Le Pillole di PLEF

Oltre la Green Economy
a cura di Planet Life Economy Foundation

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Le Pillole di PLEF

di Emanuele Plata

Il secondo incontro col Governo della “strana maggioranza” che il Consiglio Nazionale della Green Economy aveva in programma, si è finalmente svolto insieme al Ministro dello Sviluppo Economico Zanonato (25 giugno a Roma).

A lui sono stati presentati i lavori in corso sui temi dell’Ecoinnovazione, dell’Efficienza Energetica, delle Rinnovabili, della Finanza e Credito e delle Amministrazioni Locali, tutti orientati a perseguire proposte organiche ed urgenti per affermare il GREEN NEW DEAL in ITALIA, coerente con l’EUROPA ed il Mondo.

Un piatto ricco di contenuti e di problemi, ma anche di evidenti opportunità che gli operatori coinvolti testimoniano con gli apprezzamenti per le misure adottate con gli eco-bonus.

A fronte di ciò, la bella notizia è che il ministro Zanonato ha confermato l’adesione del suo ministero al lavoro di collaborazione consultativa col Consiglio, preannunciando, in stretta sinergia col ministero dell’Ambiente, anche l’incarico ai suoi uffici del dicastero al fine di collegarsi coi gruppi di lavoro del Consiglio per lo sviluppo accelerato delle proposte in termini di fattibilità legislativa; ha altresì dato conferma della sua partecipazione agli Stati Generali del prossimo novembre ad Ecomondo, quando sarà presentato il punto aggiornato dei lavori e il PATTO per far sì che la GREEN ECONOMY diventi reale volano dello sviluppo del nostro paese.

Il ministro ha anche dichiarato la sua totale adesione ai contenuti delle relazioni che hanno indicato tra le altre priorità: 1) la costituzione di un’agenzia che renda visibili e riconoscibili le eco-innovazioni promuovendole nei territori per l’azione delle imprese, 2) l’adozione di un piano con fondi garanzia per l’efficientamento energetico delle abitazioni e degli edifici pubblici, 3) una road map certa e sintonica con la strategia energetica nazionale per favorire scelte sicure per le imprese impegnate nelle rinnovabili, 4) una normativa che renda vincolante l’evidenza a bilancio di indicatori di comportamento ambientale delle imprese per poter di conseguenza adottare politiche di defiscalizzazione incentivanti o penalizzanti eliminando incentivi a ciò che non è ecocompatibile ed infine 5) la possibile deroga dal patto di stabilità per gli investimenti dell’amministrazione locale destinati alla salvaguardia del territorio sia per problemi di rischi sismici che idrogeologici. Piena adesione ma….. al di là dei concetti e dei valori, il Ministro è obbligato a dire che, “come tutti sanno”, si possono prospettare tutte le iniziative a condizione non che siano a saldo zero, e cioè che una volta fatto l’investimento il recupero dei benefici supera la spesa, ma solo a costo zero e cioè che non ci sia uscita di cassa!

La logica del costo zero è (proprio come sappiamo!) di una realtà senza liquidità o addirittura che ha liquidità negativa e il Ministro ne ha voluto dare evidenza anche a proposito delle misure di eco-bonus che hanno avuto apprezzamenti, ma che, come molti ignorano, sono state finanziate comunque da aumenti di IVA in settori precedentemente privilegiati, ovvero l’aumento dal 4 al 10% sulle bevande distribuite tramite il vending, e sui gadget distribuiti in edicola che sono saliti dal 4 al 21%.

Ciò nonostante, altre azioni a costo zero, perché legate alla semplificazione o con possibili compensazioni, si possono continuare a fare e il Ministro ha sottolineato come, ad esempio, in relazione alle misure sulle start up innovative appena normate col decreto del novembre scorso, si sono ulteriormente ridotti i requisiti richiesti di dimostrazione d’innovatività o ancora, come sul decreto per le ristrutturazioni, si inseriranno anche i benefici per le pompe di calore inizialmente non previste, così come saranno introdotte, in aggiunta ai fondi deliberati, 300 milioni di euro come fondi di garanzia per prestiti alle PMI che adottano piani d’investimento energetico fino ad un milione di euro.

Insomma, uno spirito positivo che nasce dall’idea che tutta l’economia debba essere verde, ma che nei fatti è tuttora schiava di una mentalità convenzionale che non mette prima del principio del costo zero un principio del RICAVO VERDE. Certo, a costo zero c’è anche tutto il lavoro delle 63 organizzazioni partecipi del Consiglio Nazionale della Green Economy, che hanno conquistato un ruolo consultivo e che lo stanno affrontando in totale gratuità; potranno darlo anche in termini di dettaglio (norme, calcoli, promozione, formazione), addirittura c’è l’investimento per cui tutti si sono tassati per favorire il lavoro di diffusione culturale dei concetti di Green Economy.

Ma di sicuro tutti i membri del Consiglio sono convinti che i ricavi saranno molto importanti per il paese e che forse bisognerà spingere la leva compensativa per togliere uscite di cassa che non producono valori verdi e metterli laddove lo possono fare, informando sì gli imprenditori, gli amministratori ed i cittadini, ma sapendo anche che proprio a partire dai cittadini la richiesta netta di scelta di campo, sulla mobilità, sui piani di edificazione, sulle filiere corte, sugli sprechi è fortissima e ha enormi valenze politiche! Emanuele Plata

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