Le Pillole di PLEF

Oltre la Green Economy
a cura di Planet Life Economy Foundation

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Le Pillole di PLEF

Di Emanuele Plata

L’Urban Center di Galleria Vittorio Emanuele è diventato negli anni - e sempre di più con l’attuale amministrazione - un punto di riferimento su ciò che cambia in città.
L’appuntamento  intitolato “APRIRE ALL’INNOVAZIONE SOCIALE, idee e strategie per Milano smart city” ne è stato un esempio e probabilmente tra i più interessanti. Grazie alle testimonianze e alle riflessioni portate per comprendere cosa sia l’innovazione sociale e che cosa ci azzecchi con la smart city è apparso chiaro che c’è un elemento di linguaggio e uno di sostanza.
Di fatto c’è il riferimento al sociale per guardare al nuovo mondo che avanza non solo dal punto di vista della sua sostenibilità ambientale, c’è il riferimento all’innovazione per affermare che non la si fa solo con la tecnologia ma anche con processi di relazioni.

 A confronto con quello che ha significato l’Innovazione sociale a fine Ottocento con le università popolari e il sistema cooperativo, che hanno dato sostanza alla crescita di movimenti civili e di partiti progressisti e all’affermarsi di nuove istanze di democrazia e di parità, il dibattito di oggi, ricondotto ai termini di integrazione, ambiente e società così come a tecnologia e relazioni, seppur arricchito da sistemi di alta interconnessione come quelli riconducibili alle applicazioni “smart”, sembrano poca cosa, ma non è così!
Le citazioni portate nel corso delle presentazioni sul coinvolgimento dei cittadini come proponenti di progetti per bandi di Fondazioni come quelli della Cariplo per la cultura, le citazioni di imprese diffuse e messe in rete da organizzazioni come HUB e ITALIA CAMP, le attivazioni di amministrazioni locali oltre che a Milano, a Torino e in Puglia per facilitare nuova imprenditoria e start up semplificando le selezioni, togliendo vincoli, sono tutte espressioni di volontà orientate a costruzioni di valore nuovo, monetizzabile ma soprattutto finalizzato a soddisfare bisogni sociali, creando ritorni per la continuità dell’impresa, per chi ci lavora e costruendo rapporti di fiducia con l’opinione pubblica al punto di poter far riferimento alla collettività per la provvista di capitali.

Si tratta quindi di una nuova, al momento ancora potenziale, mobilitazione popolare che, come ha aspirazionalmente dichiarato Dotti della Fondazione Welfare Italia e Servizi, cerca di identificare il nuovo paradigma cui fare riferimento. PLEF conferma che questo è il punto, questo è il momento e l’IMMATERIALITA’ è la chiave di cambiamento del paradigma economico.
Il passaggio da un’economia della quantità ad un’economia della qualità che fa propri i vincoli di sostenibilità ambientale, sociale ed economica e che, orientandosi all’obiettivo del VALORE AGGIUNTO,   coglie in ciò che non è fisico, ma che è presente in qualsiasi attività, il focus su cui riesce a fissare un posizionamento strategico agibile con processi bioimitativi e partecipativi.P

LEF afferma che questo approccio si realizza NEL TERRITORIO di riferimento - che sia rurale o urbano, periferico o centrale non fa differenza – connotato da una propria identità pedogeoclimatica e di genius loci.
E’ su questo nuovo paradigma che, quasi inconsciamente, Milano si sta avviando e che, usandolo come forza propria, può assumere una leadership tutta da giocare con l’Expo 2015, propagandola al paese e al mondo.
Lavorare per i territori che esprimano il loro posizionamento strategico sostenibile e che in coerenza  contagino le imprese e viceversa, significherà lavorare per migliorare il valore aggiunto delle imprese e il benessere equo sostenibile delle comunità.

Lavorare così significherà portare la cittadinanza a costruire le decisioni della propria comunità e  contemporaneamente avere ciascun cittadino impegnato come portatore d’interesse nella costruzione di decisioni delle realtà in cui lavora: allora sì che questo secolo esprimerà la sua INNOVAZIONE!

 

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