Roma, 16 ott. (Adnkronos Salute) - Eroi sì, ma senza la 'licenza' di parlare per lamentare, ad esempio, la mancanza di protezioni, come mascherine e guanti, per difendere se stessi e i pazienti dal coronavirus. Meglio, insomma, non parlarne, soprattutto con la stampa, per non incorrere in richiami disciplinari o, addirittura, licenziamenti. Come pure è accaduto a diversi camici bianchi e infermieri. Lo denuncia, in una lettera inviata al ministro della Salute Roberto Speranza, il Gruppo Facebook 'Coronavirus, Sars-Cov-2 e Covid-19 gruppo per soli medici', che ad oggi conta quasi 100 mila medici in Italia e all’estero, e che chiede il ritiro dei provvedimenti disciplinari già attuati, la loro abolizione e il reintegro dei medici ed infermieri licenziati."Dopo numerose segnalazioni da parte di colleghi iscritti alla pagina - spiega all'Adnkronos Salute Paolo Mezzana, medico di Roma e uno dei 30 moderatori del gruppo Facebook - abbiamo deciso di scrivere al ministro Speranza perché riteniamo che la protezione dei medici sia imprescindibile in questo momento per svolgere con serenità il lavoro di assistenza. Ma siamo nella paradossale situazione in cui alcuni colleghi, che hanno osato lamentarsi della mancanza di strumenti di tutela per loro stessi e per i pazienti, hanno in corso procedimenti disciplinari e non possono nemmeno denunciarlo. Abbiamo ritenuto opportuno tutelari e dar loro voce, perché siamo arrivati al punto che se volessero parlarne a un giornalista in tv dovrebbero farlo come i mafiosi, con il volto coperto. Io, da libero professionista, posso dire senza problemi ciò che penso e vedo, ma non per tutti è così". Nella lettera inviata al ministro i medici del gruppo Facebook - che hanno creato la comunità virtuale per "condividere informazioni di carattere medico-scientifico sulle peculiarità del virus Sars-Cov-2, sulla diagnosi del Covid-19 e sui possibili trattamenti farmacologici" - spiegano quindi che "si sono verificati alcuni incresciosi episodi a carico di medici ad altre figure sanitarie, colpite da provvedimenti disciplinari dalle aziende sanitarie in cui lavorano, per aver evidenziato e denunciato su riviste giornalistiche le carenze organizzative sui luoghi di lavoro e la mancanza di dispositivi di protezione individuale". "Ci sono giunte, inoltre, segnalazioni di sanitari - continua la lettera - minacciati di provvedimenti disciplinari a seguito di diffusione di printscreen da gruppi Facebook privati e dedicati al Covid-19, come il nostro, o da Whatsapp. Da un post a tema lanciato sul nostro gruppo Facebook si è evinto che in alcuni casi la minaccia di questi provvedimenti è stata finanche causa di dimissioni da parte dei medici interessati. Questi provvedimenti frequenti e diffusi nelle varie aziende sanitarie italiane, sia pubbliche che private, appaiono, a nostro avviso, come un abusivo esercizio del potere disciplinare, nei confronti del personale sanitario che si è sempre impegnato in prima linea per la vita del singolo cittadino a rischio della propria". "Al burn-out derivante dalla gestione in prima linea dell’attuale emergenza sanitaria, dunque, per i medici e il personale sanitario tutto si aggiunge lo stress legato ai provvedimenti disciplinari subiti dalle aziende sanitarie", si legge nella missiva al ministro Speranza. "Le chiediamo, pertanto - concludono i medici - di intervenire, anche retroattivamente, a favore della tutela di tutto il personale sanitario colpito da provvedimenti disciplinari incongrui da parte delle varie aziende sanitarie, che possono inficiare la serenità lavorativa già gravemente compromessa dall'epidemia stessa".

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