Le Pillole di PLEF

Oltre la Green Economy
a cura di Planet Life Economy Foundation

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Le Pillole di PLEF

Spesso ho riflettuto sull'espressione "miracolo economico" che ha contraddistinto gli anni del dopo guerra, grosso modo tutti gli anni '50 e parte degli anni '60, anni in cui l'Italia non solo compiva la sua ricostruzione, ma progressivamente guadagnava posizioni nel ranking delle economie industriali e si aggiudicava anche un oscar per la moneta più stabile. Erano senza dubbio gli anni in cui ogni italiano si è dato da fare in modo straordinario intraprendendo, immigrando, creando e in generale faticando, ma erano anche gli anni di una rinascita istintivamente sentita, che rendeva possibile fare cose che prima non si facevano; c'era anche una democrazia che prima non c'era, c'era un quadro politico internazionale che poneva il nostro paese all'interno delle priorità delle democrazie occidentali, c'era una politica strutturata su fondamenta certe, ideologicamente solide.

Ma tutto questo era più virtuoso di ciò che c'è adesso? Oggi in molti lamentano la scarsa capacità di fare delle generazioni presenti, come se i famosi bamboccioni fossero un po' tutti quelli che vanno dai quaranta in giù, e come se tutto questo denunciato lassismo fosse fisicamente figlio della generazione precedente, ovvero quella che entrava in azione alla fine del boom, innescando il periodo dei figli dei fiori a fine anni Sessanta.

Io penso piuttosto che questa sia una teoria sbagliata, e credo che questo periodo che stiamo vivendo, sia molto più virtuoso. Il pensiero è tornato su questo tema seguendo le vicende della recente legge sul rientro dei capitali e sulle connessioni con gli accordi di superamento del segreto bancario in vari stati, primo fra tutti la Svizzera, in cui le statistiche stimano siano accumulati oltre 200 miliardi di euro di italiani.

Questi miliardi saranno stati un flusso ininterrotto degli ultimi sessant'anni, ma chi non ha presente l'antico modus operandi della borghesia che, nell'incertezza dell'arrivo dei comunisti in Italia,  trasferiva le proprie riserve oltre confine? Questi borghesi erano gli stessi che prima dell'IVA  lavoravano in nero frodando l'IGE a man bassa, e che prima dello statuto dei lavoratori, agivano con una libertà incontrastata coi propri collaboratori, spesso e volentieri non iscritti a libro paga e senza previdenza. Erano gli anni in cui la scuola dell'obbligo arrivava ai 14 anni, in cui la maternità prossima era requisito di licenziamento e l'iscrizione a un sindacato veniva indagata prima di qualsiasi assunzione. Non ho idea a quanto corrispondesse il sommerso, lo scontrino fiscale non esisteva, si mangiavano formaggi fusi come fossero "premium product" e si tagliava il vino con il metanolo. Forse tutto ciò è servito a fare il miracolo economico e meno male che a "miracolo" è stato aggiunto l'aggettivo economico, che forse, senza saperlo, voleva significare "a buon prezzo"!

Oggi quelle generazioni debosciate hanno fatto saltare il paradigma d'allora, oggi sopra i loro stessi intendimenti si è attuata una nuova configurazione geopolitica che ci toglie rischi significativi e opportunità speculative ed infine oggi l'assetto politico non ha più vincoli ideologici ed è diventato fluido. Questa situazione macro si combina con una maggiore tracciabilità fiscale, con una preponderante trasparenza sul lavoro, una crescente parità di genere, un rispetto istituzionale della privacy, una scolarità obbligatoria fino ai diciotto anni e la reputazione di chi non fa scontrini fiscali è progressivamente crollante, così come è crollato il consumo di formaggi fusi e il vino si è riabilitato puntando su purezza e qualità!

Allora il paese è più virtuoso di allora? Io penso di sì. Certo che gli approcci virtuosi siano impegnativi e che gli esami non finiscano mai di essere più esigenti, penso che la generazione dei "bamboccioni" abbia davanti a sè un nuovo cambio di paradigma. Padoa Schioppa, che infaustamente utilizzò quel termine attribuito alla generazione da responsabilizzare, avrebbe in verità dovuto esprimere le sue aspettative non solo in termine di impegno e disciplina, ma anche come energia ribaltante, qualcosa non dissimile da quella che ha contraddistinto l'approccio Renziano, nel senso di superare gli schemi esistenti non tanto perché datati, ma perché da riorientare al futuro e, se il futuro è fluido, ma da gestire, il lavoro è il primo che cambia e, in funzione del lavoro, lo studio cambia con esso.

Come esprimere nello studio e nel lavoro valori ancora più importanti di prima, senza perdere forza competitiva e occupazione? La nostra risposta in PLEF è quella di partire dalla visione delle comunità, per arrivare a quelle del paese, ed esprimere nella distintività di ciascuno quella parte di competenze che, condivise, consentono di creare un sistema partecipato e un sistema bioimitativo  di costruzione di valori che rispettano il vincolo sociale e il vincolo ambientale. In questa logica si studia tutti da imprenditori, non per rispondere ad un lavoro per chiamata (che differenza c'è, in fondo, tra la chiamata dei caporali e quella delle multinazionali?), ma per abilità a soddisfare dei bisogni.

Il senso ritrovato fa sì che in questa prospettiva il lavoro non sia più a tempo indeterminato, ma sempre a soddisfazione di bisogni; il lavoro non fa più distinzione col capitale, perché tutti hanno una parte del capitale (umano, organizzativo, relazionale, finanziario, materiale, naturale); il lavoro imprenditoriale cerca una nuova rappresentanza non più di prestatori e datori, ma di chi ha un bisogno e di chi lo sa soddisfare. Forse siamo di fronte ad un nuovo corporativismo, ma fuori dagli schemi ideologici non siamo più condizionabili. Ci attende una nuova virtuosità, ci attende un nuovo paese.

Emanuele Plata

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