Roma, 30 giu. (Adnkronos Salute) - Non solo Covid-19. Se gli scienziati continuano ad assicurare che quella legata a Sars-Cov-2 non sarà l'ultima pandemia, una nuova minaccia si profila all'orizzonte, e ancora una volta arriva dalla Cina. Un nuovo ceppo di influenza che ha il "potenziale" per scatenare una pandemia è stato identificato, in Cina, da un team di scienziati cinesi e britannici. Il virus è emerso di recente ed è veicolato dai maiali, ma può infettare l'uomo, dicono i ricercatori. Il timore è che possa mutare ulteriormente in modo da diffondersi facilmente da persona a persona e innescare un focolaio globale.

Sebbene non sia un problema immediato, secondo il team questo virus ha "tutte le caratteristiche" per adattarsi e infettare gli esseri umani, dunque necessita di un "attento monitoraggio". Essendo nuovo, la popolazione potrebbe non avere sufficienti difese immunitarie. Ecco perché i ricercatori sottolineano su 'Proceedings of National Academy of Sciences' la necessità di implementare rapidamente le misure per controllare il virus nei suini e un attento monitoraggio dei lavoratori del settore. L'ultima influenza pandemica - la suina del 2009 - è stata meno letale di quanto inizialmente si era temuto, soprattutto perché molte persone anziane avevano una forma di immunità al virus, probabilmente a causa della sua somiglianza con altri patogeni influenzali circolati in precedenza. Quel virus, chiamato A/H1N1pdm09, è fra quelli presenti ancora oggi nel vaccino antinfluenzale annuale.

Il nuovo ceppo influenzale identificato in Cina è simile all'influenza suina del 2009, ma con alcune differenze. Finora, non ha rappresentato una grande minaccia, ma secondo il gruppo di Kin-Chow Chang è fra quelli da tenere d'occhio. Il nuovo virus, che i ricercatori chiamano G4 EA H1N1, può crescere e moltiplicarsi nelle cellule che rivestono le vie aeree umane. I ricercatori hanno trovato prove di una recente infezione in persone che lavoravano nei macelli e nell'industria dei suini in Cina.

Gli attuali vaccini antinfluenzali non sembrano proteggere contro questo virus, sebbene possano essere adattati per farlo, se necessario. Kin-Chow Chang, che lavora alla Nottingham University nel Regno Unito, ha detto alla 'Bbc' online che "in questo momento siamo distratti dal coronavirus, e giustamente. Ma non dobbiamo perdere di vista nuovi virus potenzialmente pericolosi". Se questo patogeno non è un problema immediato, secondo l'esperto comunque "non dovremmo ignorarlo".

Secondo James Wood, a capo del Dipartimento di medicina veterinaria dell'Università di Cambridge, questo studio "arriva come un promemoria salutare" del fatto che siamo costantemente a rischio di nuovi agenti patogeni e che gli animali da allevamento, con i quali gli esseri umani hanno un contatto maggiore rispetto alla fauna selvatica, possono veicolare questi microrganismi.


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