Le Pillole di PLEF

Oltre la Green Economy
a cura di Planet Life Economy Foundation

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Le Pillole di PLEF
andrea orlando

di Emanuele Plata

“Una strana maggioranza  scopre che la GREEN ECONOMY non è né di destra né di sinistra”. Strana maggioranza è l’espressione con cui il neo ministro dell’Ambiente ha definito la propria compagine di governo nel primo incontro (si spera di una serie) con i 60 e passa rappresentanti che compongono il CONSIGLIO NAZIONALE DELLA GREEN ECONOMY sotto la presidenza di Edo Ronchi.

Andrea Orlando, ministro non più tecnico ma politico, con una dialettica pacata, seria, amichevole e niente affatto retorica, ha dimostrato la volontà di agire, ponendo subito alla commissione parlamentare sull’ambiente la priorità del tema della Green Economy e prospettando a tutti i presenti l’avvio di incontri funzionali tra gli organi direttivi del ministero e i gruppi di lavoro del Consiglio, così da usarli effettivamente come supporto consultativo sui temi oggetto dei gruppi di lavoro: ECO INNOVAZIONE, ECO EFFICIENZA, RIFIUTI, RINNOVABILI, ECOSISTEMI, ACQUA, MOBILITA’, FILIERE AGRICOLE, REGIONI E AMMINISTRAZIONI LOCALI, FINANZA e MISURE GENERALI.

Le dichiarazioni fatte, al di là dell’aver comunicato la proroga dell’ECO BONUS, elevato al massimo del 65% ed esteso all’applicazione dei condomini come misura sensibile dell’enorme opportunità di riqualificazione energetica che sottende alla situazione degli edifici esistenti privati e pubblici, sono state nette: 1) riproporre e rinforzare la proposta di legge contro la cementificazione per un uso corretto del suolo, 2) riconsiderare l’introduzione del SISTRI, non in termini dilatori, ma di semplificazione ed efficacia gestionale, sperimentando in area test il modello per poi adeguarlo ai necessari correttivi o cancellarlo se i benefici non risultano superiori ai costi in senso lato, 4)riconsiderare la TARES in modo integrato con la revisione dell’IMU ma senza perdere di vista le differenziazioni incentivanti  i soggetti virtuosi.

La volontà di fare non sembra di tipica promessa, ma figlia dell’urgenza che l’attuale “strana maggioranza” sente in funzione dei pochi soldi a disposizione e anche del poco tempo utile. Da qui la sua reiterata affermazione di capire bene gli spazi politici che ci sono e come collocare i provvedimenti  dentro questi spazi, così che non si esondi in dibattiti sui principi, ma si valutino le iniziative per i vantaggi o gli svantaggi che possono presentare, evitando quello che lui definisce il VIETNAM parlamentare che, i “navigati” di provvedimenti sull’ambiente, dicono essere riferibile ai provvedimenti sull’ACQUA. Di fatto il ministro, per essere concreto, ha chiesto di conoscere anche in bozza il lavoro dei vari gruppi del consiglio che Clini gli aveva passato.

Sollecitato in questa direzione, il Consiglio Nazionale della Green Economy non ha procrastinato i suoi contributi, anticipando per cinque dei temi in analisi le indicazioni emergenti come:
• la semplificazione e la chiarezza normativa richiesta per far partire le bonifiche e la potenziale riindustrializzazione di circa 50 aree, tutte insieme grandi quasi quanto l’Umbria,
• l’intervento contro il dissesto idrogeologico con il vincolo di affrontarlo con nuova occupazione,
• l’omogeneizzazione nazionale della gestione dei rifiuti,
• la significativa evoluzione verso la mobilità sostenibile,
• la valorizzazione delle risorse del suolo e dei mari ai fini agroalimentari produttivi.

Tutti argomenti affrontabili o a livello di decreti attuativi o di regolamenti coerenti con le disposizioni comunitarie e quindi tali da far ribadire da noi del PLEF che le scelte di GREEN ECONOMY  non richiedono filtri ideologici e che, se rischiano di rimanere inespresse, è per la negativa efficacia di lobby che tutelano interessi di pochi e non vedono il beneficio per tutti di promuovere l’interesse generale.

Questo è il grande contributo che chi partecipa al Consiglio Nazionale della Green Economy sente di poter dare in modo autorevole, in forza della potenza rappresentativa presente sia in termini quantitativi che qualitativi e cioè poter dare un supporto sulle iniziative che fanno bene all’ambiente e alla società, favorendo al contempo la costruzione di valore per chi fa impresa.  

Il  31 maggio abbiamo incominciato a darlo al Ministro Orlando, il 13 giugno proseguiremo col Ministro Zanonato, proseguendo al contempo la condivisione di ragionamenti, discussioni e progettualità che assemblino le diverse provenienze degli oltre 60 soggetti convenuti  dagli stati generali del novembre scorso per prospettare il GREEN NEW DEAL 2013, ovvero un nuovo patto tra cittadini, Imprese, Stato ed enti locali o sovranazionali per lo sviluppo ed il benessere.

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