Le Pillole di PLEF

Oltre la Green Economy
a cura di Planet Life Economy Foundation

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Le Pillole di PLEF
operai rinnovabili (3)

Alla presentazione del nuovo report sulle rinnovabili elettriche non fotovoltaiche redatto e presentato dall’Energy Strategy Group del Politecnico di Milano il 21 marzo la sala Carli era come sempre affollata.

L’energie rinnovabili tirano? Sicuramente l’interesse della platea era alto, tutti alla ricerca di spunti in un mercato in crisi (un mercato ancora fortemente radicato nelle logiche economiche dei bilanci tradizionali).

Mentre l’8 marzo u.s. è stata confermata la Strategia Energetica Nazionale con un chiaro indirizzo programmatico verso una energia più competitiva e sostenibile, si cominciano a fare i primi bilanci sugli esiti del decreto del luglio 2012 e si abbozzano le prime previsioni sul futuro del comparto rinnovabili.

La normativa, introducendo nuove regole di incentivazione e stabilendo dei tetti di potenza per ogni tecnologia e per fasce di dimensioni d’impianto, è più allineata con le esigenze, mostra una buona apertura ed evidenzia i segni di una acquisita maturità. I livelli di incentivazioni in media sono inferiori e lo sono in particolar modo per gli impianti di grossa taglia e di conseguenza, come emerge dall’analisi delle aste e dei registri, i tetti di potenza incentivabile sono stati superati quasi unicamente per le richieste dei piccoli-medi impianti.

Grande fermento nelle rinnovabili, ma la remunerabilità attesa è in forte contrazione: non è più un mercato per investitori finanziari alla ricerca di consistenti ritorni nel breve ottenuti cedendo le operazioni sviluppate, vi è bensì la necessità di recuperare valore con una accurata gestione delle operations e delle manutenzioni; le rinnovabili devono camminare come una qualsiasi attività produttiva, producendo dei piani previsionali e pagando le conseguenze di errate valutazioni (incombenti penali per il disallineamento).

Per avvicinarsi alla grid parity - equivalenza di costo con le energie prodotte da fonti fossili - bisogna trovare salti d’acqua con grande portata, zone particolarmente ventose o utilizzare biomasse di scarto a costo zero, o a costo negativo se si evitano gli oneri di smaltimento. Sembra logico, fin troppo logico, ma le conseguenze sono un evidente rallentamento e il futuro passa attraverso l’incremento delle efficienze e lo sviluppo delle tecnologie: insomma, torna totalmente in mano ai grandi gruppi con grandi capitali da investire.

La speranza e l’opportunità di sviluppo di un canale alternativo capace di cambiare i modelli classici di riferimento è relegata ai piccoli impianti delocalizzati dove nelle valutazioni di costi-benefici entrano nuovi elementi intangibili difficilmente inseribili in una voce di conto economico, ma non per questo meno importanti - la riduzione dei trasporti, la soluzione a discariche abbandonate, il decentramento di attività produttive, etc. Per questi piccoli impianti le efficienze sono sicuramente penalizzanti e come conseguenza gli incentivi diventano vitali; ci dobbiamo quindi augurare che i risparmi sugli incentivi ottenuti dal lato dei grandi impianti possano proseguire a dare linfa a queste iniziative, che rappresentano un barlume di speranza per un cambiamento vero dei paradigmi esistenti.

 

per Planet Life Economy Foundation

Ing. Carlo Ernesto Federici

Tags:
rinnovabilienergiaplef

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