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Il Sociale

Nadezhdna Tolokonnikova, la leader della tre giovani Pussy Riot condannate a due anni per aver danzato nella cattedrale di Mosca pregando la Madonna di liberare la Russia da Putin, è stata ricondotta in carcere dall’ospedale per detenute, dove era stata ricoverata a causa di emicranie e affaticamento da vita carceraria. Lo ha twiuttato il gruppo artistico Voinà, del quale fa parte il marito Piotr Verzilov. Gli avvocati difensori delle Pusssy Riot hanno presentato alla Corte europea dei diritti dell’uomo una protesta contro la condanna a due anni di carcere delle tre attiviste. Nel ricorso si denuncia che la loro condanna viola quattro articoli della convenzione europea dei diritti dell’uomo sulla libertà di espressione, il diritto alla libertà e alla sicurezza, la proibizione della tortura e il diritto a un processo equo.

Ovviamente un’accoglienza favorevole del ricorso, non farebbe certo cambiare idea a Putin e agli alti prelati della chiesa ortodossa russa. E’ importante però che la gente ne sia informata, che le due giovani mamme prigioniere (Iekaterina Samutsevich ha ottenuto la sospensione condizionale della pena) non siano dimenticate. Colgo l’occasione per ricordare un’altra giovane donna della quale, purtroppo, non ho notizie: Mihaela Roznov, la ragazza rumena aggredita alla Borghesiana (Roma) da un delinquente, e ricoverata all’Ospedale Sant’Eugenio a causa delle gravi ustioni. Qualche mese fa il blog di Beppe Grillo decise di occuparsene, ma in questo periodo avrà altro cui pensare. Tre, di un numero infinito di donne, che anche se volessero, il prossimo 14 febbraio non potranno danzare.

Renato Pierri

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