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I puntini sulle i
Galateo contro il pregiudizio

In molti ci siamo commossi durante il Festival di San Remo quando il pianista Ezio Bosso, affetto da SLA, ha raccontato la sua filosofia, la sua arte e il suo approccio alla sofferenza senza autocommiserazione. In pochi lo conoscevano in Italia nonostante abbia composto importanti colonne sonore tra cui quelle per i film di Salvatores,mentre all’estero è considerato un’eccellenza.

La mia mente è andata a  un’ altra situazione che potrebbe diventare un caso letterario ma che, per ora, non ha avuto come palcoscenico l’Ariston: il libro di Patrizia Ciccani, una signora affetta da una disabilità motoria e linguistica provocata da un errore medico alla nascita. Oggi Patrizia è dottore di ricerca in Pedagogia ed editor di testi scientifici socio-educativi.  Alle spalle ha avuto una famiglia che l’ha sostenuta senza pietismi controproducenti.    Il suo libro ‘Zia, ma lo sai che sei un po’ strana?’ ed. SP Joy,la pagina fb: https://www.facebook.com/Zia-lo-sai-che-sei-un-po-strana-505948719560420/?fref=ts, fluisce con armonia, lucidità e innato senso dell’ironia. Racconta della sua vita e dell’approccio degli altri verso la disabilità. Spesso fornisce dei quadretti esilaranti ed emozionanti, su sfondo colorato, mai grigio o beige. Si sa, scrivere fa bene, come dare la parola al pensiero ma lei va oltre, ci insegna un galateo nel rispetto della disabilità.

Ecco alcuni punti che Patrizia sottolinea con arguzia e amarezza:

- Quando chiedo un’informazione per strada capita che non si fermino a sentire cosa voglio, mi guardano e tirano dritto

- Mi danno del tu, ma capita anche che passino dal lei al tu appena si accorgono della disabilità. Ma ho 54 anni.

- Sorridono in modo incongruente ed esagerato mentre sto chiedendo qualcosa, in un negozio per esempio, come sefossi portatrice sana di panico.

- Se sono in compagnia di un uomo, lo considerano mio fratello o un accompagnatore, mai il mio compagno. E nel libro racconto delle persone che hanno fatto parte della mia vita affettiva. E anche delle cotte adolescenziali.

-  Quando mi chiedono un’informazione spesso, pur avendo compreso la risposta, rivolgono di nuovo la domanda a qualcun altro

- in compagnia di qualcuno, per esempio al ristorante o al bar (ma si verifica ovunque, in banca,negli uffici pubblici ……) , si rivolgono alla persona che è con me per sapere cosa voglio ordinare, eanche se comprendono benissimo ciò che ordino direttamente ne chiedono conferma alla persona che sta con me

- Si rivolgono a me sillabando le parole , parlando lentamente con un tono di voce molto alto, a volte mimando ciò chedicono, come se io fossi sorda o soffrissi di un ritardo mentale

- Non hanno la pazienza di ascoltare ciò che dico e mi anticipano: ma non è quasi mai quello che volevo dire!

- Fanno finta di capire ciò che dico, annuendo, ma io me ne accorgo

- Persino i medici decidono a priori che io abbia un ritardo mentale, quindi alzano il tono di voce, non mi danno le informazioni che dovrebbero, si meravigliano se ho movimenti involontari della testa o se non riesco stare perfettamente ferma, “stia ferma, per favore!”. Devo ricordare io a cosa è dovuto.

E ancora nel libro, scritto con grande ritmo, sottolinea che quando andò con un’amica a Londra nessuna la guardava;  provava a girarsi nel caso che i passanti avessero avuta una reazione postuma, ma nulla: era una di loro.   Patrizia Ciccani nella quarta di copertiana scrive: “io non ho nulla di eccezionale, e, visto che stiamo parlando di pregiudizi, considerarmi tale solo perché conduco la mia vita come tutti, è un pregiudizio….”.

Fb. Buone maniere contemporanee

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galateo
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