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I puntini sulle i
Dario Fo, un gentiluomo pieno di vita

Lo conobbi quando ero una giovane universitaria e lui un sessantenne oggettivamente bruttino, fisicamente grande e con scarpe che mi sembravano enormi, ora direi solo comode.
Eravamo in treno, stavo tentando di studiare, lui mi chiede l’argomento: filologia romanza e inizia a parlare, declamare, in gramelot. Gesticolava ad ampio raggio. Tutto il vagone affascinato, io, sollevata di sapere chi fosse perché andavo spesso a teatro, guardavo quel signore dai capelli bianchi che si divertiva e divertiva i viaggiatori senza alcuna vergogna. Lo spettacolo improvvisato durò un quarto d’ora e poi tornò a dialogare con me, eravamo in prima classe e mi sembrava un ossimoro che lui, dichiaratamente e puramente comunista, viaggiasse in prima. Inoltre abitava in un attico a Piazza di Porta Romana a Milano. Solo successivamente ho capito come funzionava.
Frequentavo l’università a Genova e lui mi invitava alle prove in città. Sapeva che disegnavo bijoux e mi commissionò i gioielli di scena per ‘Il papa e la strega', lo spettacolo che stava creando. Mi pareva di aver vinto il Nobel a mia volta..
Un vero leader, un capo comico come si intendeva un tempo. Poi a pranzo con la troupe. Ammetto che mi vergognavo un po’, copiavo sempre le loro scelte in fatto di cibo per non fare la figura della ragazzina di buona famiglia viziata, ma il fascino del contesto superava tutto.
Parlava di Franca, dicendo che senza di lei sarebbe stato un uomo monco, senza un arto, senza un braccio, senza la vita. Aggiungeva che era la donna più bella che avesse mai visto e che aveva rifiutato ingaggi hollywoodiani per stare con lui.
Negli anni ci siamo rincontrati anche col mio fidanzato che nel frattempo era diventato mio marito. Una volta a Parigi mi regalò due carte dipinte ad acquarello, con colori molto carichi e la frase. ‘A Laura, con affetto straripante’. Era un aggettivo che gli apparteneva perché viveva al meglio possibile, di getto,  divertendosi ma, da vero signore, senza mai approfittarsene.

FB. Buone maniere contemporanee

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