Roma, 31 lug. (Adnkronos Salute) - Le farmacie territoriali sono state - e continuano ad essere - presidi in prima linea contro il Covid-19, al pari di tutti gli altri operatori sanitari, e forse più esposti di altri a motivo della loro diffusione sul territorio e all’alto grado di prossimità con cittadini. Ma come ha impattato la pandemia di Sars-CoV-2 sulle farmacie? E come questi esercizi sono stati in grado di rispondere ai bisogni di salute di cittadini e comunità? E, ancora, quale è stato il grado di coinvolgimento delle farmacie nella gestione territoriale dell’emergenza? Quale la propria e altrui percezione nel considerarsi/essere riconosciuti tra i soggetti in prima linea? Quali gli insegnamenti per una sempre più urgente integrazione della farmacia nei Servizi sanitari regionali al fine di potenziare l’assistenza territoriale?Queste sono alcune delle domande a cui si cercherà di dare risposta grazie all’indagine avviata a fine luglio da Cittadinanzattiva con le farmacie aderenti al progetto 'Rapporto annuale sulla farmacia, presidio di salute sul territorio', promosso dalla associazione in partnership con Federfarma e con il supporto non condizionato di Teva, giunto alla III annualità. "Ci auguriamo che dal mondo della politica arrivino scelte per una buona organizzazione dei servizi territoriali, che renda protagonisti i professionisti sul territorio, come farmacisti e medici di famiglia, permettendo servizi più personalizzati al cittadino, il miglior utilizzo dei servizi e, ad esempio, meno ricoveri impropri che impediscono il corretto utilizzo delle strutture ospedaliere", dichiara Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva. "In Italia abbiamo circa 12 milioni di persone che vivono nelle aree interne dove, in molti casi, la farmacia e il medico di famiglia sono gli unici presidi sanitari presenti. Serve dunque valorizzarli, utilizzarli, promuovere i servizi che possono essere offerti in farmacia e negli ambulatori, mettere in connessione farmacia e medici di famiglia con i piani sanitari territoriali che dovrebbero permettere ai cittadini di avere servizi più vicini. Necessità resa ancora più evidente proprio dal Covid-19", rileva Gaudioso. Ai fini dell'indagine, il punto di vista dei farmacisti – raccolto da un apposito questionario ospitato sul sito di Federfarma - sarà integrato da quello civico a mezzo di una indagine on line aperta ai cittadini per rilevare la loro esperienza nel relazionarsi con le farmacie durante al pandemia. E in più, rispetto alla II annualità, è previsto il diretto coinvolgimento dei presidenti delle Unioni regionali di Federfarma per un confronto sui risultati ed un approfondimento sia sul ruolo svolto dalle farmacie nelle diverse realtà territoriali, sia sul riconoscimento da parte di istituzioni e cittadini."Fin dai primi giorni dell’epidemia di Covid-19 le farmacie sono state in prima linea sul territorio, unici presidi sanitari sempre aperti per accogliere i cittadini che entravano non solo per avere i medicinali di cui avevano bisogno, ma anche rassicurazioni e indicazioni sui comportamenti da adottare per evitare il contagio", ha commentato Marco Cossolo, presidente di Federfarma. L’emergenza coronavirus ha anche innescato dei processi virtuosi, apprezzati sia dai cittadini che dalle Istituzioni: dalla distribuzione in farmacia di medicinali prima disponibili solo presso strutture pubbliche, all’incremento di servizi ad elevato valore tecnologico quali, ad esempio, la telemedicina. "Le farmacie hanno dimostrato di sapersi adeguare rapidamente ad esigenze nate in una situazione senza precedenti, confermando così il proprio ruolo di servizio di prossimità sul territorio strettamente integrato nel Servizio sanitario nazionale. Certamente l’esperienza del Covid ci ha fornito utili spunti per riflettere su come ottimizzare il futuro sviluppo della farmacia di relazione. A tal fine risulteranno utili, come negli anni passati, i dati che emergeranno dal questo III rapporto".

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