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Il Sociale

Rischia il licenziamento per aver pagato il ticket sanitario ad una donna che non poteva permetterselo. Marzo Lenzoni, infermiere alla Asl di Massa Carrara, è finito nel mirino della direzione sanitaria per un non meglio precisato danno d'immagine che sarebbe stato arrecato all'azienda. Eppure i danni che l'azienda ha subito ultimamente non sembrano essere proprio di questo tipo: nel 2012 è emersa una voragine di bilancio che ha portato ad arresti e denunce. Così invece di  premiare un infermiere che in un contesto così complicato si distingue per generosità, si fa l'esatto contrario.

Qualche giorno fa si presenta al Cup di Montignoso una donna con la figlia febbricitante. Non ha i soldi per pagare i 40 euro che occorrono per il ticket. In mancanza dell'esenzione, le viene spiegato, la prestazione non può essere erogata. Bisogna pagare subito, malgrado in precedenza ci fosse stato un certo grado di tolleranza e si accettassero pagamenti entro tre giorni.  A questo punto interviene Lenzoni che oltre ad essere un infermiere, è anche il delegato della Funzione Pubblica della Cgil locale. Si incarica lui di effettuare il prelievo e di pagare la somma dovuta. Poi denuncia attraverso alcune dichiarazioni alla stampa l'incostituzionalità di quanto era avvenuto.

E scatta la reazione dell'Azienda Sanitaria che in una nota spiega: "La posizione assunta dall'infermiere nei giorni scorsi  discredita in modo subdolo e strumentale l'immagine dell'Azienda, già fortemente lesa dai gravi fatti degli scorsi anni. Per l'uso strumentale dell'accaduto e la grave lesione che ne è conseguita all'immagine dell'Azienda e del Servizio sanitario pubblico, oltre che per le offese personali al Direttore Generale, questa Direzione avvierà i procedimenti disciplinari necessari nei confronti dell'infermiere". A questo punto, con il tam tam sul web, parte un' incredibile solidarietà da tutta Italia e da tutti i fronti culturali e politici. Non si accetta che un infermiere così generoso ed altruista possa essere licenziato. Affaritaliani.it ha raccolto il suo stato d'animo.

Come si sente dopo essere stato trattato in questo modo dall'Azienda? Quali sono state le dichiarazioni che non sono state gradite da parte della direzione?
"Mi sento bene con me stesso e questo è quello che conta di più per me, oggi ho molti più amici di ieri, oggi mi sento circondato da gente che la pensa come me, insomma di meglio non so. Non sono i commenti che bruciano all'Azienda, non ho detto niente di più e niente di meno di quello che viene detto quotidianamente sui giornali da sindacati, partiti, associazioni, cittadini, ammalati e familiari  Quello che l'Azienda non sopporta è l'esempio che ho dato nella pratica e non quello che ho detto. La mia è stata una ribellione a questo schifo, una ribellione-denuncia molto forte fatta sul campo, la mia è una piccola crepa nella diga che contiene il mostruoso malcontento che preme. In particolare non è la mia piccola crepa a preoccupare l'Azienda, il pericolo per la casta dorata sono i miliardi di metri cubi di acqua che premono dietro quella crepetta. Il mio esempio se seguito potrebbe far franare la diga e liberare l'irruenza dello sdegno popolare e della lotta per un cambiamento radicale del sistema della casta (banchieri, industriali, mafiosi, Stato Vaticano, politicanti di carriera, speculatori finanziari ecc). Tante piccole crepe come queste generano una reazione a catena irreversibile".

Che provvedimenti sono stati adottati o quali teme vengano presi?
"Rischio anche il licenziamento, dalle dichiarazioni fatte per mezzo stampa dall'Azienda si deve dedurre, visto che si parla di grave danno di immagine, che il licenziamento possa essere preso in considerazione. In tanti mi dicono di stare tranquillo, ma io tranquillo non lo sono affatto, sono dieci anni che lotto contro la dirigenza ASL e questa è soltanto una delle tante volte che mi espongo al fianco degli utenti, non è questa la prima volta che vengo intimidito in questo modo".


Che cosa  l'ha spinta a fare quel gesto di solidarietà?
"Mi ha spinto a compiere quel gesto, l'attaccamento al mio lavoro e al ruolo che ricopro di infermiere, mi mancano più di 20 anni alla pensione, se oggi queste sono le politiche dell'azienda mi immagino a cosa si arriverà fra un anno o due, non è più possibile fare l'infermiere, l'unica opzione per noi è quella di adeguarsi al massacro della gente girandosi dall'altra parte e tirare a campare fino allo stipendio di fine mese. Io non riuscirò mai a subire tutto questo per oltre 20 anni ancora, le possibilità per me sono due: cerco un altro lavoro oppure lotto per il miglioramento di quello che ho. Voglio continuare senza guardare al fatto che potrei essere licenziato, io non potrò mai essere complice dello sterminio in atto di migliaia e migliaia di persone per mala sanità e per la violazione dei diritti. Un giorno non voglio ritrovarmi a dovermi giustificare agli occhi della storia come hanno fatto gli aguzzini nazisti al processo di Norimberga, "ho eseguito gli ordini", io non eseguo quegli ordini che vanno contro la salute pubblica della popolazione".

In che condizioni si trova oggi l'Azienda Sanitaria per la quale lavora?
"Si trova ne più ne meno nelle stesse condizioni di tutte le Asl d'Italia, però si è distinta in alcune "eccellenze", le ruberie sono state "stravaganti" come in nessuna altra parte. Pensi che qui un dirigente ha sottratto centinaia di migliaia di euro per comprarsi una tenuta da caccia e 1200 fagiani per popolarla! Ma dove la trovate tanta "fantasia" nel rubare!!!! La nostra Asl si è distinta oltre che per la "fantasia" anche per i numeri, in una provincia che conta solo 250.000 abitanti sono riusciti a fare un buco di 400 milioni di euro! Insomma questa è l'immagine di questa Asl che a parere della sua stessa dirigenza io avrei danneggiato!"

Fabio Frabetti

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