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Sicilia

C'e' anche Alessandro D'Ambrogio, considerato il nuovo capo del mandamento mafioso di Porta Nuova, tra la trentina di persone fermate dai carabinieri di Palermo nell'operazione antimafia "Alexander", che prende il nome proprio dal giovane boss. D'Ambrogio era un uomo di fiducia di Gianni Nicchi, e ne aveva aiutato la latitanza, per prendere poi il suo posto dopo la cattura. Dalle indagini e' emerso che D'Ambrogio aveva consolidato il suo potere in una vasta zona di Palermo, dove gestiva le estorsioni e controllava il traffico di droga, grazie a un patto con i clan trapanese. I provvedimenti di fermo sono stati emessi dai procuratori aggiunti Leonardo Agueci e Teresa Principato e dal sostituto Caterina Malagoli.

D'Ambrogio aveva rapidamente scalato il vertice del mandamento non appena era tornato in liberta', nell'aprile del 2011. Era subito diventato capo della famiglia di Palermo Centro e dopo appena 8 mesi aveva assunto anche la reggenza del mandamento di Porta Nuova. Si era affiancato un anziano padrino, Antonino Ciresi, al quale aveva affidato la famiglia di Borgo Vecchio. "L'elemento di maggiore spicco e' certamente Alessandro D'Ambrogio, titolare di una impresa di pompe funebri, che grazie al suo ruolo spregiudicato diventa capo famiglia di Palermo Centro assumendo poi la reggenza del mandamento di Porta Nuova", ha detto il capo della Procura di Palermo, Francesco Messineo. Il boss aveva varato nuove strategie per garantire il sostentamento economico del mandamento: "E dunque -ha segnalato Messineo- non piu' solo pizzo ma anche e soprattutto il traffico degli stupefacenti. Il sodalizio -secondo il procuratore- esercita un controllo capillare delle piazze dello spaccio e tenta di creare canali di importazione diretta della droga dal Sud America, per quanto riguarda la cocaina, e dal Nord Africa per l'hashish".

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