Le Pillole di PLEF

Oltre la Green Economy
a cura di Planet Life Economy Foundation

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Le Pillole di PLEF

Di Emanuele Plata*

Da quando Plef ha concettualizzato il proprio modello di Economia Sostenibile “Consciousness Capitalism”, definendo l’immaterialità come essenziale nell’equilibrio armonico necessario a ridurre il tasso entropico in tutte le transazioni, è emerso che per qualsiasi operatore attivo in qualsiasi settore una parte fondamentale del proprio immateriale deriva dal territorio in cui opera.

Le due osservazioni successive, cioè che l’approccio rispettoso del vincolo di sostenibilità richiede il coinvolgimento dei portatori d’interesse nella costruzione delle decisioni d’impresa finalizzati allo sviluppo del valore aggiunto e che tutti insieme i portatori d’interesse residenti di un territorio intervengono sia sul sistema imprenditoriale territoriale che sulla comunità di appartenenza, portano a concludere che sul territorio si misura sia la costruzione di VALORE AGGIUNTO (V.A.) che il perseguimento del BENESSERE  EQUO SOSTENIBILE (B.E.S.).

In base a ciò si può incominciare a capire quanta e quale importanza risieda nel riconoscere un territorio e nell’aiutarlo nella sua auto comprensione, così come nella sua promozione cognitiva. Per questa ragione PLEF si è mossa dal 2011 realizzando in via sperimentale il momento formativo chiamato “scuola estiva”, dedicato alla valorizzazione del territorio e delle sue imprese grazie alla sostenibilità come leva competitiva.

Lo schema seguito sia in Maremma che in Monferrato è stato in primo luogo quello di identificare un territorio secondo la sua nozione popolare a prescindere dai confini amministrativi, di approfondirne la conoscenza in chiave geologica, pedoclimatica, paesaggistica, storica, culturale, artistica e sociale, definendone i  fattori chiave riferibili alla sostenibilità per i settori tipici di attività: Agricoltura, Manifattura e Servizi.

Con questi riferimenti l’esercitazione è consistita nel visitare imprese del territorio e comprenderne, attraverso l’analisi del dichiarato e del verificato, i posizionamenti strategici adottati nell’approccio ai loro mercati di sbocco. Si è così scoperto che le forze delle imprese raramente capitalizzavano le forze del territorio, perdendo viceversa opportunità e creando disvalore.

Il territorio, patrimonio comune che fornisce un rendimento a chi vi opera e un futuro alle generazioni che seguono, viene di fatto dato per scontato e conseguentemente banalizzato. Banalizzato anche in situazioni apparentemente positive , ad esempio l’uso delle denominazioni d’origine o il riconoscimento di distretto industriale oppure l’esistenza di un ecomuseo o ancora la definizione di un gemellaggio internazionale o di una certificazione ambientale: tutte cose positive ma che, se non sono coerenti tra loro, non portano allo sviluppo locale, tantomeno alla sostenibilità di tale sviluppo.

Lo dimostra la crisi dei distretti industriali, lo dimostra l’inefficacia di molti disciplinari di produzione, lo dimostra l’inconsistenza di iniziative promozionali che portano solo alla dispersione di risorse. Le Pro Loco, i consorzi di Comuni, i Gal, le Comunità montane (e chi più ne ha, più ne metta) devono fare un salto di qualità e lo possono fare promuovendo una riscoperta delle loro forze naturali, storiche e presenti, declinate sia in termini di pubblico che di privato, superando la dicotomia del sindaco che si preoccupa dei voti e dell’imprenditore che ha in mente solo il profitto, con accuse degli uni verso gli altri, affinché facciano il loro mestiere e non… rompano. Il salto di qualità arriva dallo stato di necessità che il vincolo della sostenibilità ambientale, sociale ed economica impone.

Il bello però è che, una volta accettato, si scopre che tale approccio trasforma i problemi in opportunità. La somma delle eccellenze crea sinergie intersettoriali, trasferisce concetti di prossimità e di chilometro zero, già affermati nella distribuzione e nell’agroalimentare, a tutti gli altri settori, riqualifica il fabbisogno di maestranze locali, richiede l’adozione di un trade marketing territoriale che imposti un sistema organico di distribuzione con insegne del territorio a sbocco prioritario dei fornitori locali e, soprattutto, fa emergere la distintività di un’offerta che è il migliore strumento sia per far diventare il proprio territorio un punto di destinazione, che per inserirsi in assortimento ovunque si promuovano eccellenze.

Di questa distintività l’Italia è incredibilmente ricca, forse, in percentuale, sulla sua superficie è il paese nel mondo con la maggiore presenza di distintività, superiore anche a quella artistico monumentale; basti pensare all’effetto moltiplicatore dei beni artistici, ponderati per le specificità enogastronomiche, ponderate per le caratterizzazioni climatiche, ponderate per i dialetti e così via.

Questa leadership, per essere usata, deve essere accessibile come addestramento, deve essere aggiornata come osservatorio, deve essere servita come consulenza in strutture dedicate, promosse da investimenti pubblici e privati che, per sintesi, chiamiamo SCUOLE DEL TERRITORIO. Il primo che la introduce dimostrerà l’efficacia che può avere nel cambiamento, nell’adozione non solo dell’agenda digitale o di quella europea 20-20-20, ma di una vera economia sostenibile che parte dal piccolo, sia la Maremma sia il Monferrato, sia il Brenta, sia il Lodigiano, sia l’Ossola, sia l‘Asiago, sia il Cadore, siano le valli Trapanesi, e genera per aggregazioni successive lo sviluppo di valore e di benessere, sia a livello nazionale che europeo.

Tutto ciò è lontano dalle spinte centraliste di alcune forze politiche, dalle spinte protezionistiche di altre o semplicemente da un federalismo elettorale amministrativo sia a livello nazionale che europeo. Ma tutto ciò è altresì condivisibile nel Limburg, nell’Andalusia, nella Dalmazia, nella Lorena, nell’Assia, etc. Tutto ciò è misurabile da Eurostat, dalla BCE e governabile con parlamenti nazionali e parlamenti europei, se espressioni vere e definite del voto democratico dei territori.

Tutto ciò è ciò che noi proponiamo venga perseguito: ritroviamoci in Maremma o in Monferrato per affermarlo nei fatti!

*Per Plef Foundation

Tags:
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