Vita facile

di Fabio Frabetti

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Vita facile

di Fabio Frabetti

 

 

Oltre al pallone gli italiani si dimostrano nazionalisti involontari anche in un altro settore: quello delle lingue. Escluse le nobili eccezioni di chi riesce ad avere una naturale propensione con l'inglese, il francese o il tedesco non c'è un grande feeling per le lingue straniere: accadeva già con quelle morte di scolastica memoria, figuriamoci con quelle vive. Così da quando il web si è affacciato nelle nostre vite si è cercato di scampare l'appuntamento con l'incomprensibile, utilizzando programmi o vocabolari on line. Chi non ricorda le prime versioni di Babylon e le notti passate magari a tradurre qualcosa per la maturità o per l'esame del giorno dopo? Era chiaro che l'evoluzione ci consegnasse qualcosa di diverso, di più istantaneo e da portare sempre con noi. Ecco dunque i traduttori in movimento, le app che ci seguono sullo smartphone e che si improvvisano interpreti vocali. Ne abbiamo provate tre per tutte le tasche: una gratis, una dal costo medio e una dal costo più alto, anche se parliamo comunque di cifre inferiori ai due euro. Affaritaliani.it le ha testate con l'inglese ma nel loro database dispongono delle lingue più utilizzate nel mondo.

GOOGLE TRADUTTORE – App gratuita per qualsiasi tipo di sistema operativo. Ci sono innumerevoli lingue. Bisogna scegliere quella di origine e quella di destinazione. Si può sia scrivere una frase che ottenere una traduzione vocale: si clicca sull'icona del microfono e dopo pochi istanti compare la traduzione. Se la cava abbastanza bene con le traduzioni scritte mentre con quelle vocali  ha qualche problema in più: abbastanza attendibile quando traduce dall'italiano all'inglese mentre viceversa sforna frasi piuttosto sconnesse.

VOICE TRANSLATOR – Due versioni per queste app: una gratuita con un limite giornaliero di parole ed una a pagamento con utilizzo illimitato (0,79 centesimi di euro). Questa è una sorta di interprete a portata di mano. La traduzione infatti è solo vocale. Mettiamo il caso che abbiamo davanti un interlocutore inglese: digitiamo la bandiera inglese e l'applicazione comincia a registrare. Per evitare crash è consigliabile far tradurre piccoli pezzettini di frasi. Appena il sistema percepisce il silenzio si ferma da solo e dopo pochi secondi ecco arrivare la traduzione. Delle tre applicazioni che presentiamo qui è quella che se la cava meglio anche dall'inglese all'italiano, mentre si rivela quasi perfetta nelle traduzioni opposte. Quando traduce dall'inglese rimangono sbavature o parole incomprensibili ma il significato si rivela abbastanza chiaro. Alla fine del processo di conversione vi legge il testo tradotto. A volte la traduzione letteraria strappa un sorriso: nel nostro caso è uscita fuori l'espressione “debito pubblico”. Anche le app insomma vogliono ricordarci la grave situazione  economica delle casse statali.

IVOICE TRANSLATE – Per come si presentava e per il costo più alto (1,59 centesimi di euro) ci si aspettava molto di più. I vantaggi di partenza c'erano tutti: registrazione illimitata anche di lunghi discorsi, vasta scelta di lingue (solo per l'inglese c'è l'opzione Australia, Usa, Uk). La traduzione però sembra piuttosto approssimativa e un discorso tradotto dall'inglese diventa quasi incomprensibile. Un po' meglio le traduzioni dall'italiano ma questa app non sembra in grado al momento di risolvere le esigenze di chi ha bisogno non di una perfezione impossibile ma almeno di una frase di senso compiuto.

Se poi avete veramente bisogno di una traduzione impeccabile sarà meglio che vi rivolgiate ad esseri umani e non virtuali. Il web comunque vi può dare una mano: esistono varie società che offrono questo servizio. Oppure se vi apparirà troppo costoso basta che cerchiate in qualche sito di annunci come Vivastreet per trovare interpreti a costi più bassi.

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