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Un patto tra alcuni mafiosi di Bagheria e un candidato alle scorse elezioni amministrative regionali, con la promessa di voti in cambio di danaro, e' emerso nelle indagini dei carabinieri che la scorsa notte hanno portato all'operazione "Argo" che ha colpito con una trentina di arresti il mandamento bagherese. Le indagini hanno dunque confermato la persistente capacita' di Cosa Nostra di condizionare le dinamiche politico-elettorali locali. Come in molte altre inchieste, anche in questa si profilano interventi mafiosi su istituzioni, pubblica amministrazione ed imprenditoria, per trarre profitti e vantaggi illeciti e per riciclare i profitti in remunerativi investimenti intestati a prestanome compiacenti. A questi e' stato sequestrato un patrimonio costituito da beni mobili, immobili e complessi aziendali compresi locali notturni tra i piu' frequentati di Palermo, agenzie di scommesse, imprese edili, supermercati, per un valore complessivo di circa trenta milioni di euro.

A cercare i voti della mafia, secondo gli inquirenti, il sindaco di Alimena (Palermo), Giuseppe Scrivano, al quale e' stata notificata un'informazione di garanzia. Scrivano fu primo dei non eletti nella lista Musumeci alle regionali dell'ottobre del 2012. Dopo quell'insuccesso, si candido' anche alle politiche di febbraio, questa volta con la Lega Nord, senza conquistare il seggio a Montecitorio.

ALLEANZA SICILIA-CANADA PER LA DROGA - Un patto tra clan siciliani e canadesi per il traffico di droga si profila sullo sfondo dell'operazione "Argo" eseguita dai carabinieri di Palermo contro il mandamento mafioso di Bagheria. Dalle indagini, con la collaborazione delle Giubbe Rosse della Royal Canadian Mounted Police, si e' riscontra tata l'esistenza di un raccordo operativo nel settore della droga tra Cosa Nostra bagherese e la famiglia mafiosa italo-canadese dei Rizzuto. E' stata, in quest'ambito, documentata anche una certa situazione di instabilita' interna delle organizzazioni criminali in Canada, una conflittualita' sfociata negli ultimi anni in numerosi omicidi.

CLAN TRA RITI ARCAICI E NUOVI ASSETTI - Il mandamento mafioso di Bagheria, disarticolato la scorsa notte dai carabinieri con l'operazione "Argo", era ancora organizzato secondo il tradizionale assetto verticistico proprio della mafia piu' antica, della quale perpetuava gli arcaici rituali di affiliazione: la "punciuta" e la "presentazione" dei nuovi membri ai mafiosi piu' anziani. In un'intercettazione ambientale, un uomo d'onore paragona le nuove leve a giovani cavalli da trotto, da addestrare - se necessario - anche ricorrendo alle maniere forti: "Quando vedi che nella salita fanno le bizze...piglia e colpisci con il frustino....sulle gambe...che loro il trotto non lo interrompono...purtroppo i cavalli giovani cosi' sono", dice il mafioso. Ma a parte il tradizionalismo piu' folkloristico, il clan era pronto a mutare gli assetti organizzativi per adeguarsi alle nuove esigenze: e' stato infatti riscontrato dagli investigatori il passaggio della famiglia mafiosa di Villabate dal mandamento di Misilmeri a quello di Bagheria. L'imposizione del "pizzo" resta la manifestazione piu' visibile dell'autorita' dei boss sul territorio, ma anche a causa della crisi economica le estorsioni con costituiscono piu' una sufficiente fonte di guadagno, e i mafiosi cercano di integrare con altri attivita' criminali, come la gestione del gioco d'azzardo.

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