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Il Sociale


 

enrico bonagura 500

Da un carcere della svizzera un uomo italiano continua la sua battaglia per ottenere un intervento da chiunque possa aiutarlo. Mentre prosegue il suo sciopero della fame lancia ora un appello direttamente al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. E sceglie ancora una volta Affaritaliani.it per dare voce ad un grido di protesta e di sofferenza. Come vi abbiamo già raccontato, la storia di Enrico Bonagura è molto complessa. Si considera un perseguitato da parte della giustizia svizzera, denunciando i vari soprusi subiti. Il più grave è stato la privazione della sua amata bambina con la quale aveva un rapporto molto stretto. Da anni gli viene impedito di vederla: addirittura non lo hanno fatto partecipare al funerale della madre per evitare qualsiasi contatto con la figlia. Per questo il suo dolore in questi giorni si è fatto via via più lancinante. Un dolore che già lo avvolgeva nel 2010 quando aveva realizzato questo video.

Ora Enrico si appella direttamente a Giorgio Napolitano con questa lettera:

Egregio Presidente Napolitano, mi chiamo Enrico Bonagura e sono nato il 1.10.1958. Dal 1974 risiedo in Svizzera e dal 1998 sono perseguitato dal sistema elvetico. Nel 2006 è intervenuto l’allora Console di San Gallo, il dottor Ceprini, che ha fatto verificare e ha avuto conferma di quanto da me sostenuto dall’avvocato Campanile, incaricato dallo stesso Console. Era stato richiesto l’intervento dell’Ambasciata a sostegno del mio caso. Nonostante ciò, la Svizzera, consapevole del sostanziale disinteresse dello Stato italiano verso i suoi concittadini, ha continuato a perseguitarmi. Nel 2007 ho presentato domanda di divorzio. Mia figlia è stata affidata e collocata presso di me. Ma il 6.10.2010 la bambina, di allora quasi 10 anni, è stata prelevata da scuola a mia insaputa sulla base di una perizia redatta da persona che non aveva mai incontrato la minore. Nel tentativo di difendere i diritti miei e Intanto sono tre anni che mia figlia è letteralmente scomparsa. In tre anni mi è stato concesso di vederla solo per mezz’ora. Ora mi sono costituito per scontare i 12 mesi a cui ero stato condannato e dal 16 marzo 2013 ho iniziato uno sciopero della fame. Subisco soprusi da 12 anni, alla lettura delle carte posso apparire un mostro (in totale mancanza di prove), mentre in 40 anni di permanenza in Svizzera non ho mai dato uno schiaffo. Le scrivo, egregio Presidente, per chiedere un suo intervento, non perché sia applicata la giustizia nel termine nobile del termine, ma per ottenere la liberazione di mia figlia. Soprattutto Le chiedo un gesto di solidarietà nei miei confronti e in particolar modo nei confronti degli emigranti italiani che spero si concretizzi in una Sua visita in questo carcere dove sono rinchiuso. La Sua visita rappresenterebbe per noi Italiani residenti all’estero il segno chiaro e inequivocabile che non tutto è perduto, che l’Italia è un paese unito e dignitoso e che si ricorda di tutti i suoi figli non soltanto in campagna elettorale. Fiducioso in un Suo cortese cenno di risposta, mi permetta di porgerLe Rispettosi saluti

Enrico Bonagura

 
 



 

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