Le Pillole di PLEF

Oltre la Green Economy
a cura di Planet Life Economy Foundation

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Le Pillole di PLEF
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Di Michele Pacillo*

Il nuovo anno lo inizio raccontando una bella storia, quella di una piccola impresa che di fronte alle trasformazioni dei mercati internazionali è riuscita a "mutare pelle", cogliendo nel vincolo della sostenibilità l'occasione per rilanciarsi e posizionarsi saldamente sul mercato.  Trattandosi di una storia vera, l'auspicio è che anche altre imprese prendano coraggio e seguano l'esempio che sto per raccontare.

Durante l'"A&S DAY SPORT" dello scorso ottobre, convegno organizzato dai nostri gemellati di Acquisti e Sostenibilità  presso la sede di IMQ (Istituto italiano Marchio di Qualità) dedicato alla sostenibilità nel mondo dello sport, diversi interventi mi hanno colpito; trattandosi di realtà aziendali che vedevano nella sostenibilità il volano per il cambiamento verso una maggiore consapevolezza del pianeta (ma non solo), diversi interventi hanno offerto elementi di rilievo, tuttavia io sono rimasto particolarmente affascinato da quello di Armido Marana (nell'ultima foto sotto), AD della Fabbrica Pinze Schio srl, realtà industriale di Santorso (VI) con oltre 70 anni di storia, soprattutto per via della conversione che la sua azienda ha saputo fare di fronte ad un mercato che la stava buttando fuori, proprio come è successo ad altre realtà del settore.

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Fabbrica Pinze Schio inizia a muovere i primi passi a metà dell'Ottocento attraverso un'attività prettamente manuale, realizzando pinze di grandi dimensioni, che servono ad appendere grandi pezze di tessuto ad asciugare. Nel corso degli anni l'evoluzione della domanda spinge l'azienda a trasformarsi in produttrice di mollette in legno per la casa. Alla fine degli anni '90 si assiste ad una forte concentrazione delle insegne della GDO e un forte indebolimento del commercio tradizionale: gli effetti per le PMI del settore si manifestano in un aumento della conflittualità cliente/fornitore con conseguente riduzione dei margini.

Dal 2000 inizia a manifestarsi una crisi che porta ad una contrazione dei consumi con conseguente riduzione dei volumi. Questo scenario impone la necessità di compiere alcune scelte strategiche che si riveleranno fondamentali per superare gli ostacoli imposti dalla crisi. Conoscenze ed esperienze fatte nel mondo dei rifiuti spingono l'impresa ad investire in questa direzione, decidendo di sfruttare l'esperienza di 50 anni di stampaggio ad iniezione, per realizzare prodotti che potessero essere a supporto della gestione dei rifiuti solidi urbani.

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Inizia così un processo di ricerca e sviluppo indirizzato al mondo delle Bio-plastiche, ritenendole un settore in forte sviluppo per l'apporto che esse possono dare alla soluzione della frazione organica dei rifiuti. Dal 2000 l'azienda inizia a studiare materiali, metodi e processi per ridurre l'impatto ambientale dei propri prodotti e delle proprie attività, arrivando alla realizzazione dei primi prototipi di posate in Mater-bi. Nel 2005 nasce la linea ECOZEMA, che subito si impone sulle altre dell'azienda, evidenziando grandi potenzialità. Viene quindi presa la decisione di investire quasi tutte le risorse disponibili in questo settore, portando il brand ECOZEMA ad essere considerato uno dei principali attori di questo nuovo mercato (lo testimonia la fornitura di circa 13 milioni di posate per le ultime Olimpiadi londinesi).

La scelta della sostenibilità ambientale viene accompagnata da un forte impegno nella Responsabilità Sociale, individuando in modo più preciso la strada da percorrere e trasformando l'azienda da vecchia produttrice di mollette a laboratorio di idee tese a soddisfare le esigenze di un mercato sempre più attento all'ambiente. Attualmente, per le sue linee di prodotto, FPS lavora con biopolimeri come il Mater-Bi di Novamont o Ingeo P.L.A. di Nature Works, oltre che con plastiche riciclate post consumo.

Riassumendo, i vincoli posti dalla sostenibilità hanno rappresentato la soluzione per superare le trasformazioni del mercato! Un'azienda praticamente "decotta" non solo è riuscita a sopravvivere, ma è riuscita a trasformare il valore costruito in anni di storia, in valore da riproporre sul mercato in maniera solida e competitiva. E' riuscita a passare dalle mollette in legno e in plastica a prodotti compostabili per il catering, superando gli ostacoli derivanti dalla crisi dei consumi (insolvenze, conflittualità Cliente/Fornitore, riduzione dei margini, concorrenza asiatica) e posizionandosi su mercati diversi senza danneggiare la propria struttura finanziaria.

Come ci è riuscita? In primis chiarendo il senso e la direzione del suo divenire in un contesto di vincolo ambientale (orientamento al bene e al benessere duraturo del pianeta e di tutte le sue specie viventi), definendo quindi un chiaro posizionamento strategico rispettoso dei vincoli della sostenibilità e compatibile con le necessità pragmatiche del mercato. Ma non solo. Infatti la lungimiranza della dirigenza ha permesso di comprendere la necessità di stabilire alleanze con aziende sinergiche e con la stessa visione etica, che non sono operazioni affatto semplici, soprattutto per la cultura imprenditoriale italiana, spesso restia a fare rete (che invece è sempre più determinante oggi, come evidenzieremo nei prossimi articoli).

In conclusione, l'evoluzione di Fabbrica Pinze Schio rappresenta un ottimo esempio di quello che ogni impresa dovrebbe fare, integrando i tre must gestionali che per noi di PLEF rappresentano le tre virtù fondanti della cultura d'impresa: identificazione degli asset immateriali (etica, lealtà, fedeltà, know-how, reputazione, autenticità, origine, tradizioni, ecc.), valore umano (dignità, consapevolezza, autostima, collaborazione, scopo, lealtà nel lavoro), valore strategico e competitivo (scenari evolutivi, benefici essenziali e difendibili, coerenza al modello di sostenibilità, riattualizzazione delle leve del Marketing e dell'organizzazione interna).

Per questo motivo ho voluto raccontare questa storia, augurandomi, come anticipato nella premessa, che all'alba del 2013 anche altre imprese prendano coraggio e seguano l'esempio.

*Per Plef Foundation

 

 

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