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Il Sociale

Una casa popolare inaccessibile a causa delle barriere architettoniche e una richiesta di potersi trasferire in un altro alloggio che non viene esaudita: Alessandra Licata ha 44 anni, è disabile, si muove con la sedia a ruote e vive con la madre Antonia in via De Crescenzi, nel quartiere Porto di Bologna in un alloggio popolare gestito dall’Acer. Il problema è che il loro appartamento non risponde alle esigenze di Alessandra né a quelle di sua madre, di 61 anni, costretta ad occuparsi della figlia senza un supporto in casa costante dei servizi sociali, che riescono ad assisterla a domicilio per circa 8 ore a settimana. Quando Alessandra deve uscire o rientrare nel proprio appartamento, la mamma deve trasportarla su una rampa di scale grazie ad un montascale (impossibile installare un sistema elettronico per il sollevamento delle persone a causa degli spazi ridotti). In casa, poi, i problemi non diminuiscono: l’ingresso è piccolo, i corridoi stretti rendono difficile qualsiasi manovra in sedia a ruote e il bagno non è norma, con i sanitari separati l’uno dall’altro da poche decine di centimetri, e inaccessibili per Alessandra autonomamente. Per la 44enne è difficile persino spostarsi dal letto alla sedia a ruote, e ogni mattina rischia di cadere per terra e farsi male.

La madre, invece, deve sollevare la figlia di circa 80 chili anche soltanto per farle vedere la tv, seduta sul divano nel piccolo salotto. Del caso di Alessandra si è parlato oggi in Comune. Insomma, Alessandra e Antonia lì non riescono a vivere serenamente, e 5 anni fa hanno chiesto all’Acer di potersi trasferire in una casa più accessibile, che permetta loro una vita meno faticosa. Non avevano ricevuto risposte fino ad oggi, e questa mattina l’Acer non le ha certo rassicurate, sostenendo in Comune – durante una commissione consiliare - che di casi come il loro a Bologna ce ne sono tanti, alcuni anche più gravi, ed anzi che sono troppi rispetto alla disponibilità di alloggi pubblici. Insieme all’altra figlia Carmen, le due avevano deciso di far sentire la propria voce all’amministrazione per mezzo del consigliere comunale Lorenzo Tomassini (Pdl), che ha portato il caso a Palazzo D’Accursio. Questa mattina Tomassini ha mostrato ai propri colleghi un video, realizzato da Carmen, che racconta le difficoltà quotidiane della sorella e della madre.

Alla discussione hanno partecipato anche due tecniche dell’Acer, che hanno cercato di spiegare a Carmen (l’unica presente della famiglia in commissione) come mai l’ente non ha potuto soddisfare i loro desideri. In sostanza, ha spiegato Chiara Casalgrandi, la situazione di Alessandra non è unica nel suo genere: “A Bologna ci sono circa 800 richieste di mobilità (ovvero di trasferimento in altri alloggi popolari) ancora insoddisfatte”, e di queste “110 provengono da disabili che vorrebbero abitare in appartamenti adatti alla propria condizione”. Purtroppo, però, “le richieste superano i posti disponibili e per assegnare gli alloggi bisogna rispettare la graduatoria pubblica”. Secondo Casalgrandi, Alessandra ha un punteggio di 67, non indicativo se non si osserva che il punteggio del primo tra i disabili in graduatoria di mobilità è 170. Le difficoltà nell’assegnazione degli alloggi pubblici: scelte obbligate per il Comune. Il caso di Alessandra ha portato a galla diversi problemi all’interno del sistema di edilizia pubblica bolognese: l’assessore comunale alle Politiche abitative, Riccardo Malagoli ha ricordato che in tutta la provincia le richieste per un alloggio sono 12 mila, di cui circa 9 mila nel capoluogo. “Stiamo costruendo nuovi alloggi - ha spiegato - tutti o già adattati o adattabili a inquilini disabili”. Per il Consiglio e la giunta comunale, però, si prospetta una scelta: “Se decidessimo di destinarli solo alle richieste di mobilità di disabili - ha proseguito - forse la lista verrebbe azzerata”, ma “non si possono contemporaneamente assegnare gli appartamenti a chi ne possiede già uno e vuole trasferirsi, e a chi è in attesa di un tetto sotto cui vivere”, perché non ce ne sono abbastanza.

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