita, i distretti energetici in ambiti territoriali circoscritti, i sistemi di distribuzione chiusi (SDC), i sistemi efficienti d’utenza (SEU) e le reti private sono una direzione da privilegiare per avviare una nuova fase di sviluppo dell’economia in linea con i principi della green economy.

Di contro, anche durante la prima fase dello sviluppo del FV italiano abbiamo assistito alle mestizie dei superati paradigmi dell’economia tradizionale: da un lato la rincorsa affannosa alla torta messa a disposizione per promuovere lo sviluppo, ha messo in azione gli speculatori finanziari che hanno usato gli incentivi per generare profitti immediati senza curarsi di creare accrescimento di competenze e opportunità per il futuro, dall’altro il mercato nascente degli impianti FV doveva essere conquistato anche a scapito del rispetto delle regole del gioco, magari vendendo sottocosto. Come nel caso dei pannelli fotovoltaici cinesi venduti sottocosto, se sarà dimostrato, nell’ emergente mercato europeo, facendo smettere di giocare ed uscire dal settore dei colossi come Bosch, non disposti ad inseguimenti al ribasso.

Con questo approccio le imprese non si sono preoccupate tanto di dare continuità alla propria penetrazione commerciale, ma ad aggiudicarsi sempre maggiori quote di mercato nella presunzione che poi le posizioni acquisite garantiscono un recupero dei margini persi.

Se questa strada dei margini operativi negativi come strumento per affermare le aziende e mantenere una propria presenza sul mercato, si afferma, allora finiamo per ricadere nella sindrome del prezzo basso, totalmente insostenibile. Per assurdo le fonti rinnovabili, che dovrebbero configurare il “Nuovo Mondo”, verrebbero gestite secondo le tipiche prassi del vecchio mondo.

Fortunatamente le opportunità di cambiamento non mancano e, per quanto concerne il fotovoltaico e le energie rinnovabili in genere, possiamo fare molto per contribuire a migliorare le prospettive future. Abbiamo parlato del piccolo contributo che possiamo apportare al cambiamento nell’ambito dei sistemi distribuiti, ma anche parallelamente sul lato dei grandi impianti molte opportunità si spalancano: 1)cambiare la regola del costo minimo del kWh nella gestione della rete e delle diverse fonti potrebbe aiutarci a non sprecare energia da fonti rinnovabili mentre si acquista energia dall’estero, 2)potremmo utilizzare i pompaggi nei bacini idrici come puro sistema di accumulo da accoppiare alle rinnovabili discontinue ed infine 3)potremmo utilizzare nuovi incentivi orientandoli, questa volta, alla ricerca.

Per Planet Life Economy Foundation

Carlo Federici

 

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